L'estate 2019 può essere considerata un vero e proprio spartiacque per il "sistema turistico" calabrese.  Dopo anni di grande concorrenza da parte di Grecia, Albania, Croazia, Turchia pronti a proporre modelli low cost caratterizzati tuttavia da infrastrutture importanti (frutto di investimenti mirati per lo più finanziati in Europa con i fondi strutturali ) , la stagionalità 2019 ha visto grandi flussi turistici optare nuovamente per le migliori realtà calabresi.  Un ritorno in termini di numeri a cui non sembra corrispondere soddisfazione da parte degli operatori calabresi , che individuano nel turismo figlio degli anni Ottanta (ossia quello delle seconde case) , una realtà che non crea reale ricchezza e soprattutto che svilisce il territorio. 

Senza voler entrare in considerazioni di tipo campanilistico , che tuttavia rappresentano un grande tallone di Achille per il nostro Sud legato a questioni prettamente culturali e che le nuove generazioni dovranno necessariamente smontare, proviamo a ragionare sulle possibilità concrete della Calabria (ed in particolare dell'Alto Tirreno Cosentino) di upgradare offerta e domanda.  Partiamo da un assioma : il riferimento alla crescita di offerta e domanda è voluto . Affinchè cresca (in termini quantitativi e qualitativi ) la domanda appare indispensabile cresca anche l'offerta e l'approccio culturale verso il "nuovo turismo".   Sin quando infatti si continuerà a concepire il turismo come un fenomeno di massa concentrato oramai in 15 giorni nel mese di Agosto ed ai fine settimana di luglio e settembre, la scommessa con la concorrenza è perduta sul nascere.  Non occorre guardare all'estero per individuare una concorrenza che non ammette titubanze: la Puglia ha negli ultimi anni investito sul marketing territoriale e sulle infastrutture, divenendo così il primo competitor delle bellezze calabresi.   La Puglia più della Campania per la conformazione dell'offerta e le caratteristiche del turismo tradizionalmente di riferimento.  L'intera provincia di Lecce ad esempio è divenuta punto di riferimento di un turismo giovanissimo che ha sottratto di fatto alla Calabria nei primi anni del nuovo secolo.  Le motivazioni sono evidenti: una strutturazione dell'offerta disegnata e promossa per un pubblico giovane.  Ecco tantissimi locali, discoteche, villaggi vacanze.  Ed ancora il boom della taranta e dell'esaltazione del modus vivendi pugliese, fatto di semplicità e di valori naturali, gli stessi valori che agli arbori degli anni Ottanta fecero della Calabria la grande meta turistica del Sud. 

Ma la Puglia ha saputo "fare sistema" . I diversi contesti comunali hanno creato dei veri piani di marketing condiviso che vedono le grandi masse muoversi in maniera quasi studiata tra i diversi punti di riferimento turistici.  Ecco strategie di "destination management" attraverso l'Agenzia di Promozione Territoriale  ( https://www.agenziapugliapromozione.it/portal/regione-puglia-govedrnance-turismo). Attenzione: non si intende affermare che il modello pugliese sia perfetto ma….è un modello. Ha una sua strategia comune. Ha una regia in termini di capacità attrattiva che non è concentrata esclusivamente in 15 giorni di agosto.  Ecco il primo bug del sistema calabrese: non esiste un sistema (a parere di chi scrive) e non esiste un modello.  Soprattutto nell'Alto Tirreno Cosentino, gli operatori privati mettono a disposizione i propri appartamenti , mentre i proprietari di seconde case ( gli stessi che hanno arricchito costruttori, ingegneri, geometri, professionisti ed attraverso le tasse comunali anche gli stessi Comuni) fittano i propri immobili anche a basso mercato, pur di liberare quella liquidità che consenta di pagare le tasse legate alla proprietà e magari approfittare di un'offerta low cost on-line !  Siamo dunque al paradosso: non solo non esiste un modello ed un efficace marketing territoriale, ma ciò che di fatto sostiene l'economia dei piccoli comuni  rischia oggi di penalizzare le speranze di crescita qualitativa (ed in parte anche quantitativa) del territorio.

