in foto: Stefano Bruni e i responsabili del gruppo interessato ad acquistare il Bologna Fc (fonte: Il Resto del Carlino Bologna)

“Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior” cantava Fabrizio de André in Bocca di rosa, forse il più conosciuto tra i suoi tanti capolavori. Era il 1967, appena tre anni prima il Bologna del “così si gioca solo in paradiso” vinceva nello storico spareggio dell'Olimpico contro l'Inter il suo settimo scudetto. Altri tempi, altra musica, altro calcio.

Cinquant'anni più tardi il glorioso squadrone rossoblù, dopo decadi di scellerate gestioni, si ritrova in serie B, sommerso dai debiti e sull'orlo del fallimento. A Bologna si spera che possa finalmente germogliare un fiore, nell'attesa (tirarsi fuori dal letame non è mica impresa facile) ci si lascia incantare dal flebile luccichio di un diamante. Flebile perché viene da lontano, come la società che per bocca dell'ex sindaco di Como Stefano Bruni vorrebbe procedere all'acquisto del Bologna Fc, l'austriaca G Diamonds. Flebile perché di questa compagnia nessuno ha mai sentito parlare e la sua stessa esistenza sembra essere avvolta nel mistero. Flebile perché non solo non si capisce questi chi siano, ma soprattutto (visto che per stessa ammissione di Bruni di benefattori nel mondo del calcio non ne esistono) quali interessi abbiano nell'investire nel Bologna Fc al di là della generica promozione del brand. Domande che sarebbe lecito porsi per non dover poi, a giochi fatti, scoprire che la pietra preziosa altro non era che l'ennesima patacca.

Anni di delusioni e l'attesa del “salvatore della patria”

E' chiaro che da quelle parti chiunque vesta i panni di salvatore della patria, promettendo i milioni necessari per acquisire il controllo della società e traghettarla verso mari meno burrascosi, venga accolto quasi come un eroe.

Certo, l'esperienza dei vari Taci, Tacopina e Porcedda ha insegnato a diffidare di questi semisconosciuti uomini nuovi della finanza con un'irrefrenabile e improvvisa passione per il calcio nostrano. Ma la voglia di farla finita con la disastrosa era Guaraldi è talmente forte che ogni volta qualcuno palesi l'intenzione di voler farsi carico delle sorti del club inevitabilmente si riaccende la speranza. Poco importa che nella cordata dei futuri padroni rossoblù, accanto all'ex sindaco di Como Bruni e all'esperta di calcio giovanile Cristina Russo, ci sia anche quel Paolo Di Stanislao, ex patron del Lanciano, condannato in primo grado a sette anni di reclusione nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento della società abruzzese del 2008. Bisogna essere garantisti, no? E poi non sarà certo lui a mettere i soldi nelle casse del Bologna. A questo ci penseranno i diamanti degli austriaci.

15 milioni di dollari pronti per il Bologna, con un capitale sociale di appena 35.000 euro

I diamanti, già. Sarebbe la G Diamonds, società austriaca che si occupa di metalli preziosi, ad aver chiesto a Bruni di sondare la possibilità di acquisire le quote di maggioranza del Bologna e ottenere così visibilità sul mercato italiano. Sarebbero già pronti 15 milioni di dollari presso l'Unicredit per togliere dalle mani di Guaraldi il Bologna e aprire un nuovo ciclo. Tralasciando i botta e risposta tra l'attuale proprietà e i rappresentanti dei possibili acquirenti, conditi da azioni legali per diffamazione, poco o niente si sa circa il gruppo, quotato in borsa secondo Bruni, che starebbe dietro l'intera operazione.

Se si prova a capirne di più visitando il sito internet della compagnia austriaca (www.gdiamonds.eu) si resta a dir poco delusi. Una paginetta inconsistente dal punto di vista grafico (anche il più sprovveduto tra noi potrebbe fare di meglio, attraverso servizi online gratuiti, in una decina di minuti) e in più non fornisce alcuna informazione circa le attività dell'impresa, se non sede legale e contatto telefonico. Cliccando sulla voce About ci si aspetterebbe di trovarsi difronte un resoconto dettagliato della storia e dei campi d'interesse dell'azienda, o quantomeno un accenno. Niente di tutto questo. Ci si imbatte in un breve testo sull'incremento della vendita al dettaglio dei diamanti nel 2011 rispetto all'anno precedente e sulle interessanti prospettive di guadagno offerte dal mercato cinese, in continua espansione. Analisi frutto di una immagino faticosa opera di copia-incolla di stralci, messi assieme in maniera casuale, di un articolo dal titolo “Diamonds Sparkle For The Next Billion Consumers”, pubblicato sulla rivista Forbes il 2 luglio del 2013.

