L’orologio segna le 18:20. È quell’attimo strano, sospeso tra il giorno e la notte. I colori si stemperano e si fondono tra loro, in un gioco di luci ed ombre, che quasi fa rabbrividire. Tutta la volta del cielo si trasforma in un’enorme tela ed il giorno, ormai stanco, cede il passo all’imbrunire.

Tic – Toc – Tic – Toc. Le lancette si inseguono in una spirale incessante ed i pensieri vanno e vengono, come un flusso di corrente senza sosta.

Una valigia vuota: improvvisamente, ciò che ti circonda comincia a prender vita, gli oggetti si animano, il tuo sguardo ripercorre ogni piccolo dettaglio del tuo “universo in una stanza”, tutti i piccoli frammenti di realtà, nascosti al riparo in un cassetto, accanto alla lista dei tuoi sogni. Rovisti sugli scaffali, sgombri le mensole da ogni cianfrusaglia e riversi il tuo passato sul letto, sul pavimento, un po’ dove capita.

Il tuo viaggio ha inizio proprio qui: quando riponi il primo jeans sul fondo nero, prima ti accorgi e poi sai, con assoluta e consapevole certezza, che devi andare. È il momento più temuto e desiderato, quando le particelle del tuo corpo attivano un meccanismo strano; non ha un nome, non è tristezza, non è malinconia. È, piuttosto, qualcosa di simile alle montagne russe, un intruglio di adrenalina, paura e vuoto allo stomaco, condito con una buona dose di curiosità e di eccitazione. L’armadio, pieno e abbastanza ordinato, ha uno scossone e, in men che non si dica, ne intravedi il fondo.

Forse sei ancora in tempo per fermarti, ma non puoi… non vuoi. Pensi di volare ad alta quota nel tuo immenso planetario, sei un fantastico pilota, scanzonato e temerario; non ti occorre alcun aiuto, sei sicuro del percorso, una guida serve solo a chi viaggia ed ha paura.

Un po’ di musica ti accompagna: scegli bene le tracce e non permettere che la riproduzione casuale si prenda gioco di te. Abbi cura nel decidere le scarpe con cui passeggerai nel tuo futuro, prendi una felpa e qualche sciarpa, per quando avrai freddo, un ombrello per ripararti, occhiali scuri per proteggerti da luci accecanti ed una macchina fotografica, per fermare con un click escursioni in fondo al mare e safari sulla luna.

Il tuo bagaglio ormai è a metà, devi sacrificare qualcosa: non c’è più tanto spazio. Riponi a casaccio schegge del tuo passato, sugli oggetti del tuo futuro: la curiosità e l’ansia fanno i conti adesso con il desiderio di ricordare; vorresti portar tutto con te, hai paura di perdere la strada del ritorno.

È ora che tu decida chi sei e quale parte del tuo passato non sarà più con te, cosa devi o vuoi lasciare alla fermata precedente. Prendi, quindi, i ricordi più luminosi ed intensi, i desideri che hai realizzato ed i sogni che ti hanno cullato; lascia uno spazietto, seppure piccolo, da colmare con le cadute, i piccoli grandi fallimenti, i traguardi non raggiunti. Qualcosa risulta più chiaro, qualcosa meno, qualcosa non lo sarà mai.

Nella valigia ci sei tu e ciò a cui non sapresti rinunciare, non importa quanto durerà l’avventura: un giorno, un anno o una vita. Ti sentirai a casa, vagherai allontanandoti da te stesso, per poi tornare, perderai treni per un pelo, intraprenderai strade nuove e, qualche volta, vedrai da lontano vecchi sentieri già battuti.

Malinconicamente, la strada si allungherà alle tue spalle e vedrai, davanti ai tuoi occhi, la destinazione che si avvicina.