Ho appreso casualmente, su Facebook, che nella città siciliana di Catania giungerà Disneyland che – grazie a una collaborazione con le autorità locali – selezionerà "giovani universitari che vogliono interpretare i ruoli dei personaggi più famosi di Eurodisney". Ho citato quanto riportato da CataniaToday, quotidiano che ha segnalato la notizia in queste ore.

Dopo aver letto dell'iniziativa, non ho potuto fare a meno di notare i commenti che, via via, si susseguivano uno sotto l'altro. Tutti su una linea comune. Tutti dello stesso tenore.

"In effetti per il ruolo la laurea è indispensabile", oppure "Chissà che specializzazione serve per fare Cip & Ciop?" e "ridicolo". Tanti commenti e tutti un po' così. La cosa – devo ammetterlo – mi ha lasciato piuttosto perplesso. Intanto perché l'errore di comprensione è chiaro ed evidente: l'articolo parla della ricerca di universitari disposti a lavorare in Disneyland, a Parigi, travestiti da cartoni animati. Non parla di laureati. Gli universitari sono (siamo) laureandi. Con tutto ancora da dimostrare e da costruire. Non laureati.

L'errore nel comprendere è evidente. Senza contare che con un minimo di approfondimento si giungerebbe alla locandina dell'offerta di lavoro. Piuttosto chiara.

E poi c'è un altro punto. Uno sdegno tutto italiano – misto a una convinzione di valere di più, di valere tanto e troppo – nei confronti di un posto di lavoro. Travestito da Topolino all'interno di Disneyland, da Ottobre 2013 a Gennaio 2014. E quindi? Cosa ci sarebbe di disdicevole? Di offensivo? Qualcosa di cui sdegnarsi? O di cui vergognarsi? Non credo. È un lavoro. Fuori dall'Italia: quindi un'esperienza in più nel proprio bagaglio culturale. Che da universitario, spesso a carico dei genitori, non butterei via.

Avevo già dato un umile parere sull'argomento. Qui, nel Belpaese, il sistema universitario ha fatto sì che tutti siano convinti di poter essere qualcuno. Ma, si sa, le rane nell'oceano annegano: eppure è comunque acqua. I "dott." abbondano, qui nello Stivale. Convinti di meritare un posto che sia fisso, caldo, comodo e ben pagato. Ma senza troppe responsabilità, per favore. Convinzioni di un'Italia, un'Europa, un mondo che non ci sono più. E che noi, immersi in un paese di dinosauri, continuiamo a cercare e siamo convinti di meritare.

Travestirsi da Topolino per lavoro, allora, sarebbe una macchia su una carriera in ascesa e immacolata. Fatta di esami universitari, grossi sacrifici, enormi esperienze. Per carità, non sia mai.

Resto del mondo, sorpassaci e affondaci. Lo meritiamo.