Viene definita, da alcuni, la Chernobil della Campania. Altri parlano del più grande biocidio di massa mai avvenuto in un Paese occidentale “avanzato”.

Quella di cui si parla molto in questi giorni, ovvero la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, è diventato negli ultimi decenni uno dei luoghi più inquinati d’Italia e d’Europa. Le province di Napoli e Caserta (ma non solo) sono state, per decenni, teatro di un crimine odioso e per di più sotto gli occhi di tutti, dunque anche di chi era chiamato a tutelare la salute pubblica: la messa al rogo quotidiana, in numerosi punti della zona, di rifiuti tossici.

Chi abita in quelle province sa fin troppo bene di cosa si tratta; colonne di fumo nero all’orizzonte che, sospinte dal vento, in breve tempo riversano il loro carico di diossina e gas pericolosi su tutti i centri abitati del circondario. Un fumo denso, soffocante, nauseante e ovviamente dannosissimo per la salute, impossibile da contenere pur restando letteralmente barricati in casa, inermi e sconfitti.

Il gran rilievo mediatico nazionale di questi giorni, pur essendo positivo e indispensabile, giunge purtroppo dopo anni e anni di denunce pubbliche inascoltate, riempiendo di vergogna chi ha preferito girarsi dall’altra parte lasciando sole le (tantissime) vittime.

Appare superfluo qui ribadire l’agghiacciante allarme lanciato dai migliori oncologi della Campania, che non solo registrano uno notevole aumento di patologie tumorali tra adulti e bambini (soprattutto allo stomaco, al fegato, ai reni e ai polmoni) ma che prevedono un picco di ammalati e purtroppo di morti tra venti-trent’anni.

Le priorità più urgenti al momento dovrebbero essere fondamentalmente due.

La prima è  indagare e capire le ragioni che hanno portato amministratori locali ma soprattutto le prefetture di Napoli e Caserta a non lanciare immediatamente l’allarme nazionale su questo crimine di massa, perpetrato quotidianamente e denunciato con un incredibile serie di contributi video (addirittura caricati su un sito internet integralmente dedicato a questo scopo, http://www.laterradeifuochi.it/ ).

Cosa hanno fatto, in concreto, gli ex Prefetti di Napoli, tra cui il dott. Pansa, (attualmente Capo della Polizia) e i loro colleghi di Caserta? Sui rispettivi tavoli sono letteralmente piovute in questi lunghi anni (almeno 10) petizioni popolari, denunce e segnalazioni che raccontavano di roghi attuati sempre negli stessi punti, sempre alle stesse ore e purtroppo, sempre portati a termine senza che i responsabili fossero identificati ed arrestati.

Questi altissimi funzionari dello Stato, rappresentanti del centrale Ministero dell’Interno, hanno il dovere di rendere pubbliche le loro azioni o, per meglio dire, inadempienze sul tema. Lo devono fare nel rispetto dei cittadini, ma soprattutto di chi si è ammalato e di chi non c’è l’ha fatta.

Regolare i conti col passato, tuttavia, è solo un dovere morale per identificare e assegnare le giuste responsabilità del passato.

L’altra cosa urgente da fare è, invece, fermare una volta e per sempre questi maledetti roghi di rifiuti, che incredibilmente, rappresentano ancora una triste realtà della zona. Come dire, se un ammalato in ospedale è in preda ad una emorragia di sangue, il primo intervento consiste nel bloccare l’emorragia e solo dopo rimediare ai danni che questa ha comportato.

Come tutti ormai ben sanno, i roghi non sono pericolosi “soltanto” perché capaci di inquinare l’aria che i cittadini respirano, ma anche perché contaminano la terra e i suoi frutti che mangiamo a tavola.

Cosa aspettano ancora le istituzioni a creare una sorta di “missione militare”, questa volta in patria e non all’estero, finalizzata all’azzeramento di questa pratica e possibilmente all’arresto dei responsabili?

Parlare di bonifica dei territori con il recupero dei rifiuti tossici che sono stati “intombati” sotto terra, altro terrificante delitto perpetrato nella Terra dei Fuochi, è importante ma dovrebbe essere solo il secondo passo (quello forse più difficile e dai costi più esorbitanti, data la massa incredibile di rifiuti sotterrati in Campania, stando alle rivelazioni dei pentiti).

Ultima, amara, considerazione: sarà bene da parte dello stato incrementare notevolmente i fondi economici a favore del sistema sanitario regionale campano e potenziare le relative strutture di specializzazione oncologica: se, come gli esperti dicono, il peggio da un punto di vista clinico deve ancora arrivare, è urgente tenersi pronti a fronteggiare questa futura emergenza.

Sembra paradossale che, invece, tra i presidi ospedalieri più a rischio chiusura o declassamento negli ultimi mesi ci sia stato proprio l’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” di Napoli.

Come dire: dopo il danno (clamoroso e gigantesco) anche la beffa, amara e irresponsabile.