Non so se tutti conoscete la storia di Amina, una giovanissima studentessa tunisina che ha postato su Facebook una sua foto a seno nudo e con la scritta, in arabo, “my body belongs to me, and is not the source of the honor of anyone”. Amina voleva protestare, nello stile delle Femen, contro la misoginia islamica, l’oppressione delle donne nel suo Paese. Se volete conoscere la sua storia cliccate QUI. Amina ha pagato caro e subito: prima oggetto della fatwa da un locale predicatore, è poi scomparsa, infine trovata da una blogger francese a casa, “protetta” dalla sua famiglia sotto potenti dosi di sedativi (QUI l’articolo, in francese).

[quote|left]|my body belongs to me, and is not the source of the honor of anyone[/quote]Amina aveva peraltro seguite le orme di una sua coetanea egiziana, Aliaa Magda Elmahdy, che alcuni mesi fa aveva postato una sua foto nuda su Twitter (la trovate QUI) e in seguito eseguito, con alcune Femen, una clamorosa protesta di fronte all’ambasciata egiziana di Stoccolma (QUI il video); anche Aliaa, dopo i suoi gesti di protesta, ha avuto ovviamente problemi e ora è rifugiata in Francia.

Le persecuzioni stupide, ottuse, misogine di cui sono state oggetto hanno sollevato l’opinione pubblica internazionale e anche Richard Dawkins ha aderito alla manifestazione internazionale prevista per domani (QUI il suo Tweet), organizzata dalle Femen, e intitolata provocatoriamente “Topless Jihad”. L’invito esplicito per donne (e uomini) è di fotografarsi a torso nudo per solidarietà e urlare così il loro appoggio alle donne, alla loro libertà, alla loro autodeterminazione. Per saperne di più potete seguire la pagina facebook delle Femen italiane, francesi (molto attive in questa battaglia) o anche quella tunisina.

Per essere chiari fino all’eccesso: questa non è una battaglia a favore dei seni nudi, ma una battaglia per i diritti fondamentali, politici, civili, di espressione e di eguaglianza.