Altro problema rilevante sono i servizi: se si va oltre la buona volontà di operatori locali, con diversi casi di eccellenza legati a passione e organizzazione individuale, le infrastrutture del territorio calabrese appaiono lontane rispetto agli standard attuali ed alla concorrenza.  Ecco che si cade nel gioco delle offerte "imperdibili" attraendo una tipologia di turista che non può investire . Che valore aggiunto apporta al territorio un turista che non "spende" nella sua vacanza ?  Elevare la qualità e lo standard dell'offerta equivale a porre le premesse per richiedere una giusta retribuzione per servizi validi e moderni.  In termini pratici si incrementa la redditività del modello a discapito di una massa che è soltanto visiva ma che non genera introiti.   La riprova arriva da Maratea, distante pochi chilometri dai primi paesi della provincia di Cosenza. Sicuramente la dislocazione urbanistica di Maratea aiuta a decongestionare il territorio. Non vi è dubbio tuttavia sulla presenza di un turismo più qualificato, eterogeneo e con diversa capacità di spesa.  Parliamo di una comunità gioiello della Basilicata oramai con un fascino radicato da anni di investimenti e di marketing importante. Tuttavia pur da grande estimatore del territorio lucano , chi scrive ritiene che anche l'Alto Tirreno Cosentino abbia tutti i requisiti naturali, storici, culturali ed enogastronomici per "alzare l'asticella" della propria offerta turistica (e dunque anche della domanda). 

Non possono e non devono essere un problema la seconde case, per troppo tempo alibi preferito delle amministrazioni comunali incapaci di trovare soluzioni.  La letteratura economica offre numerosi casi di trasformazione delle seconde case in modelli eccezionali di offerta turistica . Basti pensare a Gites de France o all'italiano Consorzio Alpe Cimbra  che oggi sono eccellenze nella gestione collettiva degli immobili. Anche in Piemonte ad esempio (Visit Piemonte – modello seconde case ) o ad altri territori con gli stessi problemi (Alpi occidentali – il modello seconde case) trasformati in opportunità.   Attraverso collaborazioni tra gli Enti Locali /Comuni/Comunità marine e montane (partner e non competitors) appare credibile e fondata l'ipotesi di un grande distretto turistico dell'Alto Tirreno Cosentino ed altri 2 per la parte a Sud di Cosenza.  Ogni distretto può puntare su un modello di marketing e turismo condiviso, proponendo un'offerta collettiva e destagionalizzata.  E' chiaro che non è un traguardo che si raggiunge in un solo anno. Occorre programmazione, abnegazione politica , investimenti dei privati e collaborazione istituzionale.  Una terra bagnata da 2 mari non può e non deve puntare su un turismo occasionale e con esigua capacità di spesa. 

Un'ultima considerazione: il ruolo di "controllo" anche sulle cattive prassi dei cittadini (residenti e non ) appare fondamentale e prioritario. Chi fitta scantinati o case ai limiti dell'agibilità a soggetti terzi va sanzionato. Chi viola le regole di una cittadina va sanzionato con una sorta di DASPO che vieti il ritorno sul territorio per un periodo di tempo importante. Se tuttavia non ci sono controlli o questi controlli sono a campione (nella migliore delle ipotesi) e dunque lo strumento della sanzione non viene applicato , risulterà difficile cambiare una mentalità radicata negli anni e che oggi non è più accettabile.  Importante è investire in formazione del personale delle strutture turistiche (lato privato) e dotare i litorali di infrastrutture idonee anche al turista straniero abituato al concetto di spiaggia libera.  Va incrementata la promozione dei centri storici minori e dei territori montuosi. Occorre investire in pubblicità e marketing su cammini, sagre e tutto quanto attiene alla cultura popolare.  In Calabria non c'è solo uno splendido mare ma alcuni dei centri storici minori più belli d'Europa. 

Un discorso a parte meritano le infrastrutture per il turismo internazionale (aeroporti, navi crociera, treni, autostrade) tutte realtà di cui la Calabria è in larga parte sprovvista. Qui il compito della politica è pretendere dallo Stato Centrale attenzione ed investimenti. Un politico che non perora il suo territorio non può rappresentare la cittadinanza. Questo capitolo amaro appare quello più difficilmente risolvibile a breve. Tuttavia non può rappresentare un paracadute per il non fare locale, visto che la Costiera Amalfitana non ha nessuna infrastruttura degna di tal nome da parte del pubblico eppure accoglie un turismo prettamente interazionale. 

Spetta alla Calabria ed ai calabresi decidere il proprio futuro. Sinergia, lavoro sull'offerta (e dunque sulla domanda) , programmazione e marketing territoriale appaiono leve da attivare sin da oggi. La concorrenza italiana e straniera è sempre più competitiva. Tuttavia le risorse di cui beneficia la Calabria quali bellezza naturale, cultura, capacità della sua gente di creare innovazione e volontà di migliorare sono ingredienti che possono creare ricchezza e benessere condiviso.  Forza Calabria !!!