Io speriamo che me la cavo. Si potrebbe sintetizzare con il titolo del celebre libro di Marcello D'Orta l'inizio dell'anno scolastico in Spagna. Già, perché la politica di tagli portata avanti dal ministro José Ignacio Wert rischia di mettere in ginocchio l'intero sistema educativo, delegandone il funzionamento alla ‘buona volontà' dei singoli istituti e delle famiglie degli alunni e alla capacità delle Comunità autonome di racimolare (dalle casse vuote) fondi da destinare alle attività extrascolastiche.

Al rientro dalle vacanze estive gli otto milioni di studenti delle scuole spagnole di ogni ordine e grado si ritroveranno in classi più affollate (in media del 20%), con meno insegnanti (secondo il sindacato Comisiones Obreras sono circa ventimila gli "esuberi") ai quali sarà affidato un numero maggiore di ore di lezione, con un taglio del 76% sugli aiuti per l'acquisto dei libri di testo e una drastica riduzione dei fondi da destinare al servizio mensa. Senza contare l'aumento del prezzo del materiale scolastico determinato dall'incremento dell'iva. La Confederazione di padri e madri degli alunni (CEAPA) stima che un terzo delle famiglie con figli in età scolare non avrà denaro sufficiente per far fronte alle spese di inizio anno.

Con la riduzione delle becas de comedor (sconti sul menù scolastico, limitati ora solo a determinate categorie), alcune associazioni di padri e madri della Catalunya hanno proposto ai centri educativi di portare il pranzo da casa per risparmiare i costi relativi alla mensa. La richiesta è stata accolta, ma le famiglie dovranno comunque corrispondere una quota relativa all'utilizzo dei servizi (frigorifero, microonde, vigilanza e pulizia). Altre Comunità hanno seguito l'esempio, lasciando ai singoli centri la possibilità di determinare  la cifra da pagare per la differenza. La Federazione delle associazioni degli alunni della Comunità di Madrid (FAPA) teme che incentivare la possibilità di consumare cibo preparato a casa  sia l'anticamera per la progressiva eliminazione degli sconti sul servizio mensa. Il che sarebbe perfettamente in linea con il piano di indebolimento e smantellamento del settore pubblico posto in atto in questi mesi dall'esecutivo.

La scure del governo rischia di determinare profonde disuguaglianze

I tagli imposti alla scuola dal governo di Mariano Rajoy attraverso il Real decreto di misure urgenti di razionalizzazione della spesa pubblica per l'educazione ammontano a 3 miliardi di euro. E sono solo un'anticipazione della riforma dell'intero sistema educativo che il governo si prepara a realizzare per il corso scolastico 2013-2014. Il rischio maggiore al quale si va incontro è creare significative differenze nel'accesso all'educazione pubblica tra le Comunità autonome. In assenza di una lista dei servizi minimi da garantire, ciascuna Giunta regionale assegnerà fondi in base alla propria disponibilità con la conseguenza che, ad esempio, una famiglia andalusa dovrà sobbarcarsi per la formazione scolastica del figlio una spesa maggiore rispetto ad una catalana. Oltre che sui costi, la riforma determinerà disuguaglianza anche sulla qualità del servizio offerto. Molti istituti dovranno rinunciare ad attività extracurricolari, in particolare alle clases de refuerzo, lezioni pomeridiane rivolte, soprattutto nei colegios (scuola primaria), a bambini con difficoltà d'apprendimento.

Un "otoño caliente"

A lasciar intendere che il mondo della scuola non accetterà di buon grado la politica dei tagli del governo sono le parole del sindacalista José Campos, segretario generale della FE-CCOO, che ha annunciato un autunno "caliente". La protesta coinvolgerà l'intero sistema educativo, dalla Infantile all'Università e sarà coordinata dalla Piattaforma di difesa della scuola pubblica con la partecipazione dei sindacati dei professori, dei genitori e degli alunni. Il 15 settembre è prevista a Madrid una marcia organizzata dai sindacati UGT e CCOO e guidata dall'esercito dei 20.000 insegnanti (5.000 nella sola Andalucia) lasciati a casa come diretta conseguenza dei tagli. Sarà il primo atto di una battaglia per una scuola di qualità e uguale per tutti che potrebbe culminare con uno sciopero generale a novembre.