Dovrebbero essere lavori affidati in condizioni impreviste, imprevedibili e comunque non preventivamente note all’amministrazione” oppure dopo calamità naturali. Come recitato dall’Art 163 del D.lgs 50/2016, la norma che regola l’istituto degli affidamenti in “somma urgenza”, ovvero dei lavori pubblici per i quali non c’è necessità di fare bando di gara, ma che vengono affidati in maniera diretta alle ditte dai dirigenti comunali. Al Comune di Pozzuoli, invece, questa pratica è utilizzata per qualsiasi tipo di lavoro: ripristino di scalinate (determina n.1472/2018), ripavimentazione stradale (determina n.1162/2018), taglio della vegetazione (determina n.487/2018), interventi di riqualificazione degli impianti idrici (n.33 e 34 del 2018) e si potrebbe continuare veramente all’infinito, come può notare chiunque faccia una ricerca all’albo pretorio del comune seguendo la voce “somma urgenza”. Gli esempio riportati, non a caso, che sono ampiamente prevedibili, per i quali sarebbe più trasparente ed economicamente vantaggioso per l’ente pubblicare un bando di gara ad evidenza pubblica per assicurare la massima diffusione e partecipazione delle società del settore.

Gli affidamenti di somma urgenza, infatti, sono una tipologia di estrema rarità, una buona soluzione che il legislatore ha dato a chi amministra un comune per poter risolvere repentinamente problemi che altrimenti metterebbero a rischio l’incolumità pubblica, bypassando, quindi, qualsiasi bando di gara che dilaterebbe soltanto i tempi per la messa in opera dei lavori. A Pozzuoli, invece, si assiste ad un vero e proprio abuso di questa procedura: un uso sistemico il cui risultato è l’affidamento in maniera diretta di somme che possono arrivare fino a duecentomila euro, lo spacchettamento di uno stesso lavoro per rientrare negli importi della somma urgenza, una procedura di rotazione delle ditte coinvolte non ben identificata. Per fare un confronto basti immaginare che nella grande metropoli di Milano, quattro volte più grande del territorio puteolano e con una popolazione ben sedici volte maggiore a quella nostrana, si è fatto ricorso all’istituto dei lavori in somma urgenza soltanto sette volte in tre anni. A Pozzuoli invece, nei primi cinque mesi del 2017 contiamo più di venti affidamenti diretti in somma urgenza, manco fosse venuto un terremoto che ha impedito di programmare qualsiasi lavoro fatto.

Il punto principale è che questo utilizzo sproporzionato di somme urgenze si configura nei fatti come un’assegnazione di lavori fuori norma, che non solo penalizza il comune sotto il punto di vista delle risorse economiche, ma soprattutto ammazza ogni tipo di concorrenza e di imprenditoria che non orbita nelle ditte scelte dai dirigenti di volta in volta.

Su questo abuso già ci sono degli esempi finiti male: qualche anno fa Roma Capitale fu investita dallo scandalo dei lavori in somma urgenza, la maggior parte dei quali, proprio come a Pozzuoli, erano ampiamente prevedibili. Anche l’Autorità nazionale anticorruzione si è espressa più volte, richiamando spesso gli amministratori che ne facevano un uso improprio, che inventavano di sana pianta condizioni “impreviste ed imprevedibili” e che invece erano ampiamente programmabili. Tutto a danno dell’imprenditoria sana e delle casse comunali.