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21:26

#StopSOPA. Ovvero: della libertà e di altri demoni

Dopo l'entrata di Facebook e Google nel "movimento" la decisione sulla temuta SOPA, la legge anti-pirateria che potrebbe uccidere il Web come lo conosciamo, è rinviata a febbraio. Ma non illudetevi troppo: ognuno cerca il proprio guadagno, quindi tenetevi stretta la vostra libertà. E uscite a bervi una birra, perché no.

#StopSOPA. Ovvero: della libertà e di altri demoni.

#StopSOPA, oppure #StopSOPAit, o ancora #SOPAstrike: sono queste le parole che stanno facendo il giro del Web tra social network, aggregatori di notizie, magazine e blog. Per chi ancora non lo sapesse, il Post lo spiega molto bene: “SOPA sta per Stop Online Piracy Act, una proposta di legge in discussione alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti per contrastare la pirateria informatica e difendere i diritti d’autore su Internet“. Si tratta di un’iniziativa che aveva già visto la luce a maggio 2011, sugli stessi temi e con contenuti simili, con il nome di Protect IP Act (PIPA). Una legge contro la pirateria, insomma, ma formulata in una chiave molto controversa: stando a quanto emanato, tutto ciò potrebbe obbligare i gestori dei siti a controllare preventivamente tutto il materiale che viene pubblicato dagli utenti, colpendo molto duramente i siti (come Twitter, Facebook o Youtube) che si basano in primo luogo su di esso, pena il carcere e multe salatissime. No alla libertà della condivisione, ecco.

Non possiamo permettere che leggi mal pensate siano d’intralcio allo sviluppo della Rete

Mark Zuckerberg

Molti affermano che questa legge potrebbe causare la morte di Internet come noi la intendiamo fino ad ora: il Web 2.0 potrebbe involvere e ritornare ad essere una sorta di vetrina, come nei primi anni ’90. La rivolta contro questa discutibilissima legge è già scattata e ora sono scesi in campo anche i giganti come Google, che ha attivato addirittura una petizione online proprio sulle proprie pagine. Ed è proprio dell’ultima ora la posizione del gigante blu Facebook, prima sulla bacheca del fondatore Mark Zuckerberg, poi con una pagina dedicata Anti-Piracy Bills: “Internet è lo strumento più potente che abbiamo per creare un mondo più aperto e connesso”, scrive Zuckerberg, “non possiamo permettere che leggi mal pensate siano d’intralcio allo sviluppo della Rete. Facebook si oppone a SOPA e PIPA, e continuerà ad opporsi a qualsiasi legge che sia dannosa a Internet. Il mondo oggi ha bisogno di leader politici che siano pro-internet. Abbiamo lavorato per mesi con molte di queste persone per ottenere migliori alternative a quelle proposte attualmente. Vi incoraggio a saperne di più su questi problemi e dire la vostra”.

Due scioperi sono già organizzati: quello di oggi è stato un po’ all’acqua di rose, ma ha ottenuto un primo piccolo effetto: come ha riportato tra i primi Web News, “la SOPA non sarà votata nei prossimi giorni così come inizialmente previsto ed i lavori sono pertanto rinviati al mese di febbraio“.  Nel frattempo è fissato il secondo sciopero di 24 ore, un giorno di blackout internazionale previsto per il 23 gennaio 2012. Pare infatti che i giganti del Web si stiano coalizzando, insieme a milioni di utenti, per far sentire la propria voce attraverso un “rumoroso silenzio“: Google, Yahoo!, Facebook, Foursquare, Twitter, Wikipedia, Amazon, Mozilla, AOL, eBay, PayPal, IAC, LinkedIn, OpenDNS, Zynga e tante altre sono le prime società che si sono messe d’accordo per chiudere o diminuire le proprie attività e servizi per 24 ore, oppure appoggiando semplicemente chi vede nel SOPA una proposta di legge aleatoria e priva di senso civico reale. Come scrive La Repubblica, la lista completa dei siti che aderiscono si può trovare sul sito dello sciopero, mentre Claudia Vago, alias @tigella su Twitter, ha lanciato anche l’adesione italiana.

Perché sciopero contro SOPA e PIPA

Fabio Chiusi

La blogosfera italiana ne parla tantissimo, come Fabio Chiusi che attraverso il suo blog spiega perché scioperare contro SOPA e PIPA: “Perché i due disegni di legge ripropongono l’ormai noto schema secondo cui per proteggere il diritto d’autore online è lecito mettere in atto misure che limitano (direttamente o indirettamente) la libertà di espressione in rete”. Questo è il primo di tanti perché, tutti condivisibili secondo il mio modesto parere. In realtà i giganti del web di cui abbiamo parlato si stanno muovendo per il semplice rendiconto personale, non illudiamoci che la Rete si stringa stretta tutta insieme per dire di no all’ennesimo colpo di un politico conservatore che vede il Web come la bestia nera, senza capirne assolutamente i vantaggi. Certo, ora ci sarà lo sciopero e via dicendo, ma mentre noi lo facciamo per la libertà, i big lo fanno per il business. E’ una chiave di lettura cinica, me ne rendo conto, forse rimarrà solo un mio pensiero disinteressato, ma rifletterci non costa nulla.

Non credo che il decreto SOPA verrà attuato. Difficile pensare a un Occidente così “liberale” che rimane schiavo di dinamiche in puro stile cinese, dove la Rete è controllata realmente e non c’è spazio di manovra. Personalmente aderirò allo sciopero come community manager e aspetterò che questa cometa legislativa passi. O almeno spero che passi senza fare danni. Perché quello che temo è proprio che prima o poi qualcuno ci riuscirà: sembra fantascienza, ma ci sono molti, moltissimi poteri forti che anelano al controllo della Rete. Forse in un certo senso c’è già, a dire il vero: basti pensare a Google e Facebook che con i dati a loro disposizione possono cambiarti la vita. Esatto, proprio i due giganti che ora combattono al nostro fianco, sono le principali fonti di informazioni – magari indirette – per gli investitori che auspicano l’approvazione di leggi come la SOPA. Non è paranoia, non si rischia un effetto “Matrix” dove la realtà viene manipolata e rimaniamo tutti schiavi delle macchine. Ma una cosa ve la dico. Scioperate anche voi, da tutto: il 23 gennaio organizzatevi una bella cena, andate fuori a bervi una birra, lasciate l’online e respirate quella libertà che ogni giorno qualcuno cerca di strapparci, in maniera più o meno ambigua.

Approfondimenti: matteo bianconi

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