Alcoa Kitegne Passera De Vincenti eolico aquiloni

Gli svizzeri di Glencore si sono appena ritirati dalla trattativa per l'acquisto dello stabilimento Alcoa di Portovesme, in Sardegna. Non hanno ottenuto quel che volevano: un prezzo dell'energia elettrica calmierato per legge a 25 euro al MWh. Cioè pochissimo, abbondantemente sotto i prezzi di mercato. Ma il Ministero dello Sviluppo economico di Corrado Passera rassicura: ci sono almeno altri due aspiranti acquirenti. Quali?

Il sottosegretario Claudio De Vincenti non lo dice, ma per vie traverse sappiamo già tutti che si tratta di una non meglio precisata società cinese e della torinese KiteGen, la startup dell'energia eolica troposferica che ha già brevettato un generatore di energia rinnovabile da 3 MW che sfrutta dei sofisticati aquiloni per catturare le correnti d'aria a mille metri d'altezza e trasformarle in elettricità.

Il progetto di KiteGen-Alcoa è stato ufficializzato una ventina di giorni fa dalla stessa azienda di Chieri: accedere ai fondi europei destinati alle energie low carbon e ottenere i 50-60 milioni di euro per iniziare a costruire le fattorie del vento che potrebbero soddisfare gli elevatissimi consumi energetici della fabbrica di alluminio.

Con una stima conservativa di 5000 ore di funzionamento l'anno servirebbero 200 generatori per produrre i 2.300 GWh consumati annualmente dallo stabilimento sardo. I generatori verrebbero distribuiti in quattro farm da 150 MW di potenza ciascuna e un'occupazione di circa un chilometro quadrato di suolo. Il volo dovrebbe essere interdetto nella zona di lavoro degli aquiloni, ma per farlo basterebbero poche autorizzazioni degli enti di navigazione civile. I dettagli li trovate qui, se vi interessano.

Se tutto ciò fosse realizzato, la Alcoa "powered by KiteGen" potrebbe avere energia elettrica ad un prezzo che parte dagli 80 euro al MWh e scende velocemente fino a 20 euro. Se gli 80 euro vi sembrano molti sappiate che sono di 20-40 euro inferiori ai frequenti picchi che si riscontrano sul mercato sardo dell'energia elettrica che, essendo quasi del tutto fisicamente scollegato da quello nazionale, ha costantemente prezzi più alti della media italiana.

Corrado Passera e Claudio De Vincenti, adesso, si trovano in mano una notevole patata bollente. Il progetto KiteGen sta in piedi dal punto di vista economico e tecnico: le macchine sono collaudate e funzionano, i costi sono nella peggiore delle ipotesi inferiori allo status quo senza costringere gli italiani a pagare in bolletta lo sconto sull'energia per l'Alcoa, cosa che è successa fino ad oggi. L'energia rinnovabile degli aquiloni sarebbe incentivata per vent'anni dallo Stato, con fondi comunque previsti e già destinati a questo fine, dando due decenni di respiro all'impianto.

I cinesi cosa offrono? Non si sa ma è probabile che chiedano uno sconto sull'energia, anche se inferiore a quello chiesto dagli svizzeri, con la prospettiva di tenere bassi i costi grazie ad un mercato interno (quello cinese, ovviamente) di dimensioni enormi. Gli acquisti di materia prima, ad esempio, verrebbero fatti in scala cinese con prezzi nettamente inferiori. Giusto per fare un esempio di un possibile scenario ancora tutto da confermare.

Diciamolo chiaramente: l'accoppiata Alcoa-KiteGen è un esperimento che l'Italia deve almeno provare. Ne ha l'obbligo morale perché la fabbrica serve per il lavoro in una Regione martoriata, perché la tecnologia che la potrebbe alimentare è 100% italiana, perché l'energia prodotta è rinnovabile e a zero emissioni di CO2 e ci aiuterebbe a rientrare negli obblighi europei.

Ma c'è un enorme ostacolo in questo bel progetto, ed è un ostacolo culturale e mentale. Se KiteGen comprasse Alcoa e la facesse andare avanti per vent'anni con l'energia prodotta dagli aquiloni si tratterebbe del primo esempio di grande azienda in Italia che si alimenta da sola. In gran parte o del tutto, se i calcoli di KiteGen sono corretti.

Una prospettiva che fa fischiare le orecchie a Enel, ultimo grande monopolista italiano che ha recentemente "collaborato" al decreto di Passera che ha stroncato gli incentivi al fotovoltaico. Nel senso che c'è stata una prima bozza del Quinto Conto Energia scritta da una dirigente dell'Enel, che ha smentito tutto insieme al Governo, e un decreto definitivo incredibilmente simile a quella bozza tranne poche limature.

Se scolleghiamo l'economia italiana dalla rete elettrica di Enel, permettendo a chi lo vuole di investire capitali nella generazione di energia elettrica specificatamente finalizzata ad alimentare una o più fabbriche, l'Italia cambia faccia. L'energia è un costo troppo alto per l'azienda? Oggi non ci posso fare niente, perché la compro sulla rete, ma se me la produco da solo posso mettere in atto mille ottimizzazioni per far scendere il prezzo della mia energia in base alle mie esigenze.

Un futuro del genere, oltre all'ok di Passera e De Vincenti al progetto Alcoa-KiteGen che ha dimensioni e quantità di energia prodotta e consumata che fanno storia a sé, ha bisogno soprattutto di una cosa: una delibera dell'Autorità per l'Energia elettrica e il Gas che dia il via libera ai cosiddetti SEU.

Sistemi Efficienti di Utenza: una piccola centrale elettrica rinnovabile, scollegata dalla rete nazionale e dalla potenza massima di 20 MW, che alimenta un supermercato, un capannone, un centro direzionale qualunque altra attività economica che non consumi più di quella potenza. Questa delibera la si attende dal 2008 e non è ancora arrivata. Chiedetevi perché.