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20:29

TAV | NO TAV: un “affair” tutto italiano

Il progetto forse più dibattuto e controverso nella storia delle infrastrutture italiane come grande metafora dell'incapacità italiana di gestire e governare ogni cosa di "pubblico interesse". Nel paese più politicizzato del mondo, l'unica cosa che manca è la politica, trasformata sistematicamente in occasione di difesa di interessi particolari.

La questione di Luca Abbà, con tutto il rispetto e la solidarietà per la persona e per il suo incidente, come al solito strumentalizzato (è un manifestante maldestro, non un eroe, ripeto, con tutto il rispetto per la persona e per la sua passione sociale), mi dà lo spunto per esprimere un punto di vista su una questione, che se guardata col necessario distacco appare surreale. Per molti motivi. So che mi farò un mucchio di nemici (ho un sacco di amici “no tav”…), ma non rinuncio ad usare la logica a scapito della pancia, per valutare questa storia che conosco molto bene. Ma so anche che le persone intelligenti capiranno quello che sto per sostenere.

TAV | NO TAV: un

Non entro nel merito della bontà del progetto, né in quello della sua assoluta necessità. Non lo faccio per due motivi: primo perché mi annoierei da solo nell’elencare dati tecnico-trasportistici infiniti, la cui veridicità sembra impossibile da stabilire con esattezza, tanto che esistono varie scuole interpretative che rendono gli stessi dati spesso antitetici creando di continuo, agli occhi del popolo profano, false verità e vere bugie, rendendo così, “ad arte”, praticamente impossibile una panoramica di valutazione oggettiva su ciò che è giusto o sbagliato (aiutati anche dalla sistematica disattesa di ogni previsione di incremento del traffico, dagli anni ’50 ad oggi); secondo perché mi interessa di più evidenziare alcuni aspetti emblematici di quanto venga maltrattata l’intelligenza delle persone nelle questioni sociali di grande effetto mediatico. Non è facile. A cominciare dal nome della vicenda in questione e dall’ipocrisia di chi la porta avanti: TAV – NO TAV.

E’ come se ci fosse che sò…la guerra delle arance e tutti la chiamassero la guerra dei limoni; sempre agrumi sono, ma ben diversi, credo… Il progetto in questione propone una linea merci tesa a trasportare i camion sui treni. Non esistono treni merci ad Alta Velocità, soprattutto se trasportano tir. La linea TAV esiste già, ne manca un trattino sul quale per altro già circola lo stesso treno che va veloce per il resto del tragitto, farlo andare veloce anche sul quel pezzo mancante tra Torino e Lione, sarebbe un giochetto da ragazzi per il quale nessuno si scannerebbe più di tanto (a parte un buchetto nella montagna di 57 km…). Dunque l’antagonismo corretto sarebbe Camion per strada, contro Camion sui treni. Cosa è meglio per la Valle di Susa? chi lo sa? Non me ne frega un gran che, in questa sede almeno.

Quello che mi frega è capire come mai nel 2012, realizzare una linea ferroviaria in Italia comporta un simile scontro tra poteri (dato anche il fatto che l’Italia è diventata un Paese “moderno” da quando quel pazzo di Cavour decise di bucare la montagna del Frejus). Si, tra poteri. Perché se è vero che lo Stato conferma la sua arroganza, il suo pressappochismo, la sua disonestà, il suo affarismo, l’esercizio arbitrario e maldestro del potere nei confronti di un territorio e per di più di un territorio di qualità ambientale originale elevata, il citato territorio ha accettato, nei decenni precedenti, vari tipi di scempio ambientale sicuramente più devastanti del progetto in questione.

|il problema è politico e se prima di bucare la montagna non viene fatta una legge che obbliga i tir a usare il tunnel, tutto appare finto e strumentale

Mi riferisco alla disastrosa realizzazione dell’elettrodotto, alla scandalosa realizzazione dell’autostrada più cara d’Italia (Torino-Bardonecchia) che dal momento stesso della sua inaugurazione non ha vissuto un solo giorno senza un cantiere di manutenzione attivo (ovviamente curato da piccole imprese valligiane) e i cui siti di discarica sono rimasti aperti e abbandonati per anni prima della loro riambientalizzazione, ancora oggi non del tutto completata, senza alcun can can mediatico. Per non parlare del devastante abusivismo edilizio che ha deturpato orrendamente ampie fasce di panorama.  Vorrei sapere: di che parliamo? Ovviamente di un’occasione per rivendicare potentati politici a scapito di tanta e tanta gente in buona fede.

