Claudio Corvino presenta il libro Tradizioni Popolari di Napoli
in foto: A partire da sinistra, l’antropologa Gianfranca Ranisio e l’antropologo, autore del libro "Tradizioni popolari di Napoli", Claudio Corvino.

Napoli non ha nulla da invidiare a nessuna cultura europea, così introduce la suo saggio l'antropologo Claudio Corvino in “Tradizioni Popolari di Napoli” dove usanze, curiosità, riti e misteri si mescolano in una città dai mille colori. Autore eclettico, docente, collabora con varie riviste e giornali, redattore per il mensile Medioevo, dove cura da anni la rubrica “Un antropologo nel Medioevo”. Un insieme di incontri tra miti e leggende, documenti storici e racconti popolari, un trattato di antropologia che si arricchisce di elementi sincretici, propiziatori alla conoscenza intrapsichica dei comportamenti che contraddistinguono la cultura partenopea. Ciò che oggi sappiamo sulla cultura napoletana lo dobbiamo al filone degli studi del Romanticismo che hanno privilegiato, come non hanno fatto altre correnti, la cultura popolare. Se da un lato si faticava nel differenziare “il dato puro” rispetto all'elemento “profano” (dicotomia tra cultura borghese e contadina) da un altro però il mondo era sempre più portato a conoscere miti e leggende che affascinavano gli intellettuali dell'epoca. La città di Napoli era la chiara dimostrazione di fenomeni di appaesamento – concetto preso in prestito dall'antropologa recentemente scomparsa Amalia Signorelli – che lasciavano stupefatti gli studiosi dell'epoca e creavano nuovi stimoli all'intelletto.

Perché, si sa, una panchina per strada non fa circolare merci, ma solo idee”

Claudio Corvino

Tradizioni popolari di Napoli si sofferma anche sulla contemporaneità, con chiari riferimenti alla società odierna che vive sui social network e inneggia la tradizione napoletana con la condivisione di contenuti video che raccontano dei “primati di Napoli”. A tutti sarà capitato di guardare uno slide-show di immagini con scritte del tipo: la prima linea ferroviaria, il primo osservatorio astronomico, il primo bidet… Primati storici, forse anche veri, ma che mettono in secondo piano la povertà degli abitanti del Regno e ancora oggi esistente nei sobborghi urbani.

Eppure lo scopo dell'antropologia è di scardinare le regole condivise e di penetrare appunto nei vicoli ciechi della città bagnata dal mare…

A lezione di tradizioni popolari di Napoli con Claudio Corvino

Tradizioni popolari di Napoli, il libro:

Si parte dalle analisi storiche medioevali per poter comprendere come il senso comune rapporti Napoli agli stereotipi e di quanto la cultura consumistica faccia derivare il suo business, proprio grazie ad essi. Leggendo il libro si potrà capire come in realtà lo studio delle tradizioni popolari si riveli utile per eliminare il preconcetto, invitando i fruitori della cultura partenopea ad eliminare il pensiero – sbagliato di fondo – secondo cui ogni cosa che accade ed assume un valore bizzarro debba poi ricadere nella frase “Questo succede solo a Napoli”. Sarebbe scontato e anche un po' mortificante per una città che ha già combattuto le sue lotte contro il "razzismo" da secoli e secoli…
Il volume edito da Newton Compton Editori, tratta argomenti che spaziano dal culto delle pezzentelle che ritroviamo in parte anche a Milano e a Roma e non solo a Napoli, per l'appunto, al calendario rituale, la cui struttura ruota intorno alla vita contadina e alla declinazione astronomica. Il passaggio è veramente interessante. L'autore è sagace, ironico a tratti, quando descrive l'alternarsi delle stagioni spiegando al lettore che per i napoletani esistono solo due periodi dell'anno: l'inverno e a' staggione (estate, n.d.r.) Per cui tutte le festività si concentrano prettamente in inverno, da ciò nascerebbe la costante dicotomia luce-buio (serenità-angoscia) dove l'inverno, per i napoletani, spesso non è altro che la sintesi dell'inferno.

Un altro tema trattato nel libro è il gioco del lotto e della tombola, che deve le sue radici storiche all'Ottocento. Palese ibridazione culturale tra la cabala e il Pitagorimo. La Chiesa, in quel periodo, nonostante vietasse il gioco al lotto, al suo interno lo benediva. Grazie ai santi, si ottenevano infatti molte offerte. Tali riferimenti storici li possiamo riscontrare in Matilde Serrao e Salvatore Di Giacomo. Continuando la lettura, non poteva mancare il riferimento al presepe, visto soprattutto come spettacolo di marionette. Dalle analisi dell'autore è possibile comprendere come il senso del racconto presepiale cambi in base alla posizione dei pastori e di quanti significati nascosti si celerebbero dietro qualsiasi personaggio rappresentato. Nella tradizione napoletana del presepe tutti i pastori sono immobili, tranne che la zingara, il fabbro e la lavandaia, dove la zingara anticipa il futuro, il fabbro lavora al ferro come metafora della croce e quindi la passione di Cristo, infine la lavandaia che allude al lavaggio delle vesti intrise del santo sangue del Salvatore crocifisso e poi risorto.

Tutto ciò fa comprendere come la cultura napoletana sia viva, animata ed è così ben radicata nel sostrato proprio perché ha sempre un occhio sulla modernità.

Il saggio è articolato in modo tale da non escludere alcun argomento, un classico è ad esempio il culto di San Gennaro, che come spiega l'autore sembra essere più un sistema divintario, piuttosto che un atto puro di devozione. Infatti, non mancano elementi sincretici, a partire dalla superstizione e ai riti magici connessi al culto del santo, come l'uso del corno portafortuna, l'accavallamento delle gambe in chiesa mentre si prega e la richiesta da parte di alcuni fedeli di eliminare le jettature e il malocchio.

Durante gli Anni Cinquanta, Alfonso Amitrano già allora parlava de “Il miracolo di San Gennaro”, dove all'epoca il rito era propiziatorio e finalizzato ad ottenere un favore da parte del santo, il massimo dell'aspirazione era riuscire ad avere un miracolo, con poche richieste sentite e devozionali. Il cinema su questo tema si è sbizzarrito molto a riguardo. Infine, un altro tema che mi ha colpito è stato il mito dei femmenielli, che deve la sua fondazione al 1245. Si tratta di congetture storiche così radicate, da non poter lasciar alcuna interpretazione pregiudiziale. Per comprendere realmente bisogna studiare, approfondire e capire perché la cultura napoletana racchiuda un fascino che forse davvero molte città stentano ad avere. La sua fortuna consiste proprio nel fatto che i napoletani si riconoscano con fervore nei miti e nelle leggende ed è proprio questo che rende affascinante queste bellissima città.

Tra i libri di Claudio Corvino, ritroviamo: “Storia e leggende di Babbo Natale e della Befana”; “Guida insolita della Campania”; “Lo sguardo del lupo”; “Il libro nero delle streghe”; “Storie Irpine” e “Maometto. Le radici dell'Islm per capire la nostra storia” (con L. Capezzone).