Me l’ha fatta venire in mente Vittorio Zucconi commentando il crescente successo di Trump; come spiegarlo? Zucconi, anche in riferimento ai rischi che inizia a correre Clinton, la spiega con l’antipolitica, anche se non usa questo termine. “Everybody but”, ha detto Zucconi, che significa Chiunque tranne… ovvero: chiunque tranne il solito politico politicone, intrallazzato, legato alla poltrona, arricchito sia pure legalmente grazie al prestigio e alle amicizie dovute alla carica, ammanicato coi poteri forti chiunque essi siano. Ecco: Hillary Clinton, malgrado la sua indubbia esperienza e competenza (Trump non ha mai ricoperto alcuna carica pubblica), è poco accettabile per una parte degli stessi democratici che la vedono così, una politica di lungo corso, un pezzo di establishment, la rappresentante e paladina di quel sistema soffocante che è, in ogni parte del mondo, il governo, la politica in genere, la finanza, la globalizzazione, tutto insomma quel sovrastante mondo che sta schiacciando la classe media, che rende indistinto il futuro e ansiogeno il presente, con meno lavoro e troppi immigrati, terroristi, buche nelle strade e politici ladri. E aggiungete voi i mali del mondo, o del vostro quartiere, come credete.

È evidente che questa sindrome non è solo americana ma universale. In Italia, anziché il faccione di plastica di Trump, abbiamo avuti vent’anni di faccione di plastica di Berlusconi; una volta tanto siamo stati noi i precursori, e guardate che le analogie fra i due sono notevoli. Finita l’era berlusconiana sono rimasti pallidi epigoni, sguaiati, ignoranti, senz’arte né parte come Salvini e Meloni. O come i grillini. Perché questo è il decennio dell’antipolitica che è stata seminata, concimata e innaffiata da troppi precedenti decenni di cattiva politica, di destra e di sinistra, che incredibilmente non ha imparato nulla dagli errori e, in perenne ansia da prestazione, frettolosa, senza classi dirigenti idonee, continua a perpetuare vecchi errori ormai sclerotizzati, ormai perpetuati in automatico. Ma siamo su un piano inclinato. Le cose non possono che peggiorare, intricarsi, avvelenarsi sempre di più nutrendo il mostro del populismo a cui è dedicato questo post, non certo il primo sull’argomento qui su HR. Ed ecco allora una piccola guida al baratro populista.

