scienza

Scrivendo questo primo articolo su Fanpage.it mi chiedevo che tema affrontare e così, anche se avevo in mente un'idea, ho deciso di sfogliare qualcuno degli articoli già scritti da altri autori, e mi sono imbattuto in un pezzo relativo all'uso dei rimedi naturali in medicina.

Il modo in cui vengono presentati i risultati di alcune ricerche scientifiche all'interno dell'articolo secondo me è parzialmente fuorviante, nella scia della solita contrapposizione tra farmaci convenzionali e rimedi naturali, tra medicina "ufficiale" e medicine "alternative". Una contrapposizione ideologica, propagandistica e inutile, di cui le vittime più eccellenti sono proprio coloro che hanno maggiori possibilità di essere informati in proposito (medici convenzionali e non). Quindi provo nel mio piccolo a fare chiarezza, cogliendo l'occasione di questo caso specifico per parlare, più in generale, di come fare una divulgazione possibilmente corretta ed equilibrata.

Partiamo dagli aspetti squisitamente scientifici: l'autore (Dr. Marcello) riporta 4 studi in cui viene messa in dubbio l'efficacia dell'uso di alcuni prodotti "naturali" nel trattamento medico, specialmente in ambito ginecologico.

mirtilli rossi

Studio 1: Vero, si tratta di una meta-analisi da cui risulta che il succo di mirtillo rosso (non il "mirtillo rosso" come genericamente afferma l'autore) non sembra essere significativamente efficace per prevenire infezioni urinarie. E questo è di certo interessante. Altrettanto interessante, a mio parere, è un'altra cosa che scrivono gli autori dello studio scientifico: "Le tavolette o capsule a base di mirtillo rosso si sono anch'esse dimostrate poco efficaci, ma con efficacia comparabile agli antibiotici". Un momento: quindi è vero che probabilmente questi derivati di mirtillo rosso che sono stati testati (non "il mirtillo rosso" in generale) non sono molto utili, ma neanche gli antibiotici?

Lungi da me scoraggiare la gente ad utilizzare appropriati antibiotici, indicati dal medico allopatico, nel caso di una infezione urinaria. Ma questo dovrebbe far pensare: non si può prendere una ricerca o un esperimento e generalizzarne i risultati, bisogna leggerlo nel contesto. Non solo, ma ha poco senso mettere in guardia verso l'uso di rimedi naturali se poi la stessa medicina allopatica forse non offre rimedi migliori. Inoltre, dobbiamo anche stare molto attenti al principio d'autorità, cioè a credere in qualcosa solo perchè ci sembra autorevole la fonte: la prestigiosa onlus (Cochrane) a cui fa capo lo studio scientifico citato, mi ha già suscitato la voglia di replicare in occasione di un clamoroso caso di qualche tempo fa, in cui si sosteneva che una meta-analisi avesse "dimostrato" l'inefficacia dell'agopuntura. Non solo era una affermazione priva di fondamento, la cosa imbarazzante è che il direttore del gruppo di studi che aveva condotto quella ricerca riferiva ai giornali (Reuters inclusa) conclusioni differenti da quelle che egli stesso (il suo team) riportava addirittura nell'abstract della review, per non parlare poi di uno studio simile di qualche anno prima. La prestigiosa Cochrane.

Studio 2: ok, si parla di resveratrolo, vengono riportati correttamente i risultati, contestualizzati. Cioè, non è che il resveratrolo non serve a niente, ma in quel caso specifico e in quell'esperimento, si è rivelato inefficace.

semi di soia

Studio 3: la soia. Mi limito a osservare la frase riportata dal Dr. Marcello: "uno studio ha stabilito che mangiare soia ogni giorno probabilmente non impedisce la comparsa di vampate e di sudorazioni notturne nelle donne in menopausa". Dice che non lo impedisce, non che non sia utile o che sia meno utile di altri trattamenti. Peraltro "probabilmente" (se leggiamo gli autori, dicono che servono studi più strutturati per raggiungere una qualsivoglia conclusione). Non mi sembra una grande evidenza scientifica, per quanto riportata in grassetto.

