Gli schiaffi non sono soltanto quelli fisici che vedono arrossare le gote di chi ne è vittima, no. Gli schiaffi sono anche quelli morali, quelli che cercano con i simboli, con i gesti, con gli sguardi e con gli esempi di arrecare danno a qualcuno o qualcosa. Ecco, giorno 31 agosto a Campobello di Licata è stato dato uno schiaffo alla mafia, sempre attraverso un simbolo. Anzi, attraverso il ricordo di un simbolo. Il suo nome è Peppino Impastato.

Quella che a Campobello era via Dalmazia, all'ingresso del paese, è adesso via Peppino Impastato. Un'arteria importantissima del paese agrigentino è intitolata ad una delle più alte figure di quella che si può definire "la Rosa dell'Antimafia". Che, purtroppo, conta più presenze dei Santi della "Rosa dei Beati" di Dante Alighieri. Infatti, Peppino con altre migliaia di persone riporta l'epiteto di "eroe dell'antimafia". Dopo essere stato ucciso quella drammatica notte del 09 maggio 1978.

Adesso si cerca di ricordare, a 35 anni dalla sua scomparsa, il nome di chi, pur essendo figlio di mafioso e nipote di boss, è riuscito attraverso l'ironia, lo scherzo e i mezzi di comunicazione allora reperibili (radio, ciclostile e giornali) a combattere la mafia, o meglio schernirla, ridicolizzarla evidenziandone quello che realmente è: una bolgia di codardia e violenza.

Peppino per ciò che ha detto e che ha fatto è stato punito, in modo brutale. Fatto saltare in aria nei binari della ferrovia Palermo-Trapani; non solo, la sua figura è stata anche vittima di disonore perchè è stato considerato un terrorista rimasto vittima del suo stesso attentato. Questo è quello che ha ricordato un suo amico, Salvatore Lo Leggio, durante l'inaugurazione della via.

Alla presentazione hanno partecipato anche il sindaco di Campobello, Giovanni Picone che ha ricordato come le idee di Peppino devono essere fonte di ispirazione per tutti noi siciliani, ha avuto la parola anche Cesare Lo Leggio presentando il fratello Salvatore che ha raccontato diversi aneddoti della vita di Peppino, anche negli ambienti universitari di Palermo.

Alla fine dell'inaugurazione dove ho partecipato anche io, Gaetano Gatì, in qualità di ideatore di questo progetto si è fatta una simbolica marcia sino al Centro Polivalente dove si è svolto uno spettacolo antimafia "Dalla trazzera all'autostrada: storie e memorie di ordinaria illegalità".