Una musica può far ballare, una musica può far cantare, una musica può far emozionare ma una musica potrà mai far del male ? Secondo qualche strampalata teoria si. Ad aprire il valzer dei luoghi comuni ci ha pensato in estate Francesco Alberoni con un articolo dal titolo: "Il rock, la trasgressione e la stagione delle droghe", in cui esaltava la musica di Puccini insieme alle canzoni di Modugno e Battisti, demonizzando il rock affermando che:  "È americano, nasce dall’espansione di sé, dal superamento delle emozioni normali. È espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga. E anche chi ascolta questa musica in concerto o in discoteca, spesso, per viverla, deve fare lo stesso."  Tanto per intenderci, il famigerato sociologo, nella sua analisi dividerebbe i generi musicali in buoni e cattivi, attribuendo a questi ultimi i mali del mondo.

Proprio l'altro giorno, dalla terra dei canguri, uno studio di Katrina Mc Ferran dell'università di Melburne parla dei sintomi del metal che causerebbe ansia e depressione.

Rileggendo le tesi di Alberoni e lo studio della Mc Ferran sorge spontanea una domanda. Come la mettiamo quando la musica "buona" incontra quella "cattiva" ?

Il video riportato vede i Metallica esibirsi con la San Francisco Symphony Orchestra, saranno l'eccezione che conferma la regola ? Sembrerebbe proprio di no.

Avreste mai pensato ad un brano dei Nirvana reinterpretato così ? Ebbene i casi in cui i generi si fondono, eliminando i confini tra la così detta musica colta e lo "sporco" rock, sono infiniti. Solo per citare qualche nome, ad abbattere le barriere ci ha pensato gente come Luciano Pavarotti con il Pavarotti & Friends e icone come Freddie Mercury quando nell'Ottobre del 1988 incise Barcellona insieme al  soprano Montserrat Caballè.

Approfondendo lo studio della ricercatrice australiana si potrà anche leggere che: "chi ascolta lo stesso album e la stessa canzone più e più volte, ossessivamente e ripetitivamente, lo fa per isolarsi ed evadere della realtà. Se un giovane protrae a lungo queste abitudini, è allora che il genitore deve preoccuparsi".  Partendo dal presupposto che evadere per qualche ora dalla realtà non necessariamente sia qualcosa di negativo – sopratutto se si considerano certe brutture del mondo che ci circonda –  per quale motivo ascoltare in modo ossessivo un album o una canzone debba essere oggetto di preoccupazione ? Un musicista, (come un ballerino, uno pittore etc.) ha bisogno di essere ossessivo nei propri studi, di ripeterli innumerevoli volte anche a costo di isolarsi dal mondo, proprio perché per raggiungere dei risultati ottimali occorrono ore e ore di esercizio con tanti sacrifici e rinunce; naturalmente chi vuol suonare oltre a dedicarsi allo strumento dovrà passare molto tempo proprio all'ascolto. Inoltre, isolarsi dalla realtà per dedicarsi alla musica,  paradossalmente ha una grande funzione di socializzazione proprio perché una persona che dedica tempo alla propria formazione può  risultare molto più interessante della persona con cui si può discutere solo del tempo; se poi la passione diventa un lavoro tanto meglio.

Per intenderci la musica non è poi così cattiva e sopratutto può fare veramente molto per le persone, ma riuscirà mai a far ricredere chi la critica ?