Negli anni Ottanta il boom economico della classe borghese italiana ebbe come prima evidente ripercussione la tesorizzazione del risparmio sotto forma del mattone. Abbiamo così il fenomeno delle seconde case.  Piccoli borghi dotati di una bellezza naturale non comune vissero così uno sviluppo edilizio senza precedenti. Le seconde case rappresentavano non soltanto lavoro per il territorio (edilizia, commercio, servizio) ma anche la possibilità di programmare flussi economico-finanziari extra in alcune mensilità annuali.   Il fortunato trend dura più o meno in ventennio. Nel nuovo secolo le nuove logiche del turismo internazionale, la globalizzazione delle informazioni (internet), la scoperta di paradisi esteri low cost e soprattutto il corretto utilizzo dei  fondi europei di realtà come Croazia, Montenegro ed in parte Grecia indirizzato alla creazione di infrastrutture turistiche, ha di fatto posto in offside un modello turistico ancora eccessivamente legato a logiche turistiche oramai desuete.

In Liguria è stato realizzato uno studio sul tema   ( Studio sistema seconde case – Regione Liguria 2010 ) commissionato 

da Camera di Commercio e Regione che propone una serie di veri e propri modelli commerciali per il reinserimento sul mercato delle seconde case. Nello studio un passaggio importante è dedicato alla defizione della strategia di rivalutazione degli immobili, all'implementazione di una certificazione di qualità internazionale ed alla creazione di un consorzio di promozione turistica e di marketing territoriale. In questa sede non si vuole entrare nella disamina di modelli già sperimentati in Francia così come in Trentino o sul lago di Como. Si preferisce dare attenzione al metodo ed agli obiettivi da raggiungere. Il tutto ovviamente superando il concetto individualistico di proprietà e ragionando in ottica di sistema.

Ed è proprio il cambio di vision la nuova chiave di lettura del problema.  Le seconde case non consentono margini di programmazione rispetto ad una politica di valorizzazione ad esempio della qualità della domanda.  Occorre dunque un "patto per lo sviluppo " tra Comune, proprietari delle seconde case, intermediari del turismo ed esercenti commerciali.  L'Ente locale avrà il compito di porre in essere una serie di controlli atti a legalizzare un mercato immobiliare non sempre trasparente .  Altro aspetto importante  è quello legato ai servizi: immaginare un turismo di massa equivale a decretare il fallimento del modello  sin dalla nascita.  I proprietari delle seconde case dovranno immaginare soluzioni differenti rispetto a quelle tradizionali per la collocazione dei propri immobili. Innanzitutto investire sugli stessi per ciò che riguarda la valorizzazione delle strutture ed in secondo luogo affidandosi in toto ad operatori specializzati di mercato.  Gli intermediari del turismo avranno invece l'obiettivo di intercettare flussi turistici "nuovi" ed in grado di apprezzare l'offerta locale.  Infine gli esercenti il commercio dovranno immaginare una caratterizzazione della propria offerta. Un turismo selezionato dunque capace di apprezzare divertimento, cultura, natura, artigianato e storia.  E' il sistema turistico a programmare  e scegliere  la visita del turista e non viceversa. E' attraverso la programmazione  ed il sistema che si giunge al tanto auspicato obiettivo: il turista è l'espressione del sistema.

La sfida da lanciare deve sicuramente seguire la strada della destagionalizzazione e dunque la crescita di tutte le componenti del su citato sistema. Se nei primi anni del 2000 questa scelta poteva apparire pioneristica e innovativa, non vi è dubbio che oggi il grido di allarme lanciato dai numeri (gli aspetti economico-finanziari e non le riflessioni sulla occupazione media, perchè una occupazione media con potere di spesa medio molto basso non crea economia) chieda un intervento imminente. Un nuovo upgrade territoriale a cui non è possibile sottrarsi.