Viaggiare in terza classe cosa vuol dire? Per chi come me non ha potuto vedere la terza classe dei treni si deve rifare al fatto che fu abolita nel '56, ma ricordo di averla vista perché si continuò a viaggiarci pagando il biglietto di seconda. Il viaggio della giornalista Martà Ajò è metafora della condizione femminile che pur avendo abbandonato “sulla carta” le discriminazioni, in realtà sa di esserne ancora vittima pagando un prezzo alto. La storia di questa donna coraggiosa e tenace inizia da una lotta di sopravvivenza a partire dall'infanzia e dalla formazione umana e culturale ad una politica sana e ricca di ideali. Non parlo mai di politica, ma in questo caso siamo difronte ad una missione dove il termine politica è di chiara provenienza greca. Polis, città stato ideale ora irrealizzabile dove il cittadino vive la propria missione di politikon alla ricerca del benessere comune, è il luogo di appartenenza della vicenda narrata. In un partito ormai scomparso, quello socialista, il garofano è appassito, scrive Marta, dandoci un'idea netta della fine e della delusione, un partito dove lei fa carriera lottando e lavorando duramente. I suoi viaggi per il mondo non sono passeggiate vacanziere, ma ore di duro impegno lontano da casa e da una bambina in crescita, sua figlia, che la reclama. Una donna dilaniata tra il ruolo sociale e quello privato, una madre sensibile che avverte il richiamo della maternità. Marta, grazie al suo lavoro preciso e competente, ha partecipato attivamente alla creazione delle Pari Opportunità dando corso ad una auspicata solida presenza delle donne nella politica e nella società civile. In questo libro si avverte la fatica, la soddisfazione e tutto un percorso di un profondo impegno: è testimonianza in prima persona di un pezzo della nostra storia e del lavoro di una donna reso più complicato dai muri contro cui è andata a sbattere. Ma il libro è anche l'incontro con persone, al di là del genere, capaci di vera collaborazione e solidarietà, nonché talvolta di amicizia reale. Leggendo entri in un mondo che non conosci ma al quale senti di appartenere, un mondo dove le donne pur essendo belle non usano il corpo per fare carriera. Viaggio in terza classe è un libro che non rievoca con nostalgia, racconta con lucida determinazione il suo personale ruolo nella crescita del nostro Paese.

Grazie alle sue risposte possiamo cogliere aspetti dello scritto capaci di avvicinarci a questa lettura.

Marta, cosa significa viaggiare in terza classe?

Naturalmente viaggiare scomodi, avere i posti a sedere duri, nessun comfort e nessun diritto alla prenotazione. Che nel mio viaggio in politica ha voluto dire faticare a tradurre in azione ideali e pensieri in favore degli altri anziché privilegiare i propri egoismi, resistere e donarsi senza chiedere scorciatoie né appoggi.

La tua collaborazione con il Partito Socialista ti ha portata ad essere una dirigente nazionale. Come hai vissuto da donna quella esperienza?

Non si diventava dirigenti politici per nomina, ma per meriti. Che si conquistavano nel dimostrare la propria capacità a recepire le istanze della società, nel condividere, di quel partito, ideali e direttive politiche, nel promuoverle con dedizione e sacrificio. Non si entrava in politica per scalare le vette del successo personale e non sono mancati i momenti difficili.

Nel libro si percepiscono i sentimenti umani e femminili di una donna che ha sempre cercato la parità. A che punto siamo?

Il Psi, non dimentichiamo, era il partito di Anna Kuliscioff. L’avere posto al centro della sua azione riformatrice l’uguaglianza e il diritto dell’individuo non poteva prescindere da un’attenzione verso le discriminazioni sociali e politiche nei confronti delle donne. Era inevitabile che le dirigenti dimostrassero una particolare sensibilità in questa direzione. Ciononostante per molto tempo, esse sono state confinate in incarichi minori o discriminate. Si insinuava, anche nel Psi, una cultura maschilista che tollerava le dirigenti, cercando contemporaneamente di arginarne la forza e l’intraprendenza. Poi, per fortuna, si sono arresi e le socialiste sono state fra le più battagliere artefici della rivoluzione femminile, sostenendola e diventando la parte più attiva per la realizzazione legislativa di molte leggi in favore delle donne. Tutte le conquiste fatte in questa direzione portano la firma delle socialiste. Quando le fondamenta sono forti, costruire i piani ed abbellirne gli intonaci risulta più semplice. Ma dobbiamo ancora arrivare al tetto.

Se tu potessi ritornare indietro rifaresti il tuo percorso? Se sì cosa cambieresti?

Non sono ancora riuscita a darmi una risposta! In quegli anni, in quella storia credo di sì. Con il senno dell’oggi non ne sono così sicura. Se poi avessi la bacchetta magica e mi trovassi, con l’esperienza attuale, di nuovo a fare politica in quella realtà, cambierei tutto ciò che ha reso il mio impegno troppo di servizio e pretenderei di rivestire quegli incarichi che spesso, a me come altre, sono stati sottratti o negati ingiustamente.

I dirigenti del PSI che hai conosciuto, penso a Bettino Craxi ma non solo, ti hanno trattata alla pari?

Se i dirigenti politici, allora come oggi, attuano e perseguono un percorso di potere, cercheranno comunque di dimostrare la tua incapacità. La sottomissione di genere, non molto diversa dalle altre, ha mirato sempre a dimostrare l’inferiorità femminile. La differenza di genere viene usata in modo strumentale per denigrare il tuo lavoro e si sa che un posto vacante si può sempre riempire. Eliminare donne intelligenti, capaci e agguerrite fa parte di un sistema più ampio di difesa del potere. Craxi era un grande dirigente politico, per alcuni aspetti illuminato, ma con alcuni difetti tipicamente maschili. Dalle donne, come da tutti gli altri, pretendeva fedeltà e obbedienza ma ha sostenuto il loro protagonismo politico. La parità in quel partito, anche fra dirigenti, è stata sempre una cosa irrisolta.

Il viaggio non si conclude mai, ti senti ancora in terza classe?

La terza classe è stata tolta da molto tempo. Anche in politica ora si può viaggiare comodi, avere la prenotazione, soprattutto organizzare bene le mete del viaggio. Quando il vagone su cui sei salito prevede solo la terza classe, il viaggio e la ricerca per cambiare posto è vano e la meta continua ad apparire lontana.

Viaggio in terza classe, ed. Kien Publishing International