Siamo al 18 settembre, e un po' tutti oramai sentiamo un vuoto dentro, quella malinconia della fine dell'estate. Ma chi ha detto che la nostalgia per le vacanze andate deve essere per forza un sentimento negativo? Per molti, la fine di questa stagione coincide con un nuovo inizio, la partenza di quella che sarà l'umana avventura invernale. Per Saffelli, invece, è un momento di nostalgia da ricordare con dolcezza, ingenuità e delicatezza. E lo racconta in Bagni Italia, il suo nuovo singolo, arrivato dopo gli ottimi riscontri di Verve e Corso Indipendenza.

Ciao Saffelli. Ma quant’è bella Bagni Italia? Ho avuto modo di ascoltare il pezzo più volte, e devo dire che ho riscontrato una forte empatia tra chi scrive e ascolta. Quindi, oltre a farti i miei complimenti, vorrei chiederti com’è nata l’idea di questo brano.

«Ciao! Innanzitutto grazie mille per i complimenti. L'idea del pezzo credo nasca da un'esigenza di voler scrivere un pezzo estivo con un forte lato malinconico. È uno dei miei pochi pezzi in cui, le situazioni di cui parlo, sono immagini vissute in prima persona. Forse è semplicemente questo il motivo per cui l'impatto sull'ascoltatore è maggiore rispetto ad altri pezzi».

Bagni Italia lo trovo un pezzo nostalgico, ma di quelli buoni. Forse, anche per questo hai deciso di farlo uscire alla fine dell’estate?

«Sì credo che la fine dell'estate sia il momento perfetto per questo pezzo. Se penso ai miei ritorni in città alla fine dell'estate, nel mio compact disk giravano soprattutto canzoni malinconiche. Ecco, forse Bagni Italia è il pezzo che avrei voluto ascoltare a 15 anni nel viaggio di ritorno dal mare. Mentre a 27 anni vuole un po essere il riassunto, il ricordo di quei momenti».

C’è qualche sostanziale differenza nel Saffelli di Bagni Italia con il Saffelli di Verve e Corso Indipendenza?

«Credo che la differenza sostanziale stia nella crescita. Verve e Corso Indipendenza sono pezzi che sono stati scritti ormai 4 anni fa, e il corso degli eventi ha voluto che uscissero solamente quest'anno. Bagni Italia invece è una canzone molto più recente, e di conseguenza, in questo arco di tempo, credo ci sia stata una mia crescita sia a livello di scrittura, che mia personale, nel voler dare all'ascoltatore un'impressione più ricercata, più originale, ai messaggi delle canzoni».

A proposito, quali sono stati i riscontri in merito a Verve e Corso Indipendenza?

«I riscontri sono sempre molto positivi, e questo mi fa piacere. Corso Indipendenza ad esempio è una canzone molto orecchiabile, allegra, fresca, con un bel ritmo, e questo ha fatto sì che il pubblico a cui è arrivata ne sia uscito soddisfatto. Verve invece è un pezzo con un raggio d'azione un po' meno ampio. O meglio, è un po più punk, per cui magari il target è più ristretto, ma allo stesso tempo più concentrato. Difatti siamo finiti in classifica VIRAL ITALIA su Spotify, che al secondo singolo non è male».

Vorrei concentrarmi un po’ su Corso Indipendenza, un altro pezzo che ammiro molto. Nei versi, traspare una personalità molto ‘sbarazzina’. È così?

«È così per via della direzione che si voleva dare alla canzone. Volevo che fosse senza mezze misure, senza filtri. Volevo immagini che arrivassero dritte all'ascoltatore senza scorciatoie. Tuttavia però, non mi reputo per nulla una persona ‘sbarazzina'. Anzi, penso di essere sempre molto pacato nei modi di fare, con una timidezza di base, ed una personalità che si discosta totalmente dell'essere ‘spavaldo'».

Un nuovo singolo è uscito, a quando un album?

