In memoria di Enrico Piaggio e Giovannino Agnelli che volle fortemente l'allestimento del museo all'interno degli ex stabilimenti Piaggio e che aprì quattro anni dopo la sua prematura morte.

Tra Livorno e Firenze nella piccola città di Pontedera, intitolato alla memoria di Giovannino Agnelli, si trova un museo che ripercorre il lungo cammino di uno dei prodotti made in Italy più conosciuti al mondo: la Vespa. Grazie alla Fondazione Piaggio Onlus (Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli, Archivio Storico Antonella Bechi Piaggio) ho potuto realizzare questa galleria di foto che ho particolarmente sentito, non solo per la prestigiosa location in cui mi trovavo ma anche per il messaggio che quel pezzo di storia industriale italiana mi ha trasmesso. Sessantasei anni fa Corradino D’Ascanio brevettò il prototipo di questo scooter, la leggenda narra che il nome gli fu attribuito dal grande Enrico Piaggio che alla vista del primo modello esclamò: sembra una vespa! In realtà il termine utilizzato per battezzare il motorino più famoso del mondo sembra sia l’acronimo di Veicoli Economici Società Per Azioni. Piaggio, che costituì una tra le prime S.p.A. d’Italia, seguì le varie fasi della progettazione dall' MP5-Paperino (concepito da un’idea dell’ingegnere aereonautico durante la seconda guerra mondiale mai commercializzato) passando poi alla creazione della prima Vespa. Questa aveva una cilindrata di 98 cm3, motore a due tempi, tre marce, accensione a volano magnete, potenza massima di 3,2 cavalli a 4500 giri il minuto, consentiva inoltre una velocità massima di 60 km/h e il superamento di pendenze del 20%. Per il lancio del nuovo scooter, Enrico Piaggio fu ospitato nelle concessionarie della Lancia, i 100 esemplari pre-serie esposti si esaurirono velocemente tanto che si diede avvio alla produzione di un primo lotto di 2.500 motorini che furono venduti a un prezzo di 68.000 lire ciascuno, l’equivalente di diversi mesi di lavoro di un impiegato. Tuttavia, proprio per consentirne l'acquisto a chiunque,  venne introdotta la possibilità del pagamento rateizzato e prima ancora dell'avvento della Fiat 500 (altra grande protagonista degli anni ruggenti del dopo guerra) questa possibilità stimolò le vendite dando un forte impulso alla motorizzazione italiana di massa.

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Nacque così l’avventura di Piaggio che scommise sul futuro di quest’oggetto. In un’escalation di successi il piccolo veicolo diventò simbolo del benessere italiano conquistando non solo i semplici cittadini ma anche personaggi famosi e stelle del cinema che non disdegnavano l’utilizzo di questo mezzo semplice e veloce. Il mito di Sapore di mare e le scene delle scorribande nella pineta viareggina, Vacanze Romane, Caro Diario, i protagonisti di Ben Hur Stephen Boyd e Charlton Heston che si spostavano sul set di Cinecittà a bordo di un vespino bianco, frammenti di storia legati a un prodotto industriale nostrano, creazione di un imprenditore coraggioso che nell’immediato dopo guerra ha portato avanti un progetto che nel tempo ha dato al nostro paese occupazione, prestigio e importanza.

Chi nella propria vita non ha mai desiderato di avere una Vespa? Mezzo a due ruote che ha consentito agli amatori più affezionati tante elaborazioni personali: famose le verniciature, le selle personalizzate, l'aggiunta di cromature e tutte le modifiche (compresi sidecar familiari) che avrebbero permesso ai proprietari di questo simpatico motorino di sfoggiare un modello unico nei numerosissimi raduni dedicati dei vari club presenti in tutte le parti del globo. Esistono molti appassionati al di fuori dei confini italiani, così come tanti siti internet a essa riservati che narrano avventure entusiasmanti di giri del mondo o semplici gincane, racconti di chi ha questo motorino nel sangue e di chi porta avanti il nome di quest’oggetto creato sessantasei anni fa dal genio di Corradino D’Ascanio. Nonostante lo scorrere del tempo, Vespa rimane uno degli esempi di design industriale più riuscito e anche se negli anni sono cambiati modelli e linee, le sue peculiarità rimangono impresse a tal punto da essere sempre e comunque universalmente identificabili.

Ringrazio la direzione del museo e la Fondazione Piaggio Onlus (Museo Piaggio “ Giovanni Alberto Agnelli, Archivio Storico Piaggio Antonella Bechi Piaggio”) che hanno consentito l’esecuzione di questo reportage per Fanpage.it.

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