La mattina del 13 gennaio 1915 alle ore 7,48 (dal telegramma inviato dal pro-Sindaco di Tagliacozzo al Ministero dell'Interno) nella Marsica ci fu una violentissima scossa di terremoto. Nella sola città di Avezzano, su un totale di 13.000 abitanti, i morti furono 10.000. In totale le vittime furono molte di più: 30.519 secondo i dati ufficiali del Governo. Superata la prima fase di soccorsi urgenti, il delegato Civile, nel giugno 1915, incaricò l'Ing. Sebastiano Bultrini di compilare il piano Regolatore e di Ampliamento per la ricostruzione della distrutta Avezzano.

Dopo oltre un secolo rimane il ricordo ma anche il rischio. Le cause del terremoto non vengono meno con il passare del tempo e le cronache degli ultimi anni ci insegnano che nulla deve essere lasciato intentato nel contrasto al rischio sismico. Per questo prima di tutto dobbiamo costruire consapevolezza e professionalità. L'Università dell'Aquila e il Centro Studi Edimas hanno attivato un Master in Official of Disaster and Emergency Management con il quale vogliono andare subito al centro del problema: una città di 42.000 abitanti in zona a elevato rischio sismico (il sisma del 1915 fu di intensità 7.0Mw), una radio molto ascoltata nella zona (Radio Monte Velino FM 102,5 e 100,2), i ragazzi delle scuole e le strutture del Comune.

La sirena che quotidianamente ricorda agli avezzanesi che è giunto mezzogiorno risuonerà per segnalare l'istante in cui inizia l'esercitazione, cioè il momento in cui ci sarà "la scossa" di terremoto. Da quel momento, mentre i cittadini potranno seguire le indicazioni ricevute su come compartarsi e dove dirigersi, presso le strutture del Comune sarà attivo il centro di controllo nel quale gli addetti del Comune e gli allievi del Master ODEM coordineranno le attività di gestione dell'emergenza. La radio, che nelle circostanze simulate nell'esercitazione è spesso l'unico mezzo di comunicazione funzionante, diffonderà le informazioni essenziali supportando le comunicazioni di servizio delle autorità.

Chi come me, come noi abruzzesi, ha vissuto da vicino l'esperienza di terremoti che causano distruzione e vittime non ha memoria di un'esercitazione così articolata e complessa. E questo è un problema molto grave. Senza esercitazioni non si possono capire i pregi e i difetti di un piano di emergenza, cosa migliorare e cosa non funzionerà mai. Senza esercitazioni non si possono formare gli addetti, cioè gli esperti della gestione emergenziale, poiché la complessità che ci lascia un evento disastroso non può trovare risposte soltanto sui libri. Per questo speriamo che i cittadini avezzanesi disposti a partecipare siano davvero tanti: per ricordare, per imparare, per essere d'esempio.