Nei giorni scorsi, la stampa nazionale ha riportato ampiamente – come nota di costume –  le dichiarazioni di Franco Rapullino, sacerdote napoletano, su di un episodio capitatogli di recente. “ Una sposa mi ha detto che il suo cane era l’affetto più caro che aveva e che lo voleva con sé all’altare. Non posso dire cosa ho risposto, diciamo solo che dopo mi sono dovuto confessare”. Un ulteriore episodio a conferma, caso mai ve ne fosse bisogno, dell’inesorabile umanizzazione dell’amore dell’uomo del ventunesimo secolo per le bestie, o almeno per alcune specie privilegiate di animali da compagnia. L’empatia spinta tra umani e “diversamente umani” sembra ormai destinata a raggiungere sempre più alte vette. Non di rado, ai gates degli aeroporti, mi è capitato di vedere viaggiatori in arrivo  o in partenza dedicare in primis le loro affettuosità a simpatici animaletti da compagnia che stavano rivedendo o erano sul punto di lasciare e poi “ricordarsi” della zia, del figlio o del padre in paziente attesa del loro turno per le effusioni di rito.

A rendere il tutto ancora più schizoide, fa da contraltare il rapporto tra umani e specie animali per così dire meno gradite. Un rapporto spesso di insofferenza o timore fuori misura. I cinghiali, ad esempio, se fossero un po’ più socievoli e curassero un po’ di più il loro look, non avrebbero nulla da invidiare a livello di intelligenza e tenerezza a un batuffoloso Fuffy. Nell’immaginario collettivo, sono invece divenuti negli anni esseri  brutti, sporchi e  cattivissimi, devastatori spietati di colture e seria minaccia per l’incolumità delle persone. Un animale da combattere con tutti i mezzi, a cominciare da quelli legislativi che mirano ad una caccia aperta tutto l’anno nei loro confronti. Tempo fa, vidi uno di questi temibili esseri che correva a perdifiato nella macchia. Poco dopo, capii il perché della sua corsa. Lo scenario sembrava quello di un videogioco di quelli che fanno impazzire i bimbiminkia. Una decina di umani con giubbotti catarifrangenti si lanciava messaggi concitati con le ricetrasmittenti. In diversi, con tanto di binocolo e rilevatore satellitare al collo,  sembravano essere in fase di elaborazione di sofisticate strategie guerresche degne del Buonaparte. In lontananza, si poteva udire un latrato diffuso di cani ipereccitati.

“Ti piace vincere facile”? declamava una pubblicità in voga qualche tempo fa. Si sarebbe detto di sì. Ed infatti, al mio ritorno da quelle parti una mezz’oretta dopo, fui colpito dalla figura di un anziano signore vestito da Rambo, messo a guardia dell’ambito trofeo: un grosso ungulato – verosimilmente quello da me scorto lanciato nella sua disperata corsa – giaceva inerte a bordo strada, con un grosso foro cerchiato di rosso al centro del ventre.

Il rapporto squilibrato tra uomini e animali, sospeso tra un affetto spropositato e una ferocia spesso immotivata, è verosimilmente il riflesso del cattivo rapporto instauratosi con la Natura. Quest’ultima appare sempre più sovente come la valvola di sfogo di individui sempre meno “connessi” con se stessi e la realtà circostante. E quando la connessione avviene, spesso si rischia il corto circuito.

Raffaele Basile

Nella foto: 

L'Uccisione del cinghiale di Calidone da parte di Meleagro, tratto da Wikicommons.