Sanremo 2019. Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio
in foto: Sanremo 2019. Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio

Il tempo cancella la memoria.

Negli anni settanta del secolo scorso Claudio Baglioni era considerato un cantautore di destra, criticato per il suo disimpegno simboleggiato da brani come Questo piccolo grande amore (1972), reo di inneggiare a «quella sua maglietta fina, tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto». Eravamo in piena guerra fredda, c’era un muro che segnava la separazione e la contrapposizione tra Est ed Ovest, con la consequenziale antitesi tra capitalisti e comunisti, tra sistemi democratici e regimi autoritari.

Nel 1989 il Muro cadde, e da più parti si disse che era finita l’era dei contrasti e che il mondo si sarebbe avviato verso una stagione di pace e di armonia, senza contrasti e guerre. Non è stato così, è soltanto mutata la geografia politica del globo.

E in Italia?

La stagione del muro tra democristiani e comunisti, anche se artificialmente e sapientemente procrastinata da Silvio Berlusconi, che dell’anticomunismo ha fatto un cavallo di battaglia e un efficace strumento di consenso, è ormai finita da un pezzo. Le libertà democratiche ne avrebbero dovuto trovare vantaggio, la sana dialettica tra maggioranza ed opposizione sarebbe dovuta diventare il must della competizione politica, l’espansione del diritto di critica quale portato naturale della libertà di espressione costituzionalmente garantita (art. 21 Cost.) un valore condiviso.

Accade al contrario che i detentori del potere continuino ad essere marcatamente insofferenti rispetto a critiche al loro operato e a opinioni discordanti, com'è accaduto a seguito delle affermazioni in materia di migranti fatte da Claudio Baglioni in occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival di Sanremo 2019. Sollecitato dai giornalisti presenti, l'artista romano ha detto che, «se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere», e che «siamo un po' alla farsa» se, a fronte di milioni di persone di movimento, si pensa di risolvere il problema impedendo lo sbarco di 40-50 persone. Opinione legittima, anche se non in linea con le idee del governo (o almeno di una sua parte). E che avrebbe dovuto essere presa come tale, senza alcuna coda polemica né tantomeno levate di scudi.

E invece Baglioni dopo le sue dichiarazioni è stato oggetto di aggressioni e di minacce verbali in rete, sui soliti social croce e delizia dei nostri tempi. L’oscurantismo digitale dilaga, sembra essere sempre più la cifra del terzo millennio.

Quando proviene dal comune cittadino è comprensibile anche se non giustificabile, l’alternativa sarebbe quella – ovviamente improponibile – di chiudere il web, anche se costituisce la cartina di tornasole di amori ed umori del tanto decantato ‘popolo’, sempre più rancoroso e invidioso delle fortune altrui. Anche quando dovute a talento e professionalità, come nel caso di Baglioni che è stato scelto come direttore artistico del Festival di Sanremo per merito e non certo per appartenenza politica. Il che non gli impedisce – com’è ovvio (o come dovrebbe essere ovvio, ma evidentemente non lo è per tutti) – di avere delle proprie idee e di esprimerle liberamente, anche quando non siano allineate con quelle dei potenti.

Salvini vs. Baglioni
in foto: Salvini vs. Baglioni

Quando però la rete e i media vengono usati dai leader politici e dai rappresentanti del governo per attaccare chi esprime liberamente la propria opinione, magari con un laconico «i cantanti cantano, i ministri fanno» che implicitamente mette il bavaglio a chi fuoriesce dal proprio recinto osando esprimere il proprio punto di vista su temi che – va ricordato – l’artista ha affrontato in tempi non sospetti, ideando e organizzando annualmente a Lampedusa un festival di musica leggera dedicato proprio al tema dell’immigrazione clandestina (2003-2012), siamo di fronte a un atteggiamento che denota una visione intollerante e certo non innovativa dei rapporti con i media. Al pari della reazione stizzita della neo-direttrice di Rai 1, Teresa De Santis, che ha parlato «del solito comizio», aggiungendo – a quanto pare – «Ma più all'Ariston se ci sono io».

È questo il cambiamento promesso dal nuovo governo?

Sanremo 2018. Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino
in foto: Sanremo 2018. Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino

Se la vicenda dovesse avere un seguito e Baglioni fosse escluso da successivi impegni in Rai significherebbe che la stagione dei veti e delle censure non è finita, ed anzi è ritornata con forza. Come accadde con Dario Fo e Franca Rame, Ugo Tognazzi ed Edoardo Vianello, Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi e, last but not least, Beppe Grillo. Ci auguriamo non sia così. La Rai è servizio pubblico, e come tale dovrebbe essere sottratta a condizionamenti politici, tanto più se si considera che i Cinquestelle avevano enfaticamente promesso lo stop alla sua lottizzazione politica.

Se invece così fosse, Claudio Baglioni diverrebbe il paladino delle libertà, del diritto di esprimere le proprie opinioni e di criticare chiunque si abbia voglia di criticare, ivi compreso il principe. Un piccolo grande barricadero, insomma, un contestatore, un rivoluzionario, un sovversivo, a fronte del medioevo dei media che – senza evocare gli inquietanti scenari del Grande Fratello orwelliano – sembra ormai pericolosamente prendere piede.