Lasciate che vi racconti una storia: nel disordine di parole, pensieri, idee e dita sporche di inchiostro, proverò a scegliere un punto di partenza. Ma non un punto qualsiasi, io lo chiamo “punto felice”: quel posto nell’universo in cui le certezze sono svanite e la magia ha avuto inizio; quel luogo in cui la stanchezza l’ho messa a tacere in un angolino e credevo di sentire la musica in sottofondo, anche se la playlist era OFF, perché qualcuno nella stanza accanto dormiva già da un pezzo.

Non avrei mai creduto che quella giornata, forse, avrebbe cambiato la mia vita per sempre. Era una fredda notte di dicembre a Milano e VD ITALY (che a quel tempo non aveva ancora un nome) ha bussato alla mia porta, appena sopra le colonne di San Lorenzo. E così, un abbraccio dopo l’altro, dopo qualche tazza di caffè, il mio primo gioiello un po’ impacciato e molto asimmetrico ha preso forma. All’improvviso, tutta l’energia che avevo intrappolato nelle pieghe della mia anima, si è manifestata in tutta la sua forza e prepotenza.

D’un tratto, la vocina silenziosa ed impercettibile che per 23 anni avevo messo a tacere, ha cominciato a sussurrarmi ciò che il mio cuore già conosceva ma che, ancora oggi, a tratti la mente non comprende del tutto. E quel prevedibilissimo futuro da 110 e lode in Bocconi, non mi bastava più, perchè “il peggior tradimento che possiate fare a voi stessi è rinunciare a ciò per cui vi brillano gli occhi”.

Sfatiamo il primo mito: non basta creare qualcosa di “bello”, che poi chi conosce la definizione di bello? No, "ci sarà sempre un gioiello più bello e perfetto del tuo” (magari anche super chip, made in China) – ma non mi dilungherò su questo tema, non mi sento in competizione con loro. Va detto, tuttavia, che nell’era del fast-fashion, non sono tutte rose e fiori: la concorrenza è feroce e a volte disarmante, ma qualche volta la storia che racconti e l’anima che investi vince sul prezzo più basso o sul marketing sfacciato in stile “rubiamoci le clienti” (tanto finora i tentativi sono stati abbastanza maldestri e poco riusciti).

Come trovare uno "spazio interstiziale”? Una bella pila di libri di marketing e business administration, un’esperienza nel lusso e altri 3 stage, un’incommensurabile passione per il design e l’armonia, nella sua più profonda essenza. Un unico obiettivo: creare qualcosa di diverso, di personalizzabile, di coerente con l’anima di chi lo indosserà e per questo unico al mondo, che potesse conquistare gli occhi, poi le menti, ancora le anime ed infine i cuori. Facile a dirsi, poi nella realtà… tanti interrogativi e poche risposte certe.

Ma poi, l’inaspettato: con un pizzico di fortuna, la prima sconosciuta mi ha contattata e, sì, voleva proprio i miei orecchini ASIMMETRICI e IMPERFETTI. Un inglese direbbe “unthinkable”, uno statunitense “wow”. Io non ci credevo, fidatevi. Con le mani tremanti e il cuore in trepidazione, il primo pacchetto è partito da Milano e da quel momento la mia idea di GIOIELLO SARTORIALE sembrava un po’ meno astratta. Nel frattempo la vita continuava a scorrere e finalmente il quarto stage era terminato ed avevo un “vero lavoro” in una multinazionale, durante il giorno. Di sera, però, il mio sogno continuava ad attendermi sull’uscio, disegnando per i miei occhi nuovi mondi, nuove opportunità. E quei piccoli bruchi, ai miei occhi così bruttini, a mia insaputa cominciavano a far brillare gli occhi a qualche altra donna. Quei difetti, che odiavo (e contro cui ogni giorno sbatto la testa, per provare a migliorarmi), erano in realtà l’essenza, una parte del tutto, perchè nell’equazione della perfezione, nel mio caso, non c’era assenza di difetti.

