Cinque lunghi minuti di applausi per gli assassini del giovane Federico Aldrovandi, ammazzato il 25 settembre del 2005 da alcuni agenti della Polizia. Sono stati accolti così i poliziotti-killer Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani, al congresso nazionale del “SAP”, sindacato autonomo di Polizia, che a questo punto necessita di una forte verifica. È l'ennesimo gesto inquietante di personale pagato dallo Stato che dovrebbe difendere i cittadini. L'ennesimo che deve far aprire gli occhi alla politica ed alle istituzioni: c'è un problema nelle forze dell'ordine di questo paese.

C'è un problema se un poliziotto a Roma calpesta un manifestante, se ti stringono le palle in caserma o se in cella ti pisciano addosso; se gli abusi del G8 di Genova sono stati definiti da Amnesty International come “La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Se Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Franco Mastrogiovanni, Giuseppe Uva e tanti altri hanno trovato nel duro braccio della giustizia italiana un duro braccio della morte, qualche domanda poniamocela. Personalmente non sono mai stato dalla parte di chi “odia a prescindere” un corpo delle forze dell'ordine, anzi, ho sempre denigrato questo tipo di attergiamento, convinto del fatto che in ogni segmento sociale c'è sempre qualcosa di buono e qualcosa di negativo. Dobbiamo prendere atto, però, che questo “qualcosa” di negativo che c'è nelle forze dell'ordine sovrasta di gran lunga quel buono che c'è.

Allora bisogna aprire gli occhi ed ammettere che c'è qualcosa che non va se chi dovrebbe difendere i cittadini, battersi per il rispetto delle regole, difendere i più deboli, fa una standing ovation a tre assassini. È come fare l'applauso a Totò Riina, se non peggio. Non resta che pensare che le forze dell'ordine abbiano un grande problema strutturale, vuoi di reclutamento, vuoi di modalità per fare carriera o vuoi di pene poco aspre per chi sbaglia (tre anni e sei mesi per un omicidio colposo sembrano un po' pochi). Individuare il problema non è sicuramente operazione agevole, ma almeno bisogna iniziare ad ammetterre che qualcosa non quadra. C'è una falla nel sistema, e questa non è assolutamente una generalizzazione, ma sono i fatti a portare questa essere l'unica conclusione razionale. Può succedere di tutto quando a sbagliare è il duro braccio della giustizia. Considerando che questo è l'unico sistema legittimato ad usare la forza, c'è bisogno di intervenire subito.