Capolavoro.

Ma anche intrigante, trascendente, divertente, magico, ancestrale, letterario, visionario. E potrei suggerire altri aggettivi, appellativi, altre immagini per definire questo The Young Pope, la serie tv di sky, diretta da un Paolo Sorrentino superbo, e con un Jude Law così sfacciato da essere perciò amato all'inverosimile.

Ammetto che in molti mi chiedevano fin da subito un parere sulla serie. Ho atteso la fine, semplicemente perchè chi conosce un poco Sorrentino, sa che la lettura dei suoi lavori non è semplice, nè immediata.

E sì, lo ammetto, sono stato rapito.

Rapito da quella trasformazione crescente dei personaggi, e non solo del dispotico (all'apparenza) Pio XIII, asceso al soglio di Pietro e pronto a sconvolgere la Chiesa Cattolica col suo fare anticonvenzionale e così incredibilmente medievale. Che ripropone la tiara, il fascino senza tempo di abiti luccicanti e sfarzosi, che non si mostra, in un gioco anacronistico così surreale da apparire perciò terribilmente vero.

Ma dietro le formule latine, gli incensi, e le mantelle d'ermellino, Lenny Belardo prima che essere definito e autodefinirsi "santo", è un uomo.

Che ama e odia, che sospira l'assenza dei suoi genitori, che combatte con rigore la pedofilia e l'omosessualità. Ma che poi, come ogni uomo, in un processo di  contraddizione perenne, cede, crolla. Forse perchè attorno a lui l'elemento della morte gli impone un cambio di rotta. Come a dire che solo la morte ci consegna gli strumenti per una vita nuova da vivere, e da vivere per amare.

E quando Pio XIII accetta di uscire dalle mura vaticane, recarsi in Africa e dopo aver preso coscienza di alcune realtà, pronunciare queste parole, che si comprende la svolta

E’ il vicario di Cristo, Papa Pio XIII, che vi parla. Fratelli e sorelle, voglio essere molto chiaro con voi: ho visitato il vostro paese e ho visto i morti, li ho visti per terra, ho visto la fame, il sangue, la sete e la povertà. Tutte queste cose sono figlie della guerra e della violenza che vi attanaglia da dodici anni. Non dirò i nomi di chi è colpevole di tutto questo, perché sono troppi: siamo tutti colpevoli. Siamo tutti colpevoli della guerra e della morte. Sempre. Così come possiamo tutti essere colpevoli della Pace. Sempre. Io ve lo chiedo, ve lo chiedo in ginocchio: sono pronto a morire per voi, purché voi diventiate colpevoli della Pace.

Lo dico sempre ai bambini che mi scrivono da ogni parte del mondo: “Pensate a tutte le cose che vi piacciono: quello è Dio”. Ai bambini piacciono un sacco di cose diverse, ma nessuno di loro mi ha mai scritto che gli piace la guerra. Ora guardate colui che è al vostro fianco, guardatelo con gli occhi della gioia e ricordatevi di quando Sant’Agostino ha detto: “Se vuoi vedere Dio, hai a disposizione l’idea giusta”.

Dio è amore. Io, invece, non vi parlerò di Dio finché non ci sarà la Pace. Perché Dio è la Pace e la Pace è Dio. Datemi la Pace e io vi darò Dio. Voi non lo sapete quanto è bella la Pace. Non avete idea di quanto possa essere sconcertante la Pace, ma io lo so. Perché l’ho vista quando avevo otto anni, in riva a un fiume in Colorado, la Pace.

Per molti analisti, ma anche qualche religioso non per forza esperto di cose televisive, questo è uno dei discorsi più belli sentiti in tv, di sicuro tra i più bei discorsi su Dio e l’Uomo.

Discorso che fa il paio con quello pronunciato nel finale di stagione – stavolta sì con Pio XIII che si mostra al pubblico – in Piazza San Marco a Venezia, ideale punto di arrivo della sua personale ricerca – tutta terrena – dei suoi genitori.

Quel discorso sul "sorriso" che gioca con quello più celebre (e vero) "della luna" di Giovanni XXIII, e che seguito dal malore che lo porta a essere soccorso dai colleghi cardinali, lascia mille domande (sarà morto) e una sola definitiva risposta.

The Young Pope che sognava la rivoluzione copernicana della Chiesa, si è trovato a realizzarla nelle piccole cose, nei piccoli gesti. 

Bravo Sorrentino a immaginare, scrivere e dirigere una serie che ha raccontato, nella crudezza dei mille intrighi di potere e di palazzo, l'amore e la vita.

E a chi a prima vista storceva il naso dinanzi ad un pontefice "disegnato" in modo così austero e rigido, si è dovuto ricredere.

La bellezza di un film o di una serie tv è anche quella di non essere banale.