In occasione di un incontro alla sede italiana dell’Agenzia Spaziale Europea con Luca Parmitano, ho avuto modo di venire a conoscenza di una realtà la quale mi era fino ad allora ignota e che fin dal primo momento ho apprezzato, ma anche provato un po’ di invidia. Perché invidia? Perché i ragazzi del WeFly! Team non conoscono la parola “arrendersi”: nonostante sia una pattuglia composta quasi del tutto da piloti diversamente abili, unica nel mondo e nel suo genere, queste persone non si sono arrese alle grosse difficoltà che la vita gli ha posto davanti e sono comunque riusciti a coronare il loro sogno di volare.

Una forza di volontà che, forse, in molti di noi oggi non possiedono: spesso assistiamo ad amici che si fermano davanti alle prime difficoltà. Me compreso. Eppure i ragazzi del WeFly! Team non si sono mai fermati e sono andati avanti, raggiungendo il loro obiettivo.

Com’è nato però il team e qual è il loro obiettivo? A tal proposito, ho deciso di girare questa ed altre domande ai diretti interessati: Alessandro Paleri e Marco Cherubini, piloti del WeFly! Team.

G.: Come nasce il progetto del WeFly! Team e qual è l’obiettivo che vi siete imposti?

A.: Il progetto è nato ufficialmente nell’estate del 2007 quando eravamo in vacanza dal nostro attuale istruttore di volo, al quale avevamo chiesto di addestrarci un po’ meglio. E’ nata quindi come un’esigenza nostra e da lì, dopo un mese di addestramento intenso, i risultati sono stati eccellenti e da quel punto, abbiamo deciso di renderla una cosa seria.

M.: Il progetto WeFly! Team nasce nel 2005 composto solo da Alessandro e da Fulvio Gamba appunto per far vedere per portare il visto che i Baroni Rotti, che è l’associazione dei ragazzi disabili che volano, come testimonial volevamo far vedere in giro per gli airshow che le persone in carrozzina potevano volare. Poi nel 2005 è stata fondata l’associazione ed è nata la vera e propria WeFly!Team e da allora partecipiamo agli airshow internazionali con gli aerei più attrezzati per poter portare la bandiera dei baroni in tutto il mondo. Come l’Areonautica ha le frecce tricolori, i Baroni Rotti praticamente hanno il WeFly! Team, ironicamente parlando.

A.: Il mondo però ci conosce come WeFly! Team a partire dall’estate del 2007. Il tutto è nato per un “gioco”: ci trovavamo in vacanza dal nostro attuale istruttore di volo, al quale avevamo chiesto di addestrarci un po’ meglio. E’ nata quindi come un’esigenza nostra e da lì come diceva poco fa Marco, dopo un mese di addestramento intenso, i risultati sono stati eccellenti e da quel punto, abbiamo deciso di renderla una cosa seria.

G.: I corsi che i piloti devono sostenere e le strumentazioni di bordo, sono in qualche modo diverse rispetto agli altri?

M.: Sono dei corsi normalissimi: per imparare a pilotare un aereo, a prescindere dall’essere diversamente abile o meno, non c’è nessun tipo di differenza. La teoria rimane invariata così come la visita medica per conseguire l’attestato, in quanto è un semplice controllo clinico. L’unica cosa è che noi durante l’addestramento impariamo da subito a comandare l’aereo ma abbiamo bisogno di strutture che siano attrezzate per i vari tipi di disabilità…
A.: In Italia infatti abbiamo diverse scuole, mi pare siano sei, dislocate in maniera omogenea in tuttoil territorio.

M.: Esatto. L’insegnamento comunque, come ha detto più volte il nostro istruttore (che è il numero quattro della nostra pattuglia), rimane completamente identico in entrambi i casi.

Quali sono i rapporti con gli astronauti, in particolar modo con Samantha Crisotoforetti?

M.: Abbiamo conosciuto Samantha durante uno di questi eventi, dove è entrata a contatto con il mondo dei diversamente abili come piloti. Lei, venendo dal mondo dei piloti militari non conosceva la possibilità del volare per delle persone come noi. Ha avuto quindi l’occasione di volare a bordo con Alessandro e si è resa conto che la disabilità… Anzi, è proprio la gente che ti sta attorno a farti sentire disabile, non te stesso o la disabilità di per sé, perché nel volare si è tutti disabili: l’uomo non è in grado di volare, cammina solamente.

Anzi, è proprio la gente che ti sta attorno a farti sentire disabile, non te stesso o la disabilità di per sé

Nel mondo del volo siamo tutti disabili in quanto nessuno è in grado di volare. Anche lei quindi l’ha appurato e sperimentato sulla propria pelle: quando ci credi in una cosa e la vuoi fare, basta un po’ di determinazione e le cose si possono fare. Allora lei ha “sposato” il nostro team come testimonial e durante la sua missione, che appunto partirà il 24 novembre, porterà una nostra bandiera, riportandocela successivamente. Noi gliel’abbiamo consegnata durante una cerimonia che abbiamo fatto a Cremona il 14 giugno e lei la porterà come segno, anzi, come slogan della nostra collaborazione: “WeFly con Futura, Dare to Fly”. Osare di volare, a prescindere dalla situazione: che uno sia disabile o meno.

G.: Ad oggi, considerereste recapitato il messaggio del vostro gruppo?

A.: Sai, recapitato vorrebbe dire una trasmissione da A a B e la nostra non sarà mai completa. Noi continuiamo nel nostro percorso, cercando una platea sempre più allargata e di stabilire dei contatti che vadano oltre l’ambiente dell’aviazione e dell’Aeronautica. Attraverso progetti e collaborazioni, noi vogliamo sempre di più toccare il maggior numero possibile di persone, in maniera tale di passare questo messaggio nel miglior dei modi. Indubbiamente ogni volta che una persona mi contatta vuol dire che il nostro messaggio l’ha colto ma l’importante, e tu lo saprai meglio di me, è che per fare informazione ci vuole una platea colta e gli strumenti adatti per le diverse platee. Questa missione durerà sempre probabilmente, con noi o chi prenderà il nostro testimone.

M.: Noi, con l’aiuto dell’ESA, ASI, Aeronautica stiamo lavorando molto bene per divulgare questo messaggio. La stampa ed i media ci stanno aiutando molto nello scopo ma secondo me è un buon inizio per divulgare questo messaggio. Di sicuro non siamo arrivati, la gente ha bisogno di sentirselo dire tutti i giorni: una persona quando ha difficoltà nella vita quotidiana ha bisogno di qualcuno che gli dica di andare avanti. Non penso quindi che con un evento si possa ritenersi soddisfatti. Io ritengo che questa mia voglia di far capire alla gente che non bisogna mai arrendersi bisogna farla in continuazione, perché la gente ha bisogno di sentirselo dire.

Questi i recapiti social del team

Twitter: @weflyteam

Facebook: WeFly! Team

Sito: www.weflyteam.com

Si ringrazia Alessandra Barucchieri per le foto