Donald Trump ha sorpreso tutti. Si è letteralmente imposto come 45° presidente degli Stati Uniti (almeno per il numero di grandi elettori considerando che Hillary ha preso oltre un milione di voti in più), e lo ha fatto ribaltando tutti i sondaggi (come quelli della Real Clear Politics e del New York Times) che lo davano perdente.

L’attenzione della stampa internazionale è monopolizzata sul suo operato poiché dietro le gesta di Trump, si cela sempre grandissima curiosità. In questi giorni, fa inevitabilmente discutere, la scelta della squadra di ministri che intende incaricare. Ad oggi, il tycoon non ha divulgato molte informazioni sulla sua futura squadra di governo. Pertanto, i rumori rendono vivo il dibattito su questa tematica e trapelano i primi nomi già annunciati alla Casa Bianca.

I nomi di Reince Priebus e Stephen Bannon sono stati ufficialmente annunciati come segretario generale, capo della strategia e alto consigliere. Il primo è un politico presidente del Comitato nazionale repubblicano (l’organo che dirige il partito). Il secondo è l’ex direttore del sito Breitbart News, vicino alla desta alternativa (Alt Right), un movimento associato alle idee nazionaliste dell’establishment.  La nomination di Stephen Bannon ha suscitato un’ondata di critiche. Il The Wall Street journal, si preocupa particolarmente per la coabitazione tra i due agli antipodi.

Tra i posti più importanti da assegnare, c’è quello del segretario di Stato e quindi Ministro degli esteri, proprio quella carica che fu della Clinton nel primo mandato della presidenza Obama. Secondo i responsabili della campagna elettorale di Trump, il candidato più accreditato sarebbe Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York. Un altro nome che divide e suscita controversie.  “Da quando ha concluso la sua funzione di sindaco, ha accumulato milioni di dollari lavorando per governi stranieri e aziende, una situazione che potrebbe creare un conflitto d’interessi”, scrive il New York Times nel suo editoriale. Inoltre, quella poltrona è rovente. Le sfide che aspettano il prossimo segretario di Stato sono immense; "un buon segretario di Stato deve essere storicamente e geopoliticamente preparato, essere un abile negoziatore, avere un’idea precisa delle capacità e dei principi degli Stati Uniti ma anche dei limiti del potere di Washington”, rivela il quotidiano. Qualità che non si sposano perfettamente con Giuliani la cui esperienza internazionale, almeno fino ad oggi, si limita a tenere discorsi e a lavorare come consulente.

Tra i posti più ambiti c’è ovviamente quello di Ministro dell’economia, decisivo e potenzialmente polemico. Il favorito, secondo la rivista Politico, sarebbe Steven Mnuchin, ex banchiere della Goldman Sachs. Una scelta che potrebbe avere un peso determinante sul futuro del presidente, soprattutto considerando il fatto che nella sua campagna elettorale ha sempre denunciato l’influenza di Wall Street nella politica.

Come Ministro degli interni circolano in queste ore i nomi di Robert Grady, ex appartenente dell’entourage della Casa Bianca sotto la presidenza di George W. Bush e il nome di Forrest Lucas, cofondatore di un’azienda di prodotti petroliferi. Tuttavia, il polverone lo solleva il nome di Sarah Pallin, autentica stella di una parte della destra americana e 9° governatore dello Stato dell’Alaska (2006-2009). Una donna che ha fatto molto parlare di sé per le sue posizioni contro l’aborto, i matrimoni gay e il sostegno per la pena di morte. I consiglieri del futuro presidente confermerebbero il suo nome. Secondo Politico, “Trump ha detto che gli piacerebbe includere la Palin nel suo gabinetto, e la Palin non ha certo nascosto il suo interesse”.