Negli ultimi anni il divario produttivo ed economico tra Nord e Sud è aumentato. Le soglie di povertà giunte a livelli preoccupanti vedono il Mezzogiorno sempre più vittima non soltanto della congiuntura economica, ma di una serie di interessi che per effetto dell'attività politica della Lega Nord e per la "fallimentare" politica del Partito Democratico sono di fatto sempre più Nord – Centrici. Le sperequazioni continuano ad essere evidenti ed all'ordine del giorno sino a richiedere un'azione concreta ed efficace capace di rientrare nel novero di quanto previsto dalla costituzione. In questa falsariga nasce la proposta di "Idea" il movimento di Gaetano Quagliariello che lancia una proposta interessante: una sola “macroregione meridionale” in grado di esprimere l'interesse ed il peso politico ed economico dell'intero Sud.

L'aspetto più interessante è che il lancio non avviene nelle stanze di un tradizionale partito ma in una gremita sala conferenze a Napoli , presso lo storico Palazzo Caracciolo, alla presenza di esponenti del mondo produttivo, accademico e giornalistico e rappresentanti delle principali sigle del meridionalismo identitario (Insorgenza Civile, Sud e Civiltà, Federazione Movimenti di Base) e civico (Io Sud, Primavera Irpina, L’Aquila che Rinasce).  Un vero e proprio confronto a tratti anche duro ma assolutamente concreto che vede la politica iniziare a dialogare nuovamente con il territorio per raccoglierne umori, idee e valutazioni.   Tra i promotori dell'iniziativa Alessandro Sansoni , giornalista e analista politico che con grande lucidità ed esperienza conduce l'incontro consentendo un confronto tra tutti gli intervenuti costruttivo di una nuova logica basata sulla rete tra parti sociali, rappresentanti dei movimenti identitari e politica.  Secondo Sansoni << la nostra idea è creare una piattaforma referendaria sulla quale fare convergere realtà politiche e culturali anche molto differenti tra loro, ma con un minimo comune denominatore: la volontà di promuovere un referendum per l’autonomia del Mezzogiorno. Un passaggio fondamentale per il rilancio economico del Sud ed una rinegoziazione ad ampio raggio dei trattati europei, che oggi, soprattutto a causa della moneta unica, determinano uno squilibrio insostenibile per l’economia meridionale, rispetto ai suoi principali competitor>>.

Appare chiaro a tutti i partecipanti come l'intero progetto non potrà basarsi su una sterile proposta di marketing politico incapace di rispecchiare le reali esigenze territoriali. Il Sud deve crescere e deve poterlo fare rispettando la sua storia e tradizione, quelle peculiarità che non deve certo inventare come accaduto in altre parti del Paese, ma che vedono già un unico popolo capace di esprimere tutti i valori ideali per sviluppo e benessere sociale.  Ciò che è mancato sino ad ora è proprio la coesione, la capacità di confrontarsi attorno ad una idea, apportando alla stessa il contributo individuale di ogni partecipante , per poi giungere ad una sintesi in grado di esprimere in maniera concreta la volontà collettiva.

Quel meridionalismo , che a parere di chi scrive, viene troppe volte mortificato da iniziative individuali volte a promuovere una presunta egemonia di pensiero e che è poi incapace nel momento elettorale di tramutarsi in una espressione maggioritaria , appare oggi al momento clou della propria esistenza: o abbandona i salotti impolverati e le piazze tumultuose , gli sparuti gruppi di presunti intellettuali ed il "pappagallismo" trito e ritrito di dati e numeri senza soluzioni, o si ritroverà sempre minoritario ed incapace di poter dialogare in maniera fattiva con la politica, al punto tale da orientarne le scelte.  Appare semplice ed addirittura semplicistico attribuire alla politica tutti i problemi che oggi riscontriamo nel quotidiano. Se i movimenti identitari non sapranno escludere i "santoni del super ego" convogliando su quella vocazione maggioritaria che nella logica di ogni persona che ama il proprio territorio e ne auspica la crescita dovrebbe essere logica, a quel punto saranno corresponsabili di un fallimento storico, che è stato già sfiorato in tutte le tornate elettorali.  La politica è consenso e programmazione.  La protesta fine a se stessa e la divisione in decine di mini gruppi senza alcun riscontro elettorale è la tomba del meridionalismo e va scongiurata.

Dialogare con la politica, non significa certo vendere al "diavolo" la propria identità, quanto piuttosto obbligare i rappresentanti pubblici al rispetto di ciò che il territorio ritiene prioritario. Oggi ogni progetto a zero contenuti ed a mero contenuto promozionale, ha la sigla "autonomia" come elemento caratterizzante.   Nessuno può essere autonomo se non è in grado economicamente, socialmente e amministrativamente di essere protagonista del proprio futuro.  Troppo spesso gli aspetti concreti vengono sottovalutati condannando i popoli ad un triste declino.  Un esempio recente è proprio quello della Catalogna che esclusa dal contesto nazionale, sarebbe stata fagocitata dall'economia internazionale.

In definitiva dunque l'idea della macroregione (non originale ma efficace) appare innovativa nella sua volontà di condivisione. Non più un modello calato dall'alto ma una proposta che può essere condivisa, modificata o addirittura rigettata. Se il Sud non saprà rispondere all'Europa con gli argomenti che oggi fanno la differenza quali occupazione, benessere sociale, tutela per la famiglia, dignità economica e finanziaria per anziani e futuro per i giovani, a quel punto tutti saranno responsabili di un fallimento che appare sempre più vicino, in un declino reso ancor più rapido da aspiranti stregoni della politica, sindaci non compenetrati con la realtà territoriali ed il più pericoloso partito nostrano…..quello del "no" a qualsiasi proposta, quello che ha nell'opposizione e non nella maggioranza la sola dimensione possibile.

Da Napoli e dall'aula di Palazzo Caracciolo dunque una nuova opportunità di dialogo. Il futuro potrebbe scriversi nei prossimi giorni.