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Una vera #Europa politica potrebbe salvarci dalla #crisi?

Un personalissimo tentativo di analisi politico-economica dell'attuale crisi europea e dei suoi possibili scenari futuri: basta un'unione politica per salvarci dalla crisi?

Una vera #Europa politica potrebbe salvarci dalla #crisi?

Sono certo che l’Euro rafforzerà l’economia dell’Europa e contribuirà molto allo sviluppo di una identità europea

Romano Prodi

I Greci indicavano con Europa la parte occidentale del mondo da loro conosciuto, e rispetto all’Oriente ne valorizzavano come differenza la libertà, fattore fondamentale della vita associativa in Grecia. E’ quindi difficile ritenere che oggi si possa mettere in qualche modo in discussione la presenza della Grecia nella moderna Europa, visto che è proprio sulle sue fondamenta greche e latine che essa si poggia.

L’Europa è entrata in crisi molte volte nella sua storia ma nessuno si aspetta (e soprattutto nessuno si augura) che la Storia possa ripetersi ancora alle stesse condizioni, soprattutto quelle del Martedì Nero del 1929, fra le concause della Seconda Guerra Mondiale. La popolazione europea di oggi è più vecchia e decisamente meno militarista di allora. Anche se ci sono segnali che anche oggi preoccupano: il ritorno in moltissimi paesi agli estremismi di destra e di sinistra e la possibile reazione populista ne sono solo un esempio. Inoltre stanno emergendo movimenti anti-conformisti, come Grillo ed il Partito dei Pirati, che potrebbero mettere in discussione il percorso europeo.

(Fortunatamente) è quasi certo che il populismo del nostro tempo non ci porterà a nessuna guerra. Ma resta il problema di governare, cosa che in Europa è sempre più difficile: non c’è infatti nessun leader europeo eletto due volte. Con il clima generalizzato di austerità, chi è in carica risulta sempre perdente ad ogni possibile elezione.

Resta il fatto che il lungo processo d’integrazione europea ha garantito ad oggi oltre 60 anni di pace nel nostro continente, dato troppo spesso dimenticato; il più grande risultato di questo faticoso (e a volte doloroso) progetto resta comunque l’Euro, conquista per oltre 320 milioni di europei in 17 Paesi diversi, un pezzo di Europa in mano a ciascuno di noi ogni giorno. Ma una moneta non basta a renderci un popolo e la formula “unita nella diversità”, che doveva contraddistinguere l’Europa, e quindi il progetto europeo, mai come oggi suona poco più che uno slogan.

Il 1 gennaio del 2002, Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea dichiarava: “Sono certo che l’Euro rafforzerà l’economia dell’Europa e contribuirà molto allo sviluppo di una identità europea”.

Forse non è andata esattamente così, ma lo stesso Prodi ammoniva già allora che la moneta da sola non sarebbe bastata e che la prima crisi avrebbe costretto gli europei a guardare più lontano. Con l’introduzione dell’Euro, il forte Marco tedesco di fatto cambiava nome diventando qualcosa di nuovo: l’unione monetaria era una vera e propria scommessa politica ed economica sul futuro degli europei.

Una scommessa che dava poche certezze (come il Trattato di Maastricht del 1992, largamente in deroga per diversi Paesi della zona euro) e molte incertezze (nessuna reale unione politica, fiscale, di bilancio fra i Paesi dell’UE, e nessuna omegenizzazione concreta in ambito economico-finanziario, per esempio con misure simli alla Tobin Tax, mai entrate in vigore).

Inoltre l’unione monetaria era stata concepita su una banca centrale europea debole (laBCE) e sul Sistema europeo delle banche centrali (SEBC): un meccanismo basato su un compromesso al ribasso, tipico di molte politiche europee.

Questi squilibri restano a tutt’oggi fra le cause principali della crisi economica europea che stiamo vivendo, e che potrebbe durare oltre una decade se non si dovesse cambiare drasticamente il passo. Anche nel migliore degli scenari possibili, questa crisi ha già consegnato un enorme shock economico-finanziario all’Europa Latina e soprattutto a quella dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).

Va ricordato infatti che l’effetto domino causato dal fallimento di economie perifiche (proprio come la Grecia) sarebbe devastante su tutta l’Europa, basti pensare che l’attuale 42% delle esportazioni della Germania è nell’eurozona e pesa otto volte l’ammontare dell’export tedesco verso la Cina. A nessuno converrebbe quindi far fallire i propri principali clienti. Già Helmut Kohl aveva capito che l’unione monetaria poteva essere un embrione di una federazione e che non costituiva in sé la meta.

Quindi c’è una soluzione possibile? Forse si, proprio con un sistema federale basato su una carta fondativa più simile alla Costituzione Americana degli Stati Uniti d’America (e non al timido tentativo della Costituzione Europea di Roma del 2003, bocciata dal referendum francese e olandese del 2009), anche se probabilmente all’Europa basterebbe anche solo una confederazione. 

In ogni caso l’obiettivo sarebbe sintetizzabile in tre grandi scelte non più rimandabili per il nostro continente: vera unione bancaria europea, ricapitalizzazione delle banche europee in crisi con i fondi provenienti dal Meccanismo Europeo di Stabilità, e un nuovo piano che assicuri la conversione di parte dei debiti nazionali in Eurobond (ovvero il progetto proposto proprio da Prodi e Quadrio Curzio sugli EuroUnionBond già il 23 agosto del 2011). Restando con i piedi per terra, il fiscal compact a confronto sarebbe una passeggiata.

Nei prossimi post cercherò di fare una sintesi di queste tre grandi sfide che potrebbero cambiare per sempre il volto dell’Europa che conosciamo. Stavolta non decidere potrebbe essere davvero l’ultima scelta che l’Europa comunitaria fa.

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