in foto: Klimt, Il bacio, 1907 –1908

Oggi, vi voglio parlare d'amore autentico, il primo che si può definire a partire da se stessi facendo leva sul concetto di autostima, ed il secondo, amore per gli altri e per le cose che ci circondano.
Definita come “Il senso di sicurezza nelle proprie capacità”, l’autostima, racchiude tantissimi significati. In particolare, è legata al concetto di “assertività” che è la capacità di farsi valere con la persuasione, orientando le scelte e ottenendo il consenso altrui.
L’assertività, da non confondere con l’autorità, fa capo all'autorevolezza di una persona che riesce a trasmettere in un gruppo sociale. Tutto questo dipende dal grado di riconoscimento delle sue capacità da parte degli altri, ma soprattutto dalla sua voglia di mettersi in discussione e quindi dal suo stesso grado di autostima.
Non esistono persone assertive per nascita, ma è un percorso che si alimenta con le esperienze e la capacità di comunicare le proprie esigenze emozionali. In particolare, le persone coerenti nei loro comportamenti, possiamo dire, che godono di una certa autostima.
Ho chiesto al Dottor Antonello Viola alcune domande su questo lungo percorso da fare con se stessi, prima di stabilire una relazione con qualcuno.
La prima domanda da farci è capire se siamo coerenti nella vita, se i nostri pensieri si traducono in azioni e se questa è una prerogativa basica per definirci “normali”. Partendo da questo assunto, ho voluto scoprire qualcosa in più sui rapporti di coppia e sulla scoperta del vero amore…

Dottore, ma è davvero così certo che la coerenza sia la caratteristica essenziale di coloro che sono definiti "normali"? Quante persone coerenti lei ha conosciuto nel corso della sua carriera? Una stima approssimativa…
Come Freud, e come una buona parte di psicoanalisti e di psicoterapeuti di formazione analitica o psicodinamica, ritengo che in realtà non esista una normalità assoluta, essendo tutti gli esseri umani, almeno in una misura minima, nevrotici. Ciò che consente di distinguere il livello della patologia è oggettivamente il dato quantitativo, piuttosto che quello qualitativo: vale a dire la frequenza della ricorrenza delle manifestazioni patologiche, disfunzionali, disadattive. Ciò premesso, ritengo che anche il fattore incoerenza dovrebbe essere valutato in questi termini: con quale frequenza un individuo esibisce comunicazioni verbali e non verbali incoerenti e/o incongruenti? Qual è la congruenza delle sue comunicazioni verbali e i suoi comportamenti? Quanto coerenti sono i suoi comportamenti con le sue comunicazioni verbali e non verbali?
Non ho alcun dubbio sul fatto che una personalità coesa, armonica, caratterizzata da un Ego sufficientemente forte e con una buona dialettica tra le istanze dell’Es e del Super-Io, presenti un basso livello d’incoerenza, fermo restando che anche le persone cosiddette “normali”, almeno qualche volta sono anche loro incoerenti.
Non ho mai fatto stime sull'incoerenza, pertanto mi riesce difficile risponderle. Posso dirle comunque, che in ambito clinico spesso si rileva che le persone che hanno subito una marcata esposizione a condotte incoerenti, e dunque ambigue o disorientanti, ne hanno riportato come conseguenza una serie di problematiche di natura psicologica e un notevole livello di malessere psicologico.

Le paure più diffuse possono bloccare un amore nella sua espansione o non esistono paure che fermino l'amore?
La paura può considerarsi l’esatto opposto dell’amore. Laddove la paura stia occupando uno spazio lo sta sottraendo all'amore. Pertanto non c’è dubbio che la paura può opporsi come blocco energetico al flusso armonico dell’amore, e che si ponga come vettore di forza esattamente contrario e opposto alla sua controparte, cioè l’amore. Purtroppo le paure possono riuscire a bloccare l’amore, ergendo argini o barriere che a volte può essere anche difficile demolire. Personalmente sono convinto che l’evoluzione dell’Anima segua proprio il sentiero che conduce all'abbattimento progressivo delle barriere della paura e dell’egoismo. Certamente paure ed egoismo riescono a costituire forti resistenze al flusso dell’amore, in qualsiasi sistema caratterizzi le relazioni umane.
E delle sconfitte che la vita ci porta a vivere, qual è l'atteggiamento giusto da riuscire ad avere, per quanto sia possibile metterlo in atto? Più volte, ho sentito parlare di resilenza, ma è davvero tutto legato a questo?
Per quanto riguarda la resilenza, in termini generali questa indica la resistenza dell'Ego, al pari del significato preso in prestito dalle scienze fisiche al riguardo della resistenza dei materiali.
Più specificamente la resilienza in psicologia indica la capacità di resistere alla distruzione proteggendo il proprio Io da circostanze difficili, e dunque la capacità di reagire positivamente a scapito delle difficoltà della vita, la voglia e la volontà di costruire o ricostruire utilizzando la propria forza interiore. La resilienza è dunque una caratteristica dell'Ego, ed in qualche modo riflette comunque l'assetto dell'organizzazione dell'intera personalità. E' evidente che un individuo con un Ego poco resiliente, probabilmente presenta un'organizzazione e una struttura di personalità caratterizzata da fattori di fragilità più o meno marcati.

Le 5 regole per vivere felice: 1) Non odiare. 2) Non ti preoccupare. 3) Dona di più. 4) Abbi meno aspettative. 5) Vivi con semplicità (Anonimo)

Il rapporto sano d'amore, che caratteristiche ha?
A questa domanda posso risponderle facendo riferimento alla teoria triangolare delle relazioni romantiche dello psicologo americano Sternberg, che svolse una lunga ricerca proprio per individuare quali fossero le componenti che possono rendere completa una relazione di coppia e che possono dunque determinarne la durata più lunga possibile. Un sano rapporto d’amore è caratterizzato da una combinazione sinergica, almeno a un livello sufficiente e commisuratamene all'età ed alla condizione psicofisica generale, di tre fattori essenziali:
·passione (desiderio sessuale e tutte le altre emozioni collegate al bisogno di stare vicino alla persona amata
·intimità (il senso di vicinanza e di reciproca comprensione, e la condivisione di pensieri, sentimenti, emozioni, vissuti.
· impegno (la decisione consapevole di sviluppare e mantenere la relazione attuando tutti quei comportamenti che massimizzino la reciproca soddisfazione)
Come dice Sternberg, e io con lui in totale accordo, la combinazione di questi tre fattori qualifica il tipo di relazione affettiva: il deficit o l’assenza di uno di questi tre fattori può rendere più o meno problematica la relazione.
Naturalmente, doverosamente aggiungo che molto difficilmente in una relazione di coppia possono essere presenti contestualmente questi tre fattori (almeno una volta superata la classica fase di innamoramento in cui generalmente sono invariabilmente presenti), se uno o entrambi i partner presentano sensibili problematiche di personalità, sia che si tratti di modelli d’attaccamento insicuri o di stili o disturbi di personalità variamente disfunzionali o patologici.

Quindi il vero amore parte prima da noi stessi, su di un lungo lavoro da fare nel corso degli anni e delle esperienze acquisite, un percorso che prevede innanzitutto coerenza e capacità di imparare dagli errori fatti. Assumere un atteggiamento resilente, vuol dire, proteggerci in base ad eventi e situazioni che ci potrebbero mettere in difficoltà. Probabilmente, dovremmo rivedere un po' i nostri concetti di “amore” e capire fino a che punto siamo disposti a rischiare, o a mollare e chiederci se il vero amore non richieda tutti questi sacrifici per essere felici.