Dicono che sia una chiocciola. Ne prendo atto. In fondo, non è poi così importante il nome che gli altri vogliono darmi. Io mi sento comunque un essere reale in carne e ossa, o meglio in polpa e guscio. Non sono come alcune mie “simili”,  che vivono – contente loro – un’esistenza placidamente virtuale, sistemate proprio nel bel mezzo degli indirizzi di posta elettronica degli umani del ventunesimo secolo. Quelle chioccciolette  lì , secondo me, si sono vendute l’anima digitale in cambio della popolarità globale e dello sviluppo tecnologico illimitato. Spesso si pavoneggiano dietro lo pseudonimo molto trendy di “At” e  si presentano con le sembianze glam di una @.

Io sono invece reale , anzi state attenti a dove mettete le vostre distratte estremità, così eviterete di passarmi sopra, distruggendo così la mia adorata casetta e con essa anche il suo contenuto vivente, ovvero me. La conchiglietta che mi ingloba e sovrasta è per me una vera unità abitativa. Lì dentro passo la vita intera e non mi passerebbe mai per le antenne la tentazione di procurarmi un’abitazione più grande e confortevole. Quella è semmai un’aspirazione che lascio a voi e – al limite – ai miei amici paguri, a cui piace tanto cambiar “casa”. Ne conosco una coppia che ha girovagato a lungo alla ricerca di conchiglie vuote di prestigio dove sistemarsi. Alla fine ne hanno trovate un paio niente male a due passi (non so per la verità cosa esattamente significhi questa espressione umana) dalla sottoscritta.

Quando sono nata avevo già il guscio sul dorso, la mia casetta. Essa è cresciuta con me. Ho una ghiandolina – che forse ora avrebbe ora bisogno di un tagliando di controllo – che riesce a produrmi la giusta “pozione magica” in grado di ingrandire il mio involucro. Quando ce n’è bisogno, ho anche l’auto-produzione delle giuste sostanze per fare delle piccole riparazioni alle pareti esterne e interne.

Come funziona tutto ciò? Ho fatto qualche studio di auto-conoscenza su questa mia particolare forma di crescita personale. La mia conchiglia, per quanto sono riuscita a comprendere, cresce in cerchi annuali che poco a poco si avvolgono a elica attorno a una sorta di bastoncino. Nel momento in cui la mia casetta raggiunge la taglia massima – in rapporto alle mie dimensioni – l’accrescimento si arresta. Ingegnoso, vero?

L’altro giorno, strisciando su di un variopinto pezzo della vostra carta stampata, ho letto qualcosa che mi riguardava. Ignoro di preciso cosa significhi leggere, a dire il vero. Fatto sta che per una sorta d’inspiegabile fenomeno ermeneutico sono riuscita a comprendere quegli strani segni che imbrattavano quel bel foglio altrimenti bianco dove mi ero posata. So che voi umani chiamate quei segni scrittura. Ripeto, non so proprio come io abbia fatto a capire il significato di quei segni, ma li ho compresi, prendo atto di ciò e ringrazio l’Universo per avermi dato questa facoltà che mi sembra abbastanza utile.

Su quel foglio un signore francese parlava di me, ne sono sicura. Per la verità, questo monsieur Latouche mi definiva lumaca, e le lumache noi chiocciolette le riteniamo delle sventurate senzatetto prive di guscio. Ma tant’è. I francesi poi hanno di solito un grosso concetto delle lumache, ma solo quando si tratta di farle finire nei menu dei loro ristoranti. Escargots,  mi sembra che le chiamino. Ma questo deve essere un francese diverso, perché non sembrava parlare di me dall’inquietante punto di vista nutrizionale. Questo monsieur ( boh?!) Latouche mi indicava agli umani come esempio da seguire. Addirittura! Un esempio per gli umani, una insignificante chioccioletta come me?

La Francia è un Paese che pare sia vicino all’Italia dove vivo, ma “vicino” non è un concetto ben tarato sulle possibilità di noi chiocciole e delle cugine lumache. Per raggiungere questa Francia da qui dove mi trovo, penso che ci vorrebbe qualche centinaio di generazioni discendenti dalla sottoscritta. La pagina su cui stavo strisciando diceva proprio così: «la lumaca costruisce la delicata architettura del suo guscio aggiungendo una dopo l’altra delle spire sempre più larghe, poi smette bruscamente e comincia a creare delle circonvoluzioni stavolta decrescenti. Una sola spira più larga darebbe al guscio una dimensione sedici volte più grande. La lumaca, evidentemente dimostra maggiore saggezza degli uomini, “capisce” che quell’eccessiva grandezza peggiorerebbe la qualità della sua esistenza e allora abbandona la ragione geometrica in favore di una progressione aritmetica». Bello, davvero! Merci (?!) monsieur Latouche.

Io sarei quindi più saggia degli umani, a quel che ho capito. Un po’ ci avevo pensato a questo fatto qui della saggezza, ma non ne ero così convinta. Felice? Sì, lo sono abbastanza. Gli umani, sono anche loro felici? Non lo so. Per quel che se ne vede da quaggiù, consumano troppo, buttano via troppo e si mangiano quasi tutta la natura circostante, non solo qualche fogliolina abbandonata come la sottoscritta. La loro “crescita” non riesce né vuole riuscire a fermarsi come faccio io con la mia casetta. “Sviluppo” lo chiamano loro, se non sbaglio. Un vero delirio, secondo me, perchè alla fine producono anche roba che non consumeranno mai!

Essere convinti che sia possibile una crescita infinita sul pianeta Terra mi sembra irragionevole. La terra, che io ne sappia, è finita per definizione. Lo so io che sono chioccioletta e gli umani no? Strano. Gli umani del resto sono "particolari". Basti pensare che quando s’inviano tra loro tutti quei messaggi con i loro apparecchi vibroluminosi, mettono sempre di mezzo noi chiocciole. Sì, è vero, si tratta di quelle virtuali con la puzza sotto il naso che si fanno chiamare “At”, che a me non stanno tanto simpatiche. Però sempre di chiocciole si tratta e non capisco perché  siano attratte da una crescita incontrollata, sia pure solo virtuale.

r.b.