“La bellezza è negli occhi di chi guarda”, ma qualche rospo da mandar giù è toccato anche a me. Ricordo ancora quella doccia ghiacciata, quel momento in cui ho pensato di non essere abbastanza, di aver sbagliato tutto: quella critica in un primo momento così impietosa da parte di una sconosciuta (e data l'età forse un po' immatura), col passare del tempo mi ha fatta rinascere dalle ceneri e acquisire una nuova consapevolezza: le imperfezioni sono caratteristiche dell’handmade, non ne riducono il valore, bensì ne accertano il pregio e l’autenticità.… Ma questa è un’altra storia e tu che mi hai ferita, meriti un grazie: mi hai resa più forte di allora.

#INDOSSALICONAMORE. Senza rendermene conto, la magia era avvenuta, e non riguardava più solo me. Ogni giorno una nuova donna saliva a bordo e metteva piede nella mia favola: cominciava insieme a me a scrivere una nuova pagina, a coinvolgermi nella sua vita. Per la prima volta, ho conosciuto il potere della condivisione e la bellezza. Ho trovato un universo negli occhi di tutte le donne che ho avuto la fortuna di conoscere, di tutte le vite che ho avuto la fortuna di incrociare lungo la via, molte delle quali mi sono entrate nel cuore e mi hanno cambiata. Mi sono accorta che la felicità è reale solo se hai qualcuno con cui condividerla.

Ancora un cambiamento. “Prendete la vita con leggerezza, che la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Coraggio, mi sono armata di un bel po’ di coraggio, e continuavo a ripetermi che “solo chi osa vince”. Ho abbandonato tutte le certezze costruite con fatica, tempo e pazienza e, ho preparato l’ennesima valigia: un ombrello, un piumino, qualche formaggio e tanti strass.  Anche se di domenica mattina mi sento un bradipo pantofolaio, ho ancora una volta fatto i conti con la mia best half: la #ValeVagabonda. Per vedere un panorama meraviglioso, bisogna rischiare le vertigini: così, un nuovo entusiasmante stimolo, prima di mettere ancora una volta a riposo il cuore.

Londra, Notting Hill. Lo ammetto, non avevo considerato tutte le implicazioni: trovare nuovi fornitori, costi maggiori, valuta diversa, spedizioni oltre i confini nazionali. Ma qui, fidatevi di me, la vista è fantastica e, quanto più è difficile il viaggio, tanto più lo assapori e ne trai un insegnamento, nuove consapevolezze. Da premettere, a me le cose semplici non sono mai piaciute, ma nei primi tempi qui a Londra me la sono complicata un bel po’; se, però, me l’aveste chiesto agli inizi, l’avrei negato categoricamente.

Dopo aver oliato qualche ingranaggio che ancora strideva e aver chiesto aiuto a Lady Patience (ovvero alla pazienza che non ho mai avuto), oggi posso affermare che VD ITALY esiste. E’ un sogno che non si è mai rassegnato ed oggi considero realtà. E’ esplorazione, opportunità, ore che si dilatano, passione, ossessione, veleno e antidoto, un eterno presente, un compagno fedele e costante. E’ sacrificio, armonia, amicizia, immaginazione, luce dopo il buio, una raffica di vento che spalanca ogni porta e finestra. Una droga, di quelle buone si intende. Profuma di poesie, di baci, di amori ancora acerbi, di boccioli che aspettano la Primavera e parole appena sussurrate. Perché le cose belle non si urlano, ma si raccontano sottovoce; perchè le cose belle succedono lentamente.

Il mio consiglio, per te che leggi, è questo: se ancora non hai trovato il tuo sogno, ascolta in silenzio il tuo cuore e, quando ti parla, va' dove lui ti porta. Se, però, il tuo sogno esiste, non abbandonarlo mai, non perderlo di vista: pensaci, pensaci ancora, lascia che ti ossessioni a tratti, respiralo con tutta l’aria che hai nei polmoni e stringilo con tutta la forza che trovi nelle mani e con la determinazione con cui sei arrivato fin qui e non hai chiuso prima l'articolo. Pensaci e lasciati guidare da quella vocina, perchè un sogno non è mai “troppo grande” o “troppo irrealizzabile”.
Non ti prometto che sarà semplice, non lo sarà quasi mai. Ma so che continuerai a ripetere a te stesso, durante il viaggio, “ne vale la pena”. Se puoi sognarlo, puoi farlo.