Acea ha finalmente presentato il piano industriale 2018-2022 introducendo novità davvero rilevanti per il futuro della storica partecipata romana. Dal piano presentato, si possono cogliere spunti interessanti quali, a titolo di esempio, il ruolo di complementarietà impiantistica rispetto ad AMA, la ricerca di sinergie gestionali tra reti idriche e quelle della distribuzione del gas naturale, il debutto nel panorama dei servizi in ambito Smart City, ecc.

Un punto stimolante nel dibattito in corso sul recupero del deficit infrastrutturale idrico, è contenuto nella risposta che l’AD di ACEA, Stefano Donnarumma, ha fornito alla giornalista Celestina Dominelli sul tema siccità e sicurezza nell’approvvigionamento idrico della Capitale.

Nell’articolo del sole 24 ore dal titolo «Acea farà acquisizioni, non utility ma asset» per il raddoppio dell'acquedotto del Peschiera si legge quanto segue.

“Nei vostri piani futuri c' è il raddoppio del Peschiera. Quanto ci vorrà per completarlo? Il tratto superiore, quello più urgente, richiede non meno di 4 anni di attività e un esborso tra i 300 e i 400 milioni, mentre potrebbero essere necessari almeno due anni per l'iter autorizzativo. Per questo motivo, abbiamo inserito nel piano solo il costo della progettazione (30 milioni, ndr) che sarà riassorbito dalla tariffa idrica, mentre aspettiamo di vedere come il governo e le istituzioni decideranno di finanziare la realizzazione di un’opera strategica per la città e il paese.” (tratto da il Sole 24ore del 29/11/2017,  sezione Utilities, Pag. 39)

In altre parole, se nella tariffa ci vanno a finire i costi del servizio e Acea sul nuovo Peschiera ha messo in tariffa solo il costo della progettazione la domanda che dobbiamo porci è: chi finanzierà la realizzazione delle opere?

Due gli scenari: l’opera è finanziata con fondi pubblici dal comune di Roma oppure dallo Stato e come contributo a fondo perduto non contribuisce ad aumentare la bolletta perché il cittadino romano (italiano in caso di fondi statali) ha già contribuito a livello fiscale per la costruzione dell’acquedotto, né più né meno come fosse una caserma dei carabinieri o un ospedale. Se, come probabile, lo Stato e/o il Comune è a corto di risorse finanziarie, resta solo l’altra via: quella di ricorrere ad un finanziamento con fondi privati. In questo caso saranno gli utenti a farsi carico dell’investimento in tariffa, con un costo complessivamente maggiore dovendo aggiungere al capitale (privato), anche il relativo costo del denaro (semplificando come se Acea accendesse un mutuo bancario).

Morale della favola portare l’acqua dai monti per dissetare la città costa e alla fine paga sempre il cittadino (votante), unica cosa da pretendere davvero è che i costi (del denaro e agli altri) siano almeno improntati a criteri di efficienza ed efficacia.