Questa riflessione non è di quelle che ricevono milioni di like. E' di quelle di cui sei consapevole ma che non vorresti mai leggere, perchè nel momento in cui ciò avviene ti senti inevitabilmente preso in considerazione.  

La nostra epoca vive momenti di grande smarrimento per le giovani generazioni.Leggiamo di assurdità come la famosa "Balena blu" un gioco che termina con il suicidio, che vero o inventato che sia , dovrebbe indurre la società a riflessioni ben più profonde di quelle che ad oggi vengono realizzate. Ed è proprio di questi giorni la notizia di un neonato dimenticato da una giovane mamma e che riporta tutti a tragedia similari che sistematicamente si rinnovano ogni anno e su cui sarebbe banale ed irrispettoso fare delle riflessioni senza conoscere in maniera approfondita lo stato dei fatti. 

Ma se il singolo caso non può essere oggetto di riflessioni, un trend si.  In un articolo pubblicato da un importante giornale nazionale si lancia l'allarme per le mamme lavoratici, oberate tra impegni lavorativi e familiari.  E questa riflessione non è altro che una valutazione quotidiana che milioni di mamme manager o dipendenti hanno modo di esternare.   Se è vero che la società attuale ed i sistemi di welfare nulla prevedono a sostegno di chi ha un ruolo sociale importante che troppo spesso si sovrappone a quello lavorativo è anche vero che qualche considerazione sul "ruolo" vada fatta fatta. Le mamme non lavorano da qualche anno.  Sono sempre esistite anche prima della Legge Fornero ed hanno sempre rivestito un duplice ruolo educativo e lavorativo.

Ed ecco che la questione va contestualizzata a parere di chi scrive nella società moderna e va estesa anche ai giovani papà.  Creare una famiglia significa assumere delle responsabilità verso se stessi e verso tutto il nucleo familiare. Qualsiasi assunzione di responsabilità prevede delle "rinunce" che sono proprie del ruolo assunto.  Ed ecco che assistiamo al paradosso (che va ad aggravare il gap legislativo che non prevede alcuna forma di tutela in tal senso ) di mamme e padri che vivono ancora fasi giovanili che sono probabilmente incompatibili con ciò che è la dimensione di genitore.  Diviene un problema serio se dopo il lavoro, full o part-time che sia, una famiglia decida di impiegare il tempo libero in maniera individuale.  Se non vi è sistema all'interno di un nucleo familiare, se i padri sono più giocatori di calcio e playstation che papà e le mamme hanno "crisi" da gioventù smarrita ritenendo che la responsabilità che richiede il ruolo di madre ti consenta di fare la stessa vita che probabilmente hai fatto prima…..esiste un problema più che rilevante.  La natura non prepara due persone al ruolo dei genitore. Le responsabilità che conseguono ad un atto di amore e di volontà devono essere assunte con consapevolezza da chi decide congiuntamente di mettere una vita al mondo.  Ed invece l'impressione è che sempre più si abbiano papà "peter pan" e mamme " eternamente ragazzine" con inevitabile ripercussione su qualità di vita del nucleo familiare e dei figli.   Abbiamo persone che reclamano diritti e dimenticano i doveri e che hanno nelle lacune del welfare la madre di tutte le scuse.

Ma i nostri padri e madri, nonne e nonni , che hanno ricostruito un paese distrutto dalla guerra e che non godevano delle libertà di costume e sociali attuali, con un welfare che si confermava anche in passato piuttosto misero in termini di supporto alla famiglia, non avevano stati depressivi.  I genitori erano consapevoli del proprio ruolo ed erano votati a questo ruolo, anche se questo doveva significare sacrifici personali.  Non può divenire un "peso" passare del tempo con i propri figli ed allo stesso tempo richiede sacrifici, turni notturni, rinunce economiche, dimensioni che sono lontane dal fancazzismo giovanile a cui tutti siamo stati abituati, senza regole e responsabilità anche di tipo morale.  Ed allora va fatto un passo ancora dietro ricercando le origini di questi continui disastri a cui assistiamo nella insoddisfazione di generazioni che non hanno obiettivi, il cui Dio denaro sembra essere l'unico strumento in grado di dare (come le droghe) momentaneo stato di soddisfazione per poi far ripiombare l'osservatore del culto pagano nel più buio dei meandri.  Per essere ancora più chiari chi decide di creare una famiglia fa un atto di responsabilità: deve comprendere che cambiano tutte le priorità, che si passa dall'Io al Noi, e che soprattutto tutto ciò non significa annullare se stessi, e che quando ciò avviene il problema è personale e non sociale. E' un limite della persona e non del sistema. E' incapacità ad assumere responsabilità.   La risposta più facile che viene elargita a chi prova a dare un consiglio è " tu non sei padre/madre…non puoi capire" ….come se l'essere padre o madre ti pone di nuovo nel grembo materno che ti esenta dalle responsabilità.  Ed è li che emerge uno spaccato enorme tra chi osserva la questione dal "di fuori" e chi invece vive questo stato da sindrome di accerchiamento che è la mamma o il papà peter pan. E per un figlio non c'è niente di peggio che un padre in perenne età giovanile o una mamma amica,  incapaci di assumere ruolo e responsabilità.

E poi siamo proprio sicuri che in una Società utopica in cui lo Stato erogasse stipendi manageriali alle mamme, chi assume questo ruolo in maniera inconsapevole sarebbe in grado di essere un riferimento reale per i figli ?  Perchè se il denaro che il welfare potrebbe erogarti lo devi impiegare in baby sitter, scuole con orario prolungato e altri sistemi similari perchè c'è l'esigenza di andare a ballare il sabato, il mare la domenica, il parco il lunedì, la ginnastica il martedì, la festa il mercoledì, l'impegno civico il giovedì ed il corso di cucina il venerdì…..il problema sussiste ed è anzi ancor più evidente.  Sono proprio i limiti del welfare a mascherare le reali lacune della nostra società dove le neo mamme ed i neo papà sono ragazzotti troppo spesso viziati ed incapaci ed inconsapevoli di fare sacrifici.  Un sacrificio fatto per un figlio non dovrebbe mai essere assunto come tale. Dovrebbe essere un atto di amore incondizionato verso qualcosa che si è scelto di mettere al mondo, in una società cannibale che nulla ti perdona. 

Ed allora in sintesi: non fate figli se non siete intenzionati a fare sacrifici. Se non avete ancora la forma mentis di sistema e coniugate ancora l'Io piuttosto che il Noi…fate i mammoni e le mammone e state a casa. Avrete il tempo di fare tutto ciò che volete, vivere la vostra giovinezza anche a Novanta anni e non mettere al mondo ragazzi che cresceranno con lo stessa diffidenza verso la vita che questa società trasmette a tutti i giovani.  Il denaro è uno strumento. Quando c'è e viene utilizzato bene è un valore, ma non serva per nascondere le pecche di una società egoista ed auto-celebrativa, piagnona ed incapace di affrontare le responsabilità dei ruoli. Abbiamo tutti avuto una madre, una nonna…..e non necessariamente era Jane Fonda.  

Cresciamo ed assumiamo una volta e per tutte delle responsabilità. C'è un tempo per tutto, ma la famiglia è un'impresa e quando un'impresa non è curata…muore.