Per un piccolo territorio oppresso dalla disoccupazione, dalla presenza massiccia di ‘ndrangheta e mafia (Bardonecchia, ad esempio, è un comune della Val di Susa che è stato commissariato per mafia), snodo di livello europeo del mercato d’armi clandestino e della droga, è una bella tentazione quella di mettere sotto scacco Stato ed Europa. Per uno Stato italiano sempre in difetto verso le norme europee e sprezzante della più elementare regola di progettazione partecipata, come avviene in ogni posto civile del mondo, ormai da decenni, si tratta invece dell’ultima occasione per non perdere un bel gruzzolo dall’Europa e il plauso ignaro e tetragono della Comunità internazionale.

Allora, come avvenne a Genova e in molte altre circostanze, lo Stato ingaggia insider travestiti da black block per fare casino e dimostrare che i Valsusini sono cattivi e violenti e non meritano il rispetto che chiedono e dunque si autolegittima l’azione di forza e si mette a menare” ‘ndo cojo cojo”, ma soprattutto dimostrare che le povere forze dell’ordine non sono carnefici (non lo sono di certo, ma è di immagine trasmessa che sto parlando), ma povere vittime. Naturalmente il casino sposta l’attenzione dell’informazione dal progetto alla “guerriglia”. E il gioco è fatto.

|i sindaci dicono si allo Stato dai loro uffici e sostengono il no la domenica a braccetto coi manifestanti

L’esercito da un lato, i “No Tav” dall’altro ingaggiano un gioco di forza che alla fine si presenta agli occhi degli altri 60 milioni di italiani come una sorta di guerra ideologica per la quale si sono persi di vista i motivi. Da un lato i “No Tav”, “No grattacieli”, No Bar”, No Piscine”, No Giostre”, “No a prescindere”; dall’altro uno Stato muscolare che non riesce a farsi capire perché non vuole farsi capire e nasconde dietro una causa banalmente trasportistica, interessi vergognosi. Due ragioni, due torti. Una protesta portata avanti in modo maldestro e strumentale, tanto è vero che non ha effetti: i cantieri sono lì e sono aperti. Con i sindaci che dicono si allo Stato nei loro uffici e sostengono il no la domenica a braccetto coi manifestanti.

Non ho altro da aggiungere, se non che ancora una volta non si tratta di politica, ma di un’idea distorta e aberrante dell’idea di potere: da un lato generata dalla disperazione e dalla coda di paglia, dall’altro dall’avidità, dall’incompetenza, dalla disonestà. Hanno ragione i valsusini quando sostengono che il tunnel non risolverà i problemi del traffico, ma solo perché nessuno dice che il problema è politico e se prima di bucare la montagna non viene fatta una legge che obbliga i tir a usare il tunnel, tutto appare finto e strumentale ai vari interessi (Sitaf, la società di gestione dell’autostrada, inclusa). Le persone per bene (tante) valsusine sono degne del massimo rispetto e anche di ammirazione, ma chi gioca sull’emozione, glissando sulla ragione, per farle sentire parte di questa causa fasulla e ipocrita e ce ne sono tanti che da qualche anno cavalcano questa causa attraverso una rozza contro informazione, approssimativa e ambigua, trascinando con sé anche soggetti genericamente e ideologicamente contro tutte le “TAV” del mondo a prescindere, andrebbe arrestato e severamente punito.

Così come andrebbe fatto con l’ex ministro Lunardi, che oltre che ministro (sempre rigorosamente con la minuscola) era anche il padrone della più importante società di progettazione di gallerie italiana che ha eseguito il progetto in oggetto, oggi rielaborato e approvato con la firma dei sindaci della Val di Susa. Giusto per aggiungere un’ultima chicca disorientante. In Francia, dal punto di vista ambientale i problemi sono ben più pesanti, eppure non esiste un’opposizione di questo tipo. Ciao TAV…Ciao…

PS: personalmente, se può interessare, sono contro qualsiasi progetto che non determini con leggi condivise, a monte del progetto stesso, la certezza della sua necessità e della sua buona riuscita e una comunicazione e compensazione adeguata alle popolazioni locali che in ogni caso devono avere voce in capitolo sin dall’inizio nella progettazione. Ma sono anche contro un movimento di protesta intellettualmente sterile che sembra quasi voglia protrarre all’infinito questa battaglia, favorendo i potentati locali nel mantenimento del consenso politico. E’ una storia che va avanti da vent’anni. Questo non ha senso.

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