Le sardine sono pesci e, si sa, i pesci sono muti.

Tuttavia, da qualche tempo, questi pesci, numerosi e abituati a riempire in massa gli spazi, stringendosi fino a comporre quasi un corpo unico, hanno iniziato a lanciare messaggi.

Hanno iniziato, anche loro, a parlare.

Indubbiamente un fatto positivo; se non altro perché a farlo, negli ultimi mesi (o anni), sembravano essere stati solo altri loro simili, più grossi, più pesanti, più cattivi: gli squali.

E dunque, dicevamo, le sardine hanno iniziato a comunicare, ricordando a tutti che nel mare non ci sono solo squali. Hanno, con orgoglio e coraggio, urlato che questi ultimi saranno anche più forti singolarmente ma, se a sfidarli sono milioni di sardine, potrebbero anche battere in ritirata.

Bene.

Se però, uscendo fuor di metafora, il discorso si fa politico, emerge adesso una necessità.

Gli uomini infatti non sono pesci e nella lotta politica, finalizzata a raccogliere voti e consenso, non basta autodefinirsi in contrapposizione a qualcos’altro da cui rifuggire.

Questo errore è stato già commesso un’altra volta, quando allegri girotondi sfidarono Silvio Berlusconi; la storia non finì benissimo.

E’ necessario battersi verso ciò che non si vuole e non si condivide, ma, un minuto dopo, occorre avanzare le proprie idee, le proprie proposte, le proprie visioni su un mondo migliore.

Tutti contro qualcuno può funzionare per un breve periodo, ma, alla lunga, diventa largamente ininfluente. Una maggioranza divisa o indefinita, purtroppo, è destinata a perdere contro una minoranza unita e ben organizzata.

E, allora, diventa utile interrogare queste sardine, aiutandole a definirsi meglio e alla luce del sole.

Una decina di domande, le seguenti, potrebbero già bastare.

  • Per una sardina, Sinistra e Destra sono “ideali del passato” oppure, anche oggi e nel futuro, costituiscono il naturale spartiacque dell’ideologia e, quindi, servono e serviranno a impostare i principi e la direzione verso cui si vuole andare?
  • Le tasse nel nostro paese sono troppo alte e, quindi, costituiscono la causa della vergognosa evasione fiscale oppure, al contrario, sono così esose perché in troppi scelgono impunemente di non pagarle, facendone ricadere il peso sugli altri? E, quindi, bisogna partire dalla riduzione delle tasse (tagliando inevitabilmente i servizi) oppure dalla lotta all’evasione, senza distinguere quella grande, fatta dalle potenti multinazionali, da quella di massa, fatta da tanti liberi professionisti, artigiani e commercianti? Pagamenti elettronici, carcere per gli evasori e abolizione perpetua dei condoni oppure solo chiacchiere?
  • I partiti politici sono utili nella società per guidare le masse popolari ed organizzarle oppure questa può andare avanti grazie ai movimenti, in grado di guidarsi da soli (magari avendo alle spalle società private)?
  • Uno vale uno, a prescindere dalla conoscenza, dalla cultura, dalle competenze, oppure la società, per sua natura, deve necessariamente prevedere meccanismi meritocratici e conseguenti organizzazioni piramidali?
  • Di fronte alla strutturale disoccupazione di massa, la soluzione è quella del Reddito di Cittadinanza, che consiste nel pagare (poco) le tante persone che non lavorano oppure ridurre  (a parità di salario) il lavoro che c’è, per chi lo ha, redistribuendolo anche verso chi ne è privo? Continuare a far lavorare tanto chi è occupato, facendolo inevitabilmente ammalare di stress, e pagare qualcosa a chi non lavora, rendendolo sostanzialmente alienato, oppure avere più coraggio e iniziare a donare maggior tempo libero a chi lavora, dando una parte di quel lavoro a chi è disoccupato?
  • Le elezioni servono, oltre che a rappresentare le tendenze dell’elettorato, a formare maggioranze parlamentari in grado di governare oppure può andar bene quanto accade ormai da anni, in Italia come in Europa (Spagna, Germania ecc..), ovvero che nessuno vinca, anche se arrivato primo? Fino a quando sarà lecito assistere a pur legittime dinamiche parlamentari senza che queste degradino in puro trasformismo, basandosi su alleanze tra chi aveva chiesto il voto con programmi e ideali diametralmente opposti? Insomma: sistema maggioritario o proporzionale?
  • In un mondo in cui il distacco tra pochi ricchi, sempre più ricchi, e tanti poveri, sempre più poveri, è giusto continuare a non fare sostanzialmente nulla oppure il tabù di una legge patrimoniale potrebbe essere abbattuto e servire a creare una nuova modalità di riequilibrio? In Italia, ad esempio, il 5% della popolazione detiene metà della ricchezza nazionale, mentre l’altra metà è nelle mani del restante 95%. Continuiamo allora a ripetere scioccamente che “la prima casa è sacra e non si tassa”, che “le ricchezze donate in successione da una generazione all’altra sono sacre e non si tassano”, oppure cambiamo decisamente marcia?
  • La politica deve essere finanziata da tutti i cittadini tramite fondi ad hoc (magari con controlli più efficaci del passato per evitare arricchimenti indebiti) oppure si lascia tutto alle donazioni dei privati, che, grazie alle loro elargizioni, condizionano con la loro forza economica le scelte strategiche di Governo e Parlamento?
  • Di fronte alla perenne carenza di fondi per sanità, trasporti, scuola, università e ricerca scientifica, ha ancora senso investire tante risorse in armamenti e spese militari? Non sarebbe meglio avere qualche caserma e qualche reggimento in meno al suo interno e, in compenso, più medici e infermieri, più treni nelle metropolitane, più ricercatori e progetti di ricerca nelle nostre università, più asili nido?
  • Si parla molto spesso di pensioni e di età pensionabile. Tuttavia nessuno mai propone una cosa semplice: perché continuare a uscire dal mondo del lavoro “di colpo”, da un giorno all’altro invece che in modo graduale, facendo part-time negli ultimi 3 anni lavorativi? Questo avrebbe benefici effetti, sia psicologici (evitando il trauma di chi deve dare, improvvisamente, un altro senso alla propria vita, fatta fino al giorno prima di lavoro e poco più), sia pratici, per coloro che, avendo una certa età e purtroppo una salute non più perfetta, non possono più reggere a ritmi frenetici, maggiormente compatibili con età più giovanili.