  1. Essere fieri dell’appellativo ‘populista’ è da ignoranti. Quando alcuni commentatori hanno iniziato a denunciare il populismo della destra e del M5S alcuni epigoni di queste parti (per esempio Grillo) si sono affrettati a dire “Sono fiero di essere populista”. Non è una questione semantica ma un elemento di democrazia; ‘populismo’, nel linguaggio politologico attuale, è demagogia, menzogna, potere accentrato sul leader, inganno del popolo; cercatene la definizione sul dizionario Treccani oppure, e più proficuamente, leggetevi questo vecchio post.
  2. Populismo e fascismo hanno molti tratti in comune. Questa affermazione non ha a che fare con un giudizio di valore dispregiativo, come sarebbe sa dicessi “i populisti non si lavano”; demagogia, menzogna, potere accentrato sul leader, inganno del popolo sono tratti anche del fascismo che poi, certo, è anche nazionalismo, bellicismo, violenza. I populisti non sono necessariamente nazionalisti, non sempre sono bellicisti e sono però spesso violenti almeno nel linguaggio. (QUI un approfondimento).
  3. I populisti sono generalmente ignoranti e credono che esistano vie semplici (e a volte fantasiose) a problemi complessi. I populisti hanno solitamente, per ragioni intrinseche al sorgere dei loro rispettivi movimenti, scarse competenze amministrative. Sono “cittadini onesti” anti-sistema e sono realmente convinti che nella stanza dei bottini tutto si risolva col buon senso. Essendo imbottiti di demagogia non riconoscono la complessità dei problemi, non hanno strumenti per affrontarli e credono realmente in oscuri complotti di cui solo loro si pongono come baluardo.
  4. Viva il popolo. Ma un conto è garantirne i diritti, proteggere le fasce deboli, assicurare pari opportunità e così via, e altra cosa è fondare la decisione sulle politiche pubbliche su una presunta capacità del popolo di fare le leggi, di decidere le politiche, di organizzare lo Stato. La democrazia diretta, intesa in forme così estreme, non è possibile (e non esiste in alcuna parte del mondo) per ragioni spiegate QUI. Oltre a difficoltà intrinseche (diversi livelli di competenza fra i cittadini, difficoltà a organizzare una decisione partecipata, etc.) c’è un problema estrinseco nel rapporto fra società, decisione e complessità che pone ostacoli severi alla possibilità di conciliare una decisione partecipata e condivisa con la sempre meno controllabile complessità sociale (e di questo trovate approfondimento QUI).
  5. Nell’epoca di Internet l’illusione del popolo che decide sembra ovviamente e facilmente (in virtù del punto 3) risolvibile nella Rete, con la Rete. La proposta pentastellata della democrazia via Internet è una colossale baggianata, come argomentò dettagliatamente il Signor Spok un po’ di tempo fa. Al di là delle difficoltà tecniche (con conseguenti rischi democratici) indicati in tale articolo, occorre segnalare con vigore come la Rete sia diventata cloaca immonda di falsità, menzogne, distorsioni della verità create ad arte allo scopo di orientare l’opinione pubblica.
  6. Non è vero che tutti i politici sono ladri, che tutto il mondo fa schifo e che siamo destinati al macello (a meno che, sia chiaro, non si aderisca a movimenti populisti!); il problema, ovviamente, è che molti, troppi politici hanno deluso, innaffiando la pianta del populismo, e che non sembra che i partiti di destra o di sinistra sappiano opporre una qualunque etica forte, fortemente sostenuta con azioni concrete in seno alle proprie organizzazioni politiche. Attenzione: se fosse vero che tutti i politici sono ladri se ne dovrebbe trarre la logica conclusione che tutto il popolo ne è complice. Un po’ è vero, purtroppo; siamo un popolo di furbi, di opportunisti, di tengo famiglia… Ma è vero solo in parte; c’è un ampia parte di cittadini onesti che vorrebbe riconoscersi in politici onesti, che ci sono, vanno sostenuti partecipando attivamente alla politica, non solo indignandosi davanti alla tv.
  7. Ciò premesso è evidente che grandi organizzazioni non possono scrutare l’anima di ogni amministratore, dirigente, iscritto. Il dibattito esasperato e avvilente di queste settimane, in cui a ogni indagato si contrappone la fucilazione pubblica da parte degli avversari, è sostanzialmente stupido. Tutti i partiti hanno avuto un certo numero di indagati (indagati ≠ condannati) perché, anche al netto di una reale volontà dei partiti a fare il meglio per il Paese, non solo un mascalzone ci sarà sempre ma, e più importante, anche il partente onesto può scivolare nel compromesso poco chiaro, poi nel favoritismo improprio, infine in veri e propri atti illeciti. Questo scivolamento verso il male, se vogliamo chiamarlo così, non è proprio dei politici ma dell’essere umani (come potete leggere QUI) e va sanzionato, evidentemente e prima ancora occorre implementare meccanismi che impediscano l’illecito (in parte è possibile). Fare il conteggio demagogico su chi ha avuto più indagati è puerile, falso e inutile. Da populisti, appunto, anche un po’ in malafede.

Tutto ciò premesso il populismo, cancro della democrazia, deve essere combattuto con fermezza. Immaginate se Trump (massima espressione attuale del populismo americano) vincesse le presidenziali in America: un arsenale spaventoso, la prima potenza economica, tutto ciò che gli Stati Uniti rappresentano, nelle mani di uno che dichiara che il riscaldamento globale è un’invenzione dei cinesi, che Internet va chiuso per combattere il terrorismo, e altre amenità che trovate facilmente in rete (per esempio QUI). Immaginate ora se Salvini fosse primo ministro: tutti fuori dall’Euro (come? con quali conseguenze?); immigrati tutti respinti (come? in spregio di quali leggi nazionali e internazionali?); armi in mano a tutti per difendersi dai rom (come se l’esempio statunitense non bastasse).

I populisti vi raccontano balle. La loro strategia è semplice: soffiano sul fuoco delle vostre paure e contemporaneamente vi offrono soluzioni estremamente semplici: l’Europa è in crisi? Usciamone. Gli immigrati ci inquietano? Respingiamoli. I campi rom ci disturbano? Ruspe! E infine, ovviamente: la politica vi delude? Abbattiamo la politica! Entreremo nel Parlamento e l’apriremo come una scatola di tonno. Tutti i politici in galera e buttiamo via la chiave…

Purtroppo c’è poco da fare. I populisti non saranno convinti dalle mie argomentazioni perché trovano più facile pensare che la loro fede messianica sarà premiata contro tutti i cattivi che ostacolano il radioso avvenire. E sul piano inclinato noi stiamo acquistando velocità rotolando verso un avvenire incerto.

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