Quando parliamo di dipendenze, dovremmo distinguere quelle che si originano da sostanze chimiche e nocive all'organismo, come alcool e droga, rispetto alle forme di dipendenze psicologiche create da meccanismi coattivi. In psicologia viene usato il termine “addiction” per identificare una serie di disturbi del comportamento che inducono una persona a dover dipendere dal cibo, dalla tecnologia, da una o più persone per poter placare o sedare una certa forma d’ansia. Nella società globalizzata, la tecnologia assolve un ruolo predominante rispetto alle tradizionali forme di comunicazione, caratterizzata dall'introduzione dei dispositivi che viaggiano in rete e dai canali di trasmissione dediti alla condivisione. Stiamo vivendo nella società del Web 2.0 che comunica, sente e crea attraverso un mondo virtuale. Tutto è facilitato dalla immediatezza del messaggio, dalla semplicità nel veicolare qualsiasi notizia o informazione su noi stessi per poter apprendere al tempo stesso qualcosa della vita altrui, che spesso assume la forma di un “voyeurismo” globale.

Tutto questo parte dai social network, per poi poter estendersi ai siti di incontri, ai forum di discussione, fino ai canali riservati a determinate categorie di utenti che ricercano il proibito. Ma il vero pericolo non rappresentato dal comportamento deviante in sé, quanto dall'appiattimento del pensiero e l’inazione che trovano paradossalmente sui social network la valvola di sfogo o l’illusione di poter comprendere le azioni altrui dall'utilizzo del mezzo. Ovviamente si tratta di una semplificazione grossolana della realtà.
Oggi, i profili degli utenti che abbiamo nei nostri “contatti” diventano un motivetto assordante di racconti di vita a metà che da un lato interessano, dall'altro suscitano invidia o repulsione. E nei momenti di “crisi esistenziale” Facebook diventa il pane per l’affamato di socievolezza, intesa nella capacità di creare delle relazioni seppur virtuali, comunque percepite come reali, andando a sopperire una serie di vuoti e mancanze.

La bacheca degli utenti diventa l'Agorà per eccellenza, il luogo degli incontri-scontri, delle lotte per l’affermazione del potere che si esplica nell'arte seduttiva non necessariamente legate all'eros, dove il marketing e la pubblicità regnano sovrani.Vari comportamenti che apparentemente veicolano un messaggio d’ ostentazione, in realtà, nascondono delle fratture o delle offese narcisistiche subite, che sui social assumono contorni diversi, quasi un’isola della felicità apparente. Ovviamente questo significa dover rinunciare ad una serie di comportamenti che rientrano nelle “norme sociali implicite” che pur non essendo registrate in un codice, sono valide e hanno una funzione sociale, come mantenere il pudore, evitare di creare scandalo etc. etc. ma agli utenti questo non sembra interessare più di tanto.

C’è chi si sente un outsider e preferisce gestirsi le sue relazioni in modo totalmente aperto, senza filtri, chi invece le nasconde pubblicamente, ma non è esente dal comportamento deviante. In ogni caso non è possibile stabilire un giudizio approssimativo della realtà. Ogni utente che si iscrive su Facebook è consapevole dei limiti e dei vantaggi rappresentati dal mezzo. In fondo, ognuno è