Proseguendo nella ricerca viene fuori che la società, iscritta nel registro delle aziende austriache e attiva dal 19 marzo 2012, è una srl operante nel campo del “commercio di beni e prestazione di servizi di ogni genere, di gestione degli investimenti”. Il 3 giugno del 2013 la G Diamonds cambia il settore d'interesse in “commercio con diamanti, pietre preziose e tutti i tipi di beni”. Da questo momento in poi, presumibilmente, inizia a collaborare – non si capisce secondo quali modalità – con la Diamonds International Corporation, società ceca leader nel campo della produzione e vendita di gioielli con diamanti. La G Diamonds possiede un capitale sociale di appena 35.000 euro, ma l'unica operazione di cui si ha riscontro fa riferimento a cifre con qualche zero in più.

200 milioni di dollari in bonds piazzati sul mercato austriaco

A febbraio di quest'anno, come annunciato da Eurivex (http://www.eurivex.com/article-detail.php?id=80), società d'investimento con sede a Cipro alla quale la G Diamonds si è affidata per l'ingresso in Borsa, ha piazzato obbligazioni per 200 milioni di dollari (scadenza 2018, 5,25% il tasso d'interesse annuo corrisposto) sullo Stock Exchange di Vienna. In realtà la società che vorrebbe rilevare il pacchetto di maggioranza del Bologna Fc non è quotata in borsa, come orgogliosamente riferito dal dott. Bruni durante l'ultima conferenza stampa. L'operazione portata a termine con la Eurivex è relativa infatti al terzo mercato (o Grey market), in cui sono possibili transazioni non regolamentate dalle autorità. Inutile sperare di ricavare qualche informazione in più, operando in una sorta di terra di nessuno la G Diamonds non è tenuta a fornire informazioni dettagliate sui bonds, destinati chiaramente a grossi investitori.

L'ad nel 2001 era titolare di una società di “articoli per la casa e ferramenta”

Stando ai dati forniti dalla Camera di Commercio di Vienna, l'amministratore delegato è tale Damjanov Boitscho, sul quale la rete non offre informazioni di rilievo se non l'attività svolta in qualità sempre di amministratore e unico socio per la The TD-locks Handelsagentur Damjanov & Co (capitale sociale 9.084,10 euro) iscritta al registro delle imprese in Austria dal 2001 come società in accomandita semplice e operante nel settore “Agenti commercio di mobili, articoli per la casa e ferramenta”. Ma da una scrivania attrezzata a un diamante e quindi a una squadra di calcio, si sa, il passo è breve. Decisamente più interessante, invece, il ruolo di amministratore che Damjanov ricopre all'interno della società per azioni PanEuropa AG, registrata in Austria nel 2009 (102.000 euro di capitale sociale). Di Stanislao, durante la conferenza stampa di presentazione del gruppo di possibili acquirenti, aveva accennato ad attività in ambito immobiliare già realizzate dalla G Diamonds in Italia, che sarebbe quindi interessata a investire ulteriormente nel nostro paese. L'ex patron del Lanciano si riferiva probabilmente alla PanEuropa AG, fondo che opera appunto nel campo degli investimenti nel settore immobiliare, concentrandosi in particolari su strutture alberghiere (il sito elenca tra i progetti due residenze di lusso nel cuore di Firenze, Palazzo Portinari e Palazzo Serristori). L'intreccio tra le due società spiegherebbe la mezza gaffe di Di Stanislao e, essendo chiaro il ruolo puramente formale ricoperto da Damjanov, farebbe un po' di luce su chi tiri realmente le fila di questa intricata operazione.

Shahrdad Golban ci riprova?

Presidente del collegio sindacale della PanEuropa AG è il cinquantacinquenne imprenditore anglo-iraniano Shahrdad Golban, già accostato alle vicende del Bologna FC nel mese di luglio, quando avrebbe incontrato alcuni soci del club in rappresentanza di una variegata cordata interessata all'acquisto. Dopo circa un mese di oblio il suo nome torna prepotentemente alla ribalta e, ahimè, anche il suo precedente tentativo di entrare nel mondo del calcio. I fatti risalgono all'estate del 2009, quando Golban prelevò dai fratelli Poletti il Venezia Calcio, militante in Lega Pro e fortemente indebitato, per una cifra attorno ai 4 milioni di euro. Il problema è che  il pagamento fu effettuato tramite titoli esteri della Bank of Scotland, post-datati al 2012. Senza liquidità, la società si avviò verso il fallimento, Golban fece perdere le sue tracce  lasciando a bocca asciutta decine tra calciatori, dipendenti e fornitori. Una curiosità, tra i professionisti raggirati da Golban c'era anche l'attuale legale del Bologna Mattia Grassani, che si prodigò nel tentativo di salvare la società lagunare. Facile immaginare la sua espressione nel trovarsi dinnanzi, nel suo studio, Said Ansary Firouz, emissario dell'imprenditore anglo-iraniano, per trattare l'acquisto del club. Corsi e ricorsi storici.