L'Italia è il Paese che non si tiene un cece in bocca. Qui i segreti sono i segreti di Pulcinella. Pure nelle stragi di Stato: tutti sanno ma è la formalizzazione della verità, quella cosa che definiremmo in senso lato ‘giustizia' a mancare. Il passo degli scritti corsari più noto – e abusato – di Pier Paolo Pasolini è infatti il celebre «Io so» («Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi…»). Nella vicenda della Terra dei Fuochi, il più grande avvelenamento di massa in un paese Occidentale, invece c'era tutto. Sospetti, riscontri tecnici e documentali, prove, testimonianze e infine le confessioni di uno dei colpevoli, il pentito di camorra Carmine Schiavone. Oggi ne parliamo poiché sono stati ‘declassificati', cioè resi noti, i verbali secretati della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, (presidente Massimo Scalia, presenti il deputato Gianfranco Saraca, i senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia). Quella deposizione del pentito del clan dei Casalesi è del 7 ottobre 1997. Sono passati sedici anni. L'età di un ragazzo nell'adolescenza. Oggi che quelle dichiarazioni ormnai sono note e stranote e riempiono i palinsesti televisivi con le docufiction e gli scaffali delle librerie con saggi e inchieste giornalistiche, oggi che è oggettivamente troppo tardi per porre un argine ma è fondamentale pensare ad una bonifica radicale – ammesso che sia possibile, ammesso che esista un modo per fermare tutto ciò – la domanda va fatta, è lecita, è fondamentale: chi sapeva perché non ha parlato?
Nel 1997 qualcuno sapeva che fanghi, scorie nucleari, rifiuti tossici erano stati sversati nelle terre a Nord di Napoli e nell'agro Casertano (ma non solo). Cinquecentomila lire per smaltire un fusto, lavoro ventiquattr'ore su ventiquattro, senza soluzione di continuità, senza disturbo da parte delle forze dell'ordine. Un'organizzazione dotata di tutti i mezzi per imporsi. Uno Stato, sì, uno Stato. «La mafia e la camorra non potevano esistere se non era lo Stato», del resto, dichiara candidamente Schiavone, gelando i parlamentari durante l'audizione del '97.

Qualcuno dunque sapeva e sapeva tutto. Ed ha deciso, scientemente, di lasciare alla sola magistratura l'onere di andare avanti nelle indagini. Consentendo che intanto le persone mangiassero, bevessero, procreassero. E poi si ammalassero, piangessero i figli morti, le famiglie decimate. Abbiamo combattuto la prima, vera guerra chimica civile del Pianeta. E l'abbiamo persa. Carmine Schiavone ha detto nel 1997 che tra vent'anni saremo morti tutti di cancro. Di anni ne sono passati sedici, quasi diciassette. Oggi c'è un vasto movimento di opinione che lotta per le bonifiche, i controlli e l'accertamento della verità. I danni della Terra dei fuochi non sono stati ancora valutati nella loro interezza: potrebbe essere la più grande strage d'Italia, il biocidio all'ombra del Vesuvio. Che si fa? Si vuota il sacco, dicendo tutto quello che c'è da dire, senza l'inutile velleità che la magistratura riuscirà a accertare eccetera eccetera oppure date l'ordine di evacuare?