Una caratteristica peculiare delle nuove generazioni è senz'altro la spiccata tendenza a viaggiare, la partenza intesa non come fuga ma come opportunità di crescita, affontare una sfida all'estero può essere un'esperienza formativa decisiva per affrontare un mondo del lavoro altamente selettivo con alle proprie spalle esperienze concrete.
Giuliana è partita per uno stage in Bahrain grazie all'organizzazzione studentesca no-profit AIESEC e questa è la sua storia.

"Ciao, sono Giuliana e questa è la mia storia,
una storia non programmata, non caricata di aspettative, non idealizzata, non osannata. Volevo solo una storia da vivere ma che fosse mia e l’ho vissuta, in ogni istante, in ogni attimo, a partire da quel 12 luglio sera, Aeroporto Internazionale del Bahrain. “L’ho fatto davvero”, mi sono detta, ma in fondo non avevo mica preso consapevolezza di quello a cui stavo andando incontro, non l’avevo mica capito che mi stavo accingendo a vivere un'esperienza che mi avrebbe completamente rivoluzionato l’esistenza, scombussolato le emozioni e il futuro, per poi riportare la mia vita ad un equilibrio nuovo, e autentico.
Potrei stare ore a raccontarvi della bellezza di quel Paese, dell’ospitalità delle persone, della loro pace e della quiete interiore che ti arrivano diritte all’animo, della luce nei loro volti, della loro voglia di emergere, di sfidare loro stesse per migliorarsi e migliorare un paese che solo adesso si sta sviluppando; potrei stare ore a parlarvi dei loro profumi, della loro cultura, della loro religione, quella creduta, quella praticata non solo pregando cinque volte al giorno, non solo digiunando per un mese né indossando abiti che nulla lasciano vedere se non gli occhi, ma attraverso i singoli gesti quotidiani, attraverso il rispetto verso qualunque essere vivente, attraverso l’amore, la comprensione, la trasparenza, l’aiuto disinteressato; potrei stare ore a parlarvi di quanto meraviglioso sia il progresso che si sposa con la una forte identità culturale, della disarmante bellezza del deserto, del cibo, delle tradizioni, dell’unione della famiglia, della musica, dello lo star bene con poco e del condividere quel poco che si ha – l’importante è stare insieme – e altre ancora a parlarvi di quanto, quanto sia forte condividere tutto questo con altre 60 persone provenienti da qualunque, qualunque parte del mondo. Sconosciuti fino a qualche ora prima, poi compagni di viaggio, poi Amici – ti sembra di conoscerli da una vita, senti ti conoscano da una vita, ma cosa importa se è passata solo una settimana?, cosa importa il tempo se avete scoperto l’un l’altro in maniera pura e sincera, se avete apprezzato ogni momento di questa convivenza, capitalizzato sui punti di forza dell’altro, chiuso un occhio sulle debolezze, e poi riso, scherzato, amato, come se si appartenesse tutti ad una grande famiglia?
Potrei, potrei ma non voglio. La chiave per capirle, queste parole, è viverle.
Quello che posso dirvi, però, è che ho scoperto che ci sono tanti modi per viaggiare; si può viaggiare con i propri piedi, sotto il sole o la pioggia, alla ricerca di posti più o meno lontani da esplorare, mete più o meno ambite da scoprire, alla ricerca di culture, tradizioni e storie più o meno diverse dalla nostra, tra un monumento, una chiesa ancestrale e la piazza del centro; si può viaggiare con la mente, attraverso il confronto, il dialogo, l’apertura verso chi pensa, vive, agisce, crede nella maniera cui noi non siamo abituati, ampliando i nostri orizzonti, e facendo di questi ultimi il punto di partenza su cui siamo decisi a costruire il nostro futuro e le persone che vogliamo essere; e si può viaggiare col cuore, esplorando quanto di più profondo vi sia nelle vite delle persone – che siano stagisti come te o persone del luogo, che siano musulmani, cristiani o atei, al primo anno di università, all’ultimo di master o analfabeti – vivendo nelle loro emozioni, nei loro racconti, nelle loro culture, nelle loro storie, e.. costruire di nuove, di storie. Le nostre. Collezionando ogni momento vissuto insieme e facendone tesoro.
Ma questo lo sapevano già tutti.
Il punto è che mi fa ancora strano pensare di aver viaggiato tre volte stando ferma in un posto solo.Come se fosse troppa bellezza tutta d'un colpo, troppa per due occhi e un cuore solo.
Adesso che qui giorni sono finiti non m'importa d'avere brandelli di cuore sparsi per il mondo: so che sono al sicuro custoditi da ognuna di quelle cento persone la cui vita ho mescolato con la mia, in qualunque parte del pianeta viva.
Ciò che importa è che sono tornata qui, nella mia terra di origine, con ognuna di quelle cento persone, con ognuna di quelle centomila emozioni, nel cuore.
Sono qui eppure so che, adesso, la mia casa non è questa, non è il Bahrain: “La casa è dove si trova il cuore”. La mia casa è il mondo intero."