Il 16 marzo 2014, a distanza di vent'anni, circa 6000, persone tra cui 5000 scout dell'Agesci, si sono riversate tra le strade di Casal di Principe (CE) per rendere ancora vivo il ricordo di don Peppe Diana. Vent'anni sono passati dal 19 marzo 1994 in cui un prete, uno scout, un uomo libero ha perso la vita difendendo e rendendosi testimone di valori veri, autentici e forti. Don Peppe ha speso la sua vita perseguendo l'obiettivo unico della libertà, giustizia e dignità dell'essere umano.

Sono trascorsi diversi anni e la morte non ha spento le speranze di chi crede in un futuro migliore.
E' in questi casi che si riesce a dare risposta al dolore di una perdita. La morte non ha portato via ma ha aggiunto forza alla voglia dei natali casalesi, dei campani e di tutti gli italiani di credere che domani sarà un giorno migliore, un giorno senza camorra. La morte è sconfitta grazie al ricordo rinnovato negli anni, di una persona che non ha voluto stare in silenzio e subire ma che, con coraggio, si è contrapposta al potere malvagio della criminalità organizzata. Per questo si può dire che don Peppe non è morto, ma vive in tutti quelli che portano con se il suo insegnamento dato dalla sua testimonianza. Ogni volta che scegliamo di stare dalla parte giusta, di non avere un atteggiamento camorristico, di non tacere, renderemo ancora vivo don Peppe e tutte le vittime innocenti. Il loro sacrificio non sarà vano se noi avremmo, ogni giorno che passa, sempre più coraggio nell'affrontare quei "uomini d'onore" che non hanno nulla a che vedere con il vero onore. Gli uomini d'onore sono coloro che meritano fiducia perché veritieri ed onesti, come don Diana e tutti quelli che hanno scelto di vivere sacrificandosi e rendendosi testimoni del Vangelo, della giustizia, dell'onestà e di tutti i valori positivi che fanno di un individuo un "Uomo" o una "Donna".

Durante la manifestazione del 16 marzo 2014, il clima era molto disteso, quasi come se si fosse ad una festa di compleanno. I sorrisi erano stampati sui volti dei partecipanti. Ci si potrebbe chiedere il perché. Come mai 5000 scout sorridono, cantano, ballano, scherzano invece di restare in silenzio avvolti nel dolore? La risposta è data dal semplice ed unico fatto che il miglior modo di vegliare e ricordare un sacrificio così esemplare è di dimostrare la voglia di cambiamento, nello stile unico degli scout. Uno degli articoli della legge scout recita così: "Sorridono e cantano anche nei momenti di difficoltà". E' un modo di portare avanti gli ideali che hanno riunito, non solo quei 5000 scout presenti, ma tutti coloro che ripudiano la camorra.
L'evento ha dato una carica speciale ai presenti. Molti di questi ragazzi, manifestano con ancor più vigore l'orgoglio di essere scout e l'appartenenza ad un mondo sano e pulito, libero dalle mafie. Durante il corteo, simbolicamente, i manifestanti hanno deciso di osservare, ascoltare, gridare contro l'ingiustizia e di sporcarsi le mani per aiutare la propria terra.

Personalmente, alla fine di questa giornata intensa mi sono portato a casa i sorrisi dei ragazzi. La luce accecante del sole, che quel giorno più che mai splendeva nel cielo per ricordarci che, sulla nostra strada, ci sarà sempre una luce ad illuminarci il cammino. Mi sono portato l'emozione che mi ha trapassato l'anima quando sono arrivato davanti la tomba del nostro don Peppe. Mi sono portato a casa, soprattutto, i passi che ci hanno spinto fino a qui e quelli che ci saranno in futuro. Perché credo in un domani migliore.
Grazie Peppe per il tuo essere testimone, ancora oggi dopo vent'anni dalla tua morte, perché questo significa risorgere dalla morte e diventare immortali. Grazie perché in fondo sei "uno di noi" e questo ci tiene lì, legati indissolubilmente a te.