Si chiude con una salto temporale nel 2011 la serie tv sky 1994, che era partita da Tangentopoli  e finisce per raccontarci 20 anni di Italia, sorprendendo i telespettatori fino alla fine.

E sì, perché dopo il "rocambolesco" matrimonio tra Leo Notte (Stafano Accorsi) e Veronica Castello (Miriam Leone), nato sullo sfondo del primo Governo Berlusconi che cade sfiduciato dall'alleato Bossi, la vicenda dei protagonisti di questa trilogia si chiude nelle 24 ore che precedono la caduta del Berlusconi 4,  il 12 novembre del 2011. Chiusura ideale di un'epoca, la fine di un tempo che ha trasformato per sempre il nostro paese.

Questo 1994 – depurato dai protagonisti minori o secondari – è stato scritto benissimo. Il medesimo team di autori (Stefano Sardo, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi) ha dipinto, puntata dopo puntata i singoli personaggi. Piccoli quadri caravaggeschi dove emergono luci ed ombre di ciascunodi essi: di Leo, Veronica, di Pietro Bosco, Scaglia … ma anche di Di Pietro e naturalmente di Silvio Berlusconi, perno centrale di tutta la serie, fino alla fine disegnato appunto con una precisione e un’umanità che nessun altro regista e sceneggiatore erano riusciti a inquadrare.

D'altronde non si poteva chiudere 1994 senza arrivare ad oggi,senza provare a riflettere su dove i vent'anni di berlusconismo e populismo ci hanno inevitabilmente portati.

Il senso di questa trilogia – nata da un'idea di Stefano Accorsi –  è nella bocca di Dario Scaglia, che da fido collaboratore di Di Pietro ritroviamo nell'ultima puntata spalla a spalla con Leonardo Notte. Quando incontra Di Pietro che gli fa vedere come la gente in piazza esulti, dopo che Berlusconi sale da Giorgio Napolitano per dimettersi, gli fa notare che quella gente ha votato tre volte Berlusconi, ha tirato le monetine a Craxi.

"La stessa gente che urlava Di Pietro Di Pietro nel 1992 poi ha votato Berlusconi nelle elezioni del '94. La gente non ci capisce una mazza. E lei adesso gongola. Ma sta tarantella è cominciata con mani pulite. E più andrà avanti e più sarà peggio, a dare ascolto alla gente".

Eh sì, perché nell'ultima puntata si parla di Bunga Bunga, di Gianroberto Casaleggio, di blog, di fake news e di quella nuova idea di fare politica che oggi è protagonista. Siamo partiti da Mani Pulite e siamo arrivati dove siamo ora.

La rabbia del popolo contro le tangenti, è oggi la stessa rabbia alimentata da populismi e nuovi fantasmi.

Mai prima di ora una serie televisiva aveva provato a racchiudere i tempi che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo.

Anche perché forse in questi 25 anni non è cambiato proprio niente.

Perché 1994 in fondo è quel che siamo stati, è quel che siamo noi oggi.