Mi ha colpito molto la storia che Selvaggia Lucarelli ha citato sul suo profilo, ho fatto le mie ricerche e vi racconto cosa ne è venuto fuori. E' vero, il primo aprile scorso l'albergatore di Lipari Edoardo Bongiorno, proprietario di uno dei più antichi hotel dell'isola, l'Oriente, se ne è andato sparandosi un colpo alla testa. Ha chiesto scusa alla famiglia e ha lasciato il suo mondo, il lavoro e i suoi cari per sempre. Non ce la faceva più di debiti, di mancate prenotazioni, di un'altra estate da passare nell'ansia, con i costi sempre più alti e i ricavi ridotti al lumicino. L'arcipelago delle Eolie vive in modo terribilmente amplificato la crisi del nostro turismo, proprio in questi giorni due altri alberghi storici di Vulcano, Le Sables Noires e l’Eolian hotel, hanno fatto sapere alle agenzie che forse non riapriranno più.  La sua storia è finita così, a soli 61 anni. O forse no, perché in realtà è così bella da rimanere immortale non solo a Lipari, ma in tutto il mondo. Suo padre Leonida, comunista e partigiano, volle aprire quell'albergo da lui personalmente progettato sopra e dentro il mare, dedicando al suo vento preferito, il Mistral, il nome di un ristorante. Anche il nonno Edoardo era stato un gran comunista, ed aveva segretamente partecipato nel 1929 all'organizzazione della fuga per mare dall'isola di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti. Strano il mondo, furono proprio questi due partigiani di Lipari alla fine della guerra a ospitare Edda Ciano, una smagrita, triste e disperata figlia di Benito Mussolini, che rimase lì in confino per quasi un anno fino alla sua amnistia, firmata a Roma da Palmiro Togliatti. In quell’albergo, in quel luogo sperduto che la Ciano definiva ‘un lurido tugurio’, l’irriducibile comunista Leonida e la ostentatamente fascista Edda si innamorarono dimenticando la guerra, le divisioni ancora bollenti tra le fazioni e soprattutto la storia, che li aveva posati da nemici su due sponde opposte. Si amarono tantissimo il Baiardo e l’Ellenica, vivendo di incontri segreti, di missive cifrate, di pizzini portati all’uno o all’altro da mani amiche. Il loro amore è raccontato dal giornalista Marcello Sorgi nel libro «Edda Ciano e il comunista di Lipari», che dato vita anche a una premiatissima fiction su Rai Uno. Edoardo ha amato la favola del padre e il suo innamoramento per la Mussolini, tanto da voler mettere sulla facciata una targa per ricordare ‘questo grande amore’, ma rifiutando di fare un museo di quella ‘casa dei sogni’. “Basterà una targa –aveva detto – erano tempi che non ci sono più”. E in questa epoca dove non c’è più gran posto per la memoria, Edoardo Bongiorno non ha trovato spazio nemmeno per se stesso. La forza che avevano il compagno Leonida e la camerata Edda, il Baiardo e l’Ellenica, come si chiamavano affettuosamente scrivendosi per lunghi anni in inglese o in francese, non gli è bastata. Come ha scritto Selvaggia Lucarelli “Un partigiano e la figlia del duce si amarono, e il figlio del partigiano muore perché mentre il paese boccheggia nell'incertezza politica e economica, destra e sinistra nemmeno si parlano. Il destino” scrive lei, la disperazione, aggiungo io. Una disperazione più forte di quella che hanno passato i suoi genitori, i nostri nonni dopo mezzo secolo di guerre, con la fame, la distruzione, l’odio e la morte. L'Italia di oggi è più fragile e disperata, e qualcuno deve metterci mano perché questo racconto, fatto di sacrifici, di sogni e di speranza, non finisca qui.