mandorle

Studio 4: secondo il Dr. Marcello l'uso dell'olio di mandorle in gravidanza "secondo un recentissimo studio può determinare un parto prematuro". Com'è cattivo quest'olio di mandorle, andiamo a leggere lo studio scientifico. Scopriamo che "le donne che utilizzavano olio di mandorle hanno mostrato più parti prematuri (29 su 189) rispetto a quelle che non lo usavano (51 su 511)". Con questi semplici numeri scopriamo che la differenza fra i due casi (usare o non usare l'olio di mandorle) è dello 0,05 % . Lo so, sono "conti della serva", ma in ogni caso che vuol dire, che nello 0.05% l'olio di mandorle causa parto prematuro? No, perchè si parla di una correlazione tra uso di olio e rischio di parto prenatale. Ma le dimensioni di questo rischio, potete ben intuire, sono ben diverse dal dire che l'olio di mandorle "può determinare" un parto prematuro, come se ne fosse l'unica e accertata causa, questo è terrorismo psicologico, oltre che una generalizzazione. Una causa non è una correlazione, questo è da tenere a mente.

Ora, io non ho niente con il buon Dr. Marcello, di cui ho letto solo questo articolo. Scrivo queste cose perchè dobbiamo fare molta attenzione a come comunichiamo le cose, soprattutto in ambito medico-sanitario. Non si possono trarre conclusioni generali da un esperimento, poichè esso dimostra solo e limitatamente un qualcosa in un particolare contesto.

Si diffonde spesso, inoltre, l'idea viziata e molto pericolosa che "tutto ciò che non è dimostrato scientificamente è falso". Chi, consapevolmente o meno, si fa portatore di questa idea non comprende che, dal punto di vista epistemologico, la scienza non è la realtà, ma è  solo uno dei modelli interpretativi della realtà, un filtro che usiamo per cercare di comprenderla e razionalizzarla. Conviene ricordare quello che diceva Popper, ossia che un esperimento serve solo a dimostrare che una cosa che prima si riteneva valida non lo è più, ma non offre una "visione" su qual è la verità. La ricerca scientifica si basa su un concetto di negazione, non di affermazione: possiamo dire che una mela non è mai caduta all'insù da un albero (e trovare un modello che spieghi questo fenomeno), ma non che mai accadrà, per quanto assurdo ed estremo vi potrà sembrare questo esempio. Se vi sembra che quello che ho detto sia una assurdità, cercherò magari di chiarirne le ragioni in un prossimo articolo.

Infine, due parole sul cosiddetto effetto placebo. Qualunque terapista sa che il placebo ha un ruolo importantissimo nella cura di un paziente. Nella divulgazione  scientifica dozzinale, si parla di placebo solo in senso negativo, ossia per dire che un farmaco, un rimedio o una terapia “non ha effetto”, perché comparabile a un placebo. Ci si scorda che, all’atto pratico, il placebo c’è sempre. Il placebo è il camice bianco del medico che ti prescrive il farmaco, è il tono rassicurante col quale snocciola la posologia, è l’odore di pulito e medicina che si respira nello studio medico, è l’amico che ci ha detto che quel medico è proprio bravo, è la sala d’attesa piena di pazienti. Eccetera, eccetera.

Il placebo è un alleato silenzioso e fondamentale, direi imprescindibile, di ogni atto terapeutico. Per chi si interessa di medicine alternative, è un elemento che innesca i processi di autoguarigione. Per chi si interessa di medicina scientifica, è l’effetto psicosomatico che favorisce i naturali processi di ripristino dell’omostasi da parte del corpo.

Per tutti questi motivi sono particolarmente accorato quando dico, ad esempio, che bisogna stare attenti a comunicare, dietro il proprio camice bianco, che “l’olio di mandorle può determinare parto prematuro” o che le medicine non allopatiche non sono efficaci perché non c’è “una validità scientifica unanime e consolidata” (neanche per la fisica quantistica c’è una sola teoria, ma guardi un po’, la si usa). Sempre che si abbia consapevolezza di che cos’è l’effetto placebo.

Immagini di: PetrKratochvil (scienza, mirtilli), Marina Shemesh, Peter Griffin