Questa domenica, come la maggior parte di voi sapranno (almeno lo spero), si terrà il cosiddetto “Referendum sulle trivelle”. Il quesito, per chi non avesse ancora chiare le idee, è sulle piattaforme petrolifere entro le 12 miglia (20 chilometri) dalle coste italiane… Mira a sapere dai cittadini se sono favorevoli, o meno, al fatto che le compagnie possano sfruttare quei giacimenti (quelli entro le 12 miglia) vita natural durante (ossia, con rinnovo automatico delle concessioni fino all'esaurimento dei giacimenti stessi). Se si è CONTRARI, cioè si pensa che le estrazioni debbano essere legate a normali concessioni a scadenza, bisogna votare SI'… Il Referendum, infatti, è abrogativo: se vincono i SI', viene cancellata la Legge che consente i rinnovi automatici e ritorna la norma precedente.

Personalmente, voterò un SI' convinto. Votare SI' a questo quesito mi sembra il “minimo sindacale” in materia petrolifera. E' anche solo pazzesco pensare che si possano “donare” concessioni eterne, di qualunque tipo o natura, a Società private (è ancora più pazzesco pensare che a farlo sia stato un cosiddetto “partito di Sinistra”)… Figuriamoci su una questione, delicata ed importante, come è quella del petrolio. Credo sia più che evidente, come dimostrano le cronache giudiziarie di queste ultime settimane, che la norma delle “concessioni eterne” è il frutto di un “patto” fra Governo e lobbies del settore. Nel caos di false informazioni, mistificazioni, e balle varie (messe in giro, appositamente, per sabotare il quorum), credo sia importante sapere che se vincono i SI' non succede nulla di catastrofico: le trivelle e le piattaforme continueranno a funzionare, fino alla loro naturale scadenza. Diciamocelo: è un Referendum “all'acqua di rose”. Per votare NO, o astenersi, bisogna essere dei “liberisti incalliti, della peggior specie” (pensate che persino un economista come Luigi Zingales, il quale è tutt'altro che un pericoloso comunista no-global, si è espresso per il SI').

La cosa più assurda è che, nel 2016, siamo ancora qui a parlare di petrolio. Il mondo sta facendo passi da gigante: rivoluzioni tecnologiche, scoperte scientifiche, nuovi scenari mai immaginati… Eppure, per quanto riguarda la mobilità, siamo ancora fermi al motore a scoppio. E' pazzesco… Il petrolio avremmo già dovuto eliminarlo da tempo. Invece, siamo addirittura in una vera e propria “nuova età d'oro del greggio”. Eh sì… Con l'America che estrae “oro nero” dalle rocce (il cosiddetto “shale oil”, che provoca danni serissimi all'ambiente), e l'Iran libero da sanzioni economiche, il petrolio è tornato più “protagonista” che mai. La dimostrazione di tutto ciò è che il prezzo dei barili è bassissimo. Oggi che dovremmo smetterla di ingolfare il Pianeta, stiamo invece pompando fuori greggio più di prima… Qualcuno crede davvero che l'accordo sul limite d'innalzamento della temperatura mondiale, preso a Parigi nei mesi scorsi, verrà rispettato? E' più che evidente che non c'è la volontà economica, e politica (le quali, quasi sempre, combaciano alla perfezione), di mandare in soffitta motori a scoppio e simili… Questa Società capitalista tirerà fuori fino all'ultima goccia di petrolio presente sulla Terra (a costo di farci morire tutti soffocati).

Per questo, seppure è un piccolo gesto, è importante votare SI' al Referendum di domenica. E' un piccolo segnale che i cittadini possono dare a chi ci governa, per dire: “vogliamo decidere NOI del nostro futuro, e del nostro ambiente”.

Se è assurdo parlare di petrolio in generale, lo è ancora di più parlarne in Italia. FOLLIA PURA. Siamo il Paese più fortunato, e bello, del Mondo… Siamo stati baciati da Dio, o chi per lui, con i doni migliori. Abbiamo tutto: il clima, la bellezza dell'ambiente naturale, il cibo, l'Arte (passata e presente), la cultura… Tutto. Abbiamo, concentrato in un unico posto, tutto ciò che gli altri Paesi hanno diviso un po' per uno. Dovremmo essere uno degli Stati più ricchi, e rispettati, del Mondo. Invece, su tanti dei nostri “punti di forza”, siamo fanalino di coda… Questo perché non siamo in grado, o non vogliamo, far fruttare i nostri “immensi giacimenti”. Se riuscissimo a sviluppare tutto ciò che abbiamo, tirando fuori anche il “sangue dalle rape” (come altri Paesi fanno, con il poco che hanno), ci sarebbe lavoro e benessere per tutti.

Invece, ci affanniamo a discutere sulle quattro gocce di petrolio “malcacate” che abbiamo. Per carità: non dico che dovremmo rinunciarci, tout-court, da domani mattina. Possiamo pure continuare ad estrarle. A mio avviso, però, dovremmo farlo partendo dal rispetto di alcune condizioni/idee…

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1) Il petrolio è il VECCHIO, non il nuovo. La maggior parte degli sforzi economici, e politici, devono andare verso nuove fonti di approvvigionamento energetico (pulite, e rinnovabili).

2) L'estrazione del petrolio, come del resto qualunque attività profittevole (pubblica o privata), non può mai contrastare o subordinare la salute dei cittadini. Fra il lavoro/denaro, e la salute/ambiente, non devono esserci dubbi: viene prima il bene della collettività (ad esempio: mi vengono i brividi quando sento il numero di tumori in Basilicata, o l'idea che si vogliano far arrivare a Taranto le petroliere. A proposito di Taranto: quanto si vuole ancora uccidere, e mortificare, questa splendida città? Non basta tutto il dolore, le malattie, e l'inquinamento, che ha già? A questo punto, farebbero meglio a bombardarla e a raderla direttamente al suolo).

3) Per essere sicuri che i punti sopra vengano rispettati, e salvaguardati, l'estrazione del greggio andrebbe fatta direttamente dallo Stato. Abbiamo una Società semi-pubblica, l'Eni, che si occupa (fra le varie cose) di estrazione di petrolio… I pozzi italiani facciamoli utilizzare a lei. Una volta estratto, e distribuito il necessario nel nostro Paese, vendiamo l'eventuale eccedenza di greggio alle compagnie estere. Un settore petrolifero gestito direttamente dallo Stato eviterebbe gli episodi di malaffare emersi in queste settimane. Certo… La condizione fondamentale è che sia gli apparati pubblici, che i vertici dell'Eni, siano onesti e puliti (aspetto che, obbiettivamente, trovo complicato da realizzare).

In conclusione… Sogno, come molti in Italia e nel Mondo, il giorno in cui saremo finalmente liberi dalla schiavitù del greggio. So altrettanto bene che, come ho scritto sopra, questa Società capitalista non rinuncerà facilmente ad una così grande fonte di guadagno. Il mio sogno, dunque, rischia di rimanere una delle mille utopie in cui vivo (perlomeno, per molto tempo ancora).

Detto ciò, come sempre, credo che ciascuno – nel suo grande/piccolo – può cambiare le cose e fare la differenza. Per questo, penso sia molto importante andare a votare al Referendum. E' una minuscola, quasi unica, occasione per far sentire la nostra voce ed il nostro potere decisionale. Piuttosto che astenersi (è gravissimo che un Presidente del Consiglio, ed un ex Presidente della Repubblica, invitino gli italiani a non votare), è meglio sbarrare NO… L'essenziale, al di là di come la si pensi, è esprimere sempre il proprio parere.

In bocca al lupo a tutti…