Chi da piccolo non ha mai preso a calci un pallone? Quanti bambini sognano di poter vivere di calcio?

Insegna Morandi, "uno su mille ce la fa". Oggi siamo qui per raccontare la favola di un uomo, prima ancora che un calciatore, che ce l'ha fatta. E' salito sul tetto del mondo, è il campione che tutti quei bambini avrebbero voluto essere.

Esattamente trent'anni fa nasceva ad Ostia, in quel di Roma, un ragazzo dai capelli biondi.  Suo padre, Alberto,  era un giocatore di Serie C (odierna Prima Divisione) e spingeva affinchè il figlio seguisse le sue orme.

Daniele, a dirla tutta, non era convinto. Anzi, iniziò giocando a pallavolo ma ben presto si accorse di saperci fare meglio coi piedi, così approdò nelle giovanili dell' Ostiamare dove si mise in evidenza per le sue doti realizzative.

Nel 2000 approda nel vivaio giallorosso, la sua squadra nel cuore, squadra in cui pian piano crescerà grazie anche all'aiuto del padre che già da allora allenava la Primavera.

Convocato in prima squadra già nella stagione 2000-2001, è nella stagione successiva che esordisce nel calcio che conta con Fabio Capello che lo inserì al posto di Tomic nel secondo tempo di una partita di Champions League contro l'Anderlecht.

Il 25 gennaio 2003, a 19 anni, arrivò l'esordio  in Serie A contro il Como. Poco dopo, il 10 maggio,  la prima gara da titolare contro il Torino ed il primo goal. Si presentò a tutti con un goal da trenta metri, un goal segnato ad una vecchia conoscenza del campionato italiano, Stefano Sorrentino, ora in Serie B nel Palermo.

Da questo momento in poi la carriera del numero sedici giallorosso subì un'impennata che nessuno si sarebbe aspettato.

Nel 2004 vinse l'Europeo U-21, ottenne la medaglia di bronzo ai Giochi di Atene con la Nazionale Olimpica e esordì con la maglia della nazionale maggiore nella partita contro la Norvegia dove realizzò anche il primo dei quindici goal segnati in azzurro fin' ora.

Daniele diventava nel frattempo titolare inamovibile della compagine romana e si guadagna l'appellativo di "Capitan futuro" per la sua romanità e per l'attaccamento alla maglia.

Il 16 luglio del 2005 nasce "il senso della sua vita", Gaia, sua figlia.

Ma De Rossi è anche campione di fairplay. Lo dimostra il 19 marzo del 2006 nella partita contro il Messina in cui, dopo aver segnato di mano, confessa all'arbitro il fallo.

Nel maggio del 2006 viene convocato per gli indimenticabili mondiali del 2006 in cui, dopo un brutto inizio, si rivela decisivo segnando in finale uno dei cinque rigori che consegnarono il trofeo all'Italia.

Tra il 2006 e il 2008 sempre più leader della magica, conquista due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana e nel 2009 riceve l'Oscar del calcio Aic come "Migliore calciatore italiano".

In questo periodo riceve anche parecchie offerte da importanti top club europei come Chelsea, Manchester United e Real Madrid, quest'ultimo arrivato ad offrire, come testimonia Bruno Conti, la bellezza di 70 milioni di euro.

Offerte tutte rifiutate sia dalla società sia dal ragazzo che ha un solo sogno: vincere con la Roma.

Ho solo un unico rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera.

Daniele De Rossi

Con l'arrivo della cordata americana a Roma, Daniele ha qualche difficoltà: le pressioni della piazza e la nuovo ruolo affidatogli (a lui non proprio congeniale) causano un calo del livello delle sue prestazioni col team.

In compenso in nazionale continua a sbalordire tutti. Nel 2012, infatti, si laurea vice-campione d'Europa con l'Italia, che si arrende solo in finale contro la Spagna, e viene inserito nella formazione ideale della competizione. Recentemente ha anche vinto la medaglia di bronzo nella Confederation Cup.

Oggi, 26 luglio 2013, il centrocampista di Ostia compie 30 anni. Reduce da una stagione non esaltante ci sono voci che lo vogliono lontano dalla sua casa, Roma, direzione Chelsea.

Chi lo conosce però sa che ha già tutto quello di cui ha bisogno.

Comunque vada, GRAZIE DI TUTTO E AUGURI DI CUORE, CORE DE ROMA!