«Per ora in cantiere non c'è nessun album. Diciamo che per ora stiamo attuando una strategia che sta funzionando nel mondo ‘rap'. Ovvero quella di far uscire singoli su singoli. L'idea è magari quella di far uscire un EP nel momento in cui abbiamo fuori un po di materiale, ma che agisca più da ‘raccoglitore' che da album vero e proprio. Anche perché oggi con l'avvento dello streaming, credo che l'album, ahimè abbia perso un po di valore».

In generale, qual è il tuo obiettivo con la musica?

«Il mio obbiettivo principale è quello di riuscire a trasmettere emozioni con la musica. Personalmente credo non ci sia risultato migliore. Per quanto riguarda invece il mio obbiettivo, con un occhio di riguardo al futuro, non ti nascondo che mi piacerebbe che tutto si trasformasse in un vero e proprio lavoro. Che sia in prima persona, o anche solamente come autore. L'autore per qualcun'altro è una cosa che ad esempio mi piacerebbe moltissimo provare a fare».

Domanda tecnica: posso definirti cantautore?

«Tecnicamente forse anche sì, ma è una parola con una storia talmente importante, affiancata a nomi così grandi, che probabilmente non riuscirò mai a sentirmela cucita addosso. Diciamo che sono un cantautore in borghese, ma per il semplice fatto che è una divisa troppo pesante da indossare, e non sarei disinvolto nel vestirla».

A parte la mera categorizzazione, ti è mai capitato di autocensurarti su temi o parole che pensi siano ancora difficili da far emergere nel contesto italiano?

«No anzi, a me spesso piace usare parole o termini, che difficilmente vengono utilizzati nelle canzoni. Non intendo per forza termini discriminatori o altro, semplicemente mi piace che i miei brani siano diretti. Ad esempio in Corso Indipendenza uso il termine ‘trombare': ecco avrei potuto benissimo dire ‘fare l'amore' o trovare altri mille modi meno volgari, ma in quel contesto secondo me era il termine perfetto, più vero, senza freni».

Contesto italiano che vede tanti artisti tentare la strada della musica. A tuo avviso, quali sono le qualità che servono per differenziarsi dal mucchio? E c’è qualche tuo collega in erba che segui in modo particolare?

«Oggi credo sia veramente difficile differenziarsi dal resto, un po' perché l'offerta è veramente gigantesca, e un po' perché si tende a standardizzare la propria musica a seconda del momento. Credo ci voglia coraggio, nello sperimentare, nel cercare qualcosa di nuovo e farne il proprio punto di forza. Ovvio, il nostro non è il paese più propenso al ‘nuovo', però credo che con il tempo anche questo fattore stia migliorando. Tra gli artisti che secondo me sono tra i più forti, che sto ascoltando nell'ultimo periodo, mi viene in mente Frah Quintale, che con gli ultimi singoli mi sta piacendo moltissimo, Joan Thiele, che ha fatto un super EP, e Ghali che penso sia quello che sta facendo le cose più fighe nell'ultimo anno».

Più in generale, la musica attuale italiana che stagione sta vivendo?

«Secondo me è un periodo molto buono per la musica italiana. Sento per radio pezzi di artisti che 4/5 anni fa nessuno avrebbe detto che avrebbero raggiunto certi numeri. Vedere palazzetti dello sport riempiti da gruppi come i Thegiornalisti piuttosto che Lo Stato Sociale, mi fa piacere, anche perché fino a qualche anno fa il seguito che avevano era nettamente inferiore. Secondo me la musica italiana sta un po rivivendo un ritorno al cantautorato, in una chiave differente rispetto agli anni d'oro, ma trovo che la gente abbia riscoperto il piacere di ascoltare canzoni che parlino di vita vera, situazioni, che possano rivivere nella propria quotidianità».

Domanda secca: SIAE o soundreef?

«..SIAE».

Domanda finale: cosa bolle nella pentola di Saffelli?

«Ci sono tante cose belle, tanti pezzi nuovi. Sto curando quello che sarà il progetto live, che spero che con l'arrivo dell'autunno prenda il via perché ho molta voglia di portare in giro la mia musica, qua a Milano e perché no, anche nel resto d'Italia. Il percorso è ancora molto lungo ma credo che la strada sia quella giusta».