Bisogna cominciare col dire che non ha brillato particolarmente, ma Maria Teresa de Filippis in Formula 1 ci è arrivata ed ha gareggiato contro gli uomini per 11 anni, battendoli spesso e volentieri. Lei, di sangue blu, nata e cresciuta a Palazzo Bianco di Marigliano, la si vedeva passeggiare per le strade di Via dei Mille con il suo cane lupo al guinzaglio, per allontanare gli scocciatori come diceva lei, e mai si poteva immaginare, che dietro quel viso meraviglioso, si nascondesse un cannibale della strada.
In un mondo ancora oggi dominato degli uomini, nel 1958 la contessa esordì in Formula1 a bordo di una Maserati addirittura nel più importante gran premio al mondo, quello di Montecarlo, per 3 gran premi arrivando anche tra i primi 10. L’anno dopo vuole continuare ma la morte di Jean Behra, suo migliore amico nel GP di Germania la convinse a lasciare il circus.
Non tutto fu chiaro dall’inizio della vita del "pilotino", come venne soprannominata, perché in realtà, in quanto nobildonna, lei andava a cavallo ma i suoi fratelli, appassionati di motori, la prendevano in giro dicendo che era lenta e che non sapeva guidare ma non sapevano di cosa parlavano evidentemente. Nel dopoguerra sale a bordo di una Fiat Topolino e comincia a vincere, già alla seconda gara, la Maserati si accorge del fenomeno e la mette sotto contratto.
Il legame tra la de Filippis e la casa del tridente è rimasto fino alla sua morte, nel 2016, perché lì conosce l’uomo che diventerà suo marito, un chimico austriaco che lavora per la scuderia.
Il nome di Maria Teresa de Filippis, da Napoli, resterà per sempre nella storia dell’automobilismo mondiale, in quanto vera e propria pioniera di un mondo, ancora oggi, proiettato nella tecnologia del futuro, ma radicato alle tradizioni del passato.