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Usura bancaria: boom di notizie di cronaca. Cosa succede tra banca ed imprese?

Sono sempre più diffuse le notizie di cronaca giudiziaria relative ad abusi da parte degli Istituti di Credito nei confronti delle imprese, per superamento dei tassi soglia. Cosa accade ai rapporti tra Banche ed Impresa? Quali sono le motivazioni che portano al superamento del tasso soglia? Come può tutelarsi l'impresa? Proviamo a fare il punto della situazione. Le banche sono imprese ed in quanto tali nel momento in cui sbagliano vanno sanzionate, consentendo alle imprese di recuperare quanto indebitamente trattenuto

Usura bancaria: boom di notizie di cronaca. Cosa succede tra banca ed imprese?

I rapporti tra banca ed impresa sono contraddistinti molto spesso da una malcelata diffidenza. Gli Istituti di Credito se potessero eviterebbero di affidare le piccole e medie imprese, considerate troppo piccole e poco patrimonializzate per essere un buon cliente (basta pensare all’ottica di Basilea II e III).  Le aziende vedono nella banca un partner che non emerge, nel suo valore propositivo, nei momenti di difficoltà, divenendo spesso una vera e propria insidia per l’imprenditore.  Attenzione: che scrive è un convinto assertore del valore della banche per il sistema imprenditoriale. Non si può ipotizzare alcun tipo di sviluppo in assenza di un adeguato supporto del comparto creditizio. Ciò tuttavia non può e deve giustificare una serie di “anomalie di rapporto” che negli ultimi tempi hanno contraddistinto la cronaca nazionale….e si badi bene, non quella economica, ma quella giudiziaria.

Per non lasciare dubbi di interpretazione ai più ecco una rapida rassegna di alcune notizie recenti:

La lista potrebbe essere lunga diverse pagine, senza contare una certa ritrosia di molti media tradizionali nel parlare di usura bancaria.  Il problema dunque esiste e non è secondario. Proviamo con termini semplici a capire dove è il vero nodo della situazione ossia la valutazione del costo del denaro.

Le norme di riferimento sono molto semplici e dirette. Partiamo da una fonte Europea ossia la Direttiva CEE 87/102 secondo cui il ” costo totale del credito al consumatore è costituito da tutti i costi del credito compresi gli interessi e gli altri oneri direttamente connessi con il contratto di credito, determinati conformemente alle disposizioni o alle prassi esistenti o da stabilire negli Stati membri”. La stessa Direttiva inoltre precisa che il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) è il  costo globale del credito al consumatore, espresso in percentuale annua dell’ammontare del credito concesso e calcolato secondo i metodi esistenti negli Stati membri”. Sono dunque ben chiari due concetti: innanzitutto che nel computo del costo totale del credito rientrano tutte le spese (oltre gli interessi). Viene inoltre individuato il TAEG, punto di riferimento per clienti e banche. Altro punto di riferimento (in ordine cronologico) è la legge 154/92 in tema di “Norme per la trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari”. La normativa esamina con dovizia di particolari  tutti i meccanismi di applicazione delle condizioni contrattuali, dei costi e dei tassi di interesse effettivamente praticati dagli operatori finanziari. La finalità è quindi quella di fornire trasparenza verso tutte le regole ed i meccanismi che spesso non sono così evidenti al risparmiatore.

La norma in assoluto più importante è la legge 108/96 in tema di “Disposizioni in tema di usura”. La legge è molto importante perchè di fatto modifica l’art. 644 del codice penale sancendo che

Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643 si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per se o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, é punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni. Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario

Attenzione:  la norma prevede che ” sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o  compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di di icoltà economica o finanziaria. Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”.

A parere di chi scrive il valore della legge 108/96 è rilevante : il dettato normativo infatti consente all’utente del sistema bancario di individuare il tasso di interesse effettivo (Tasso Effettivo Globale – sigla TEG) pagato per ottenere il denaro in prestito.

L’art. 2 della su citata Legge 108/96 definisce che “Il Ministero del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio Italiano dei Cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli imprenditori finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio Italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia”. Arriviamo così alla definizione del TASSO SOGLIA ossia il tasso individuato trimestralmente che confrontato con il TEG consente di verificare la sussistenza o meno di usura. Il dettato normativo è assolutamente CHIARO. Tuttavia come accade sempre nel Mondo e soprattutto in Italia, non sempre la chiarezza è definitiva.

Banca d’Italia, nella rilevazione del TEG e del Tasso di soglia,  emette una prima circolare nel 1996 “Istruzioni per la rilevazione del tasso e ettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura”,  indicando alle banche come procedere per rilevare il TEG medio applicato ai rapporti di conto corrente.  Ovviamente Banca d’Italia non si rifà alla 108/96 e le sue valutazioni non possono e non devono sostituire il dettato normativo in materia. Eppure…. in ogni valutazione di CTP di Banca e talvolta anche in quella di CTU si continua a confondere ciò che Banca d’Italia ha emanato al fine di consentire alle banche di rilevare in maniera uniforme un dato.  Esiste addirittura un contrasto con quanto definito dal nuovo 644 c.p. e con l’art. 2 della legge 108/96 , escludendo la circolare alcuni elementi di costo (inclusi dalla norma) che risultano spesso determinanti nello sforamento del tasso soglia.  Basti pensare alla commissione di massimo scoperto.

C’è dunque da chiedersi: perché utilizzare un’interpretazione di Banca d’Italia rispetto a quanto previsto in maniera esplicita dalla normativa? Perché alcuni CTU e CTP ancora una volta sembrano voler ignorare (ma esistono anche casi di azioni di responsabilità nei confronti dei CTU da parte di convenuti) la norma a favore di una interpretazione chiaramente “pro banca ” e tra l’altro da utilizzare per fini pratici degli Istituti e non certo per la definizione di quanto previsto dalla norma?

E’ questo il grande equivoco che ancora oggi permane in diverse aule di Tribunale e che oggi molti giudici stanno chiarendo ovviamente a favore della legge.  Non tutte le banche cadono in “anomalie”, ma quelle che commettono errori è giusto che risarciscano le imprese di quanto indebitamente trattenuto. In caso contrario si genererebbero delle condizioni di manifesta concorrenza sleale , in palese non rispetto di quanto previsto dalla norma e dunque vincolante per il mercato stesso del Credito.

Se è giusto che le banche recuperino quanto indebitamente trattenuto dalle PMI in difficoltà , perché non si attua la stessa logica nel caso in cui sia una piccola e media impresa a vantare diritti nei confronti di una banca? Oggi recuperare è possibile: le norme sono chiare, le interpretazioni pure, i tecnici sempre più preparati e l’attenzione sempre più alta anche in logiche di controllo delle spese bancarie e dunque di spending review.

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