Nello scollamento generale fra Palazzi e Gente, nella sfiducia ormai cristallizzata fra Paese e Casta (tutte le maiuscole, cosiddette “di rispetto”, indicano una certa stanchezza verso questi cliché) in cui la notte è buia e tutti i gatti sembrano bigi, tutto può apparire privo di senso. I politici essendo tutte persone inaffidabili e i dirigenti pubblici tutti incapaci, il denaro sempre sprecato e gli interventi realizzati sempre contestabili. Questa logica non porta da nessuna parte e se non ricominciamo a distinguere il mal fatto dal ben fatto, i buoni intenti da quelli approssimativi, le attività inefficaci che sprecano denaro da quelle ben impostate e realizzate che valorizzano in territorio, se non ci riappropriamo di questa capacità critica il futuro non potrà che essere funesto, come nella classica profezia che si autoavvera.

La credibilità istituzionale può trarre benefici dall’uscita demagogica degli annunci populisti per imboccare quella della valutazione delle politiche che, spesso annunciata o, peggio, retoricamente realizzata, vede di fatto l’Italia agli ultimi posti dei paesi occidentali quanto a diffusione e credibilità realizzativa.

La fiducia popolare, invece, può essere recuperata con operazioni di partecipazione e comunicazione delle buone politiche. Non partecipazione rituale, né compartecipazione deliberativa nei fatti irrealizzabile, ma una seria, reale, onesta apertura di tavoli di discussione con le parti sociali, con le istituzioni locali, coi cittadini; innanzitutto per informarli.

Può sembrare banale, o troppo misero come obiettivo; “informare” appare forse un livello minimo, troppo passivo (per il cittadino), troppo strumentalizzabile (per il potere). Ed è invece il primo e fondamentale tassello partecipativo in epoca di complessità dell’azione pubblica e di post verità nella circolazione degli umori popolari. È a partire da un dialogo vero fra istituzioni e cittadini che si innesta la possibilità di capire, da entrambi i lati del tavolo, quale sia la posta in gioco, quali i problemi del territorio, quali le risposte praticabili e quali no, e perché.

L’insistenza su comunicazione e partecipazione è presente, con una forte sottolineatura, nel nuovo ciclo di programmazione dei Fondi Europei Fesr e Fse 2014-2020; per questo ogni Regione ha un apposito piano di comunicazione e specifiche attività di partecipazione sui propri territori. E sono previste attività di valutazione sull’efficacia di detta comunicazione e partecipazione. Il punto è che si rischia di scivolare sul banale proprio a causa della complessità del tema: come si realizza una comunicazione efficace? Ma specialmente: come la si può valutare? Il tema è estremamente complesso proprio a livello metodologico. Molte Regioni, per esempio, si limitano a suggerire generiche indagini, focus group, interviste non meglio specificate che verranno, poi, in qualche modo realizzate. Un modo per rinviare il problema. Ma senza la certezza di una valutazione seria, capace di render conto della reale efficacia comunicativa, i piani di comunicazione potrebbero essere solo discretamente scritti e poi distrattamente realizzati, anche perché quello che conta (secondo un errato vecchio modo di ragionare), è fare gli interventi sociali ed economici previsti, mica tanto il comunicare…

Nell’attuale panorama si distingue la Regione Calabria, con un Piano di Comunicazione dettagliato e ampio, con una valutazione innovativa e rigorosa e, quello che più conta, con un reale investimento da parte locale, politica e amministrativa, che sulla questione di un nuovo modo di gestire i Fondi, fondato sulla trasparenza e la partecipazione, ha fatto una bandiera. La Regione Calabria – che presenterà il suo approccio al prossimo ForumPA – potrebbe distinguersi nettamente, e in positivo, da uno storico trend di Regione marginale, proprio partendo dal lato più difficile del problema: portare i cittadini calabresi a capire maggiormente il ruolo dei Fondi Europei nello sviluppo del loro territorio; indurli a partecipare, a candidarsi ai bandi, a intervenire nella coprogettazione dei loro territori.

Una sfida difficile che merita di essere seguita.