Le parole sono importanti. A volte una sola parola riesce a dare il significato reale di un fenomeno e a renderlo popolare. È il caso di Biocidio, termine ormai utilizzato dall’opinione pubblica per descrivere il disastro ambientale in Campania e le conseguenze sulla salute dei cittadini. Un anno fa  partiva una mobilitazione attraverso studi, convegni, libri, manifestazioni e contestazioni.  Da una parte i comitati e la comunità scientifica, dall’altra il silenzio delle istituzioni. Il Comune di Napoli ha balbettato per mesi (e balbetta ancora) e la Regione di Stefano Caldoro (in difficoltà nelle ultime ore con 53 consiglieri indagati per peculato) è silente o al massimo rilancia discariche-inceneritori. E il governo? Per mesi ci siamo sorbiti la premiata ditta Clini-Balduzzi, con quest’ultimo che ha sciorinato il pezzo forte: “aumento dei tumori a causa dello stile di vita dei cittadini campani”. Conseguenza: a gennaio l’ex ministro della salute fu cacciato da Aversa durante un convegno. Proprio a inizio 2013 le lobbies sono ripartite all’attacco con il pressing sull’inceneritore a Napoli. Uno dei principali protagonisti di questa campagna è il gruppo Caltagirone attraverso le pagine de Il Mattino. Eppure il neo ministro Orlando ha chiesto scusa e ha fatto marcia indietro. Ed è proprio di queste ore il carteggio tra lo stesso Orlando e la cervellotica ministra della salute Beatrice Lorenzin (prima rispolvera gli “stili di vita” e poi dà ordine all’Istituto superiore della sanità di approfondire il nesso munnezza-tumori): sul tavolo dei due ministeri il Biocidio campano ha fatto finalmente la sua irruzione. Anche se è stata necessaria una campagna che è arrivata all'attenzione della stampa degli Usa grazie alla statura scientifica del professore Antonio Giordano.

E ora?

Adesso parte la domanda fatidica: che fare? Ci sono voluti 12 mesi per far arrivare l’emergenza su quel tavolo. Intanto i cittadini si ammalano, si muore di malattie tumorali spesso rare e a morire sono anche i bambini. Occorrono azioni concrete: stop ai roghi tossici, bonifiche dei territori, sistema sanitario adeguato, ciclo alternativo dei rifiuti e monitoraggio di tutti gli impianti inquinanti. Ovviamente è una strada ancora più tortuosa e occorre una mobilitazione più ampia. Sono sufficienti appelli, petizioni on line, fiaccolate, azioni giudiziarie, la continua richiesta di un registro dei tumori? No, quelle servono a mantenere alta l’attenzione. Serve, invece, una grande partecipazione. Da una parte la provincia nord che confina con il casertano e l'impegno della Terra dei fuochi, quello del Coordinamento comitati fuochi, dall'altra la Rete Commons tra Napoli e provincia, le Mamme vulcaniche nella zona vesuviana o la nuova associazione "Vittime terre dei veleni".  Comitati e associazioni devono provare per la prima volta ad unirsi su tutto il territorio campano. Come durante l’emergenza rifiuti, furono loro a prevedere e ad agire per evitare l’apertura di nuove discariche. Anche oggi solo i comitati possono mettere in campo questa battaglia. Qualche settimana fa fu Alex Zanotelli a lanciare un appello per l’azione unitaria e a smettere i panni di qualsiasi forma di protagonismo: in gioco c’è la vita delle future generazioni di questa regione.

Una Coalizione Stop Biocidio

A provare la strada dell’unità saranno le principali esperienze di movimento nate in questi anni. Martedì 9 luglio nella sala consiliare di Chiaiano si riuniranno Rete Commons, Cittadini Campani per un piano alternativo dei rifiuti e come il Coordinamento Comitato Fuochi. Obiettivo: la nascita di una Coalizione Stop Biocidio. “Le ultime settimane sono state caratterizzate anche dalla presenza a Napoli del Ministro dell’Ambiente Orlando e del Ministro della Salute Lorenzin – è scritto in una nota – a cui abbiamo potuto gridare dal vivo che i cittadini campani sono stanchi e di chiacchiere non ne vogliono più. L’evidenza ormai è sotto gli occhi di tutti. Siamo reti e coordinamenti di comitati fuori dalle logiche istituzionali e lontani dai partiti o dai loro surrogati. Siamo espressione delle lotte a cui quotidianamente diamo vita senza delegare a nessuno la difesa del nostro territorio. Abbiamo storie e percorsi diversi ma siamo uniti da battaglie ed obiettivi convergenti. Dalle lotte di tutti i giorni abbiamo imparato che solo i rapporti di forza potranno portarci ad ottenere risultati. Quindi solo con la mobilitazione popolare possiamo provare ad immaginare un futuro migliore per il nostro territorio. Siamo convinti che è giunto il tempo di trovare sinergie permanenti tra le nostre esperienze di lotta ed è per questo che abbiamo lanciato l’idea di una coalizione tra le nostre esperienze di lotta. Su come intraprendere questo percorso e su come pianificare una mobilitazione sempre più incalzante verso governo ed enti locali per fermare il biocidio diamo appuntamento ad una riunione congiunta”.  A tutti i cittadini, adesso, il dovere di unirsi a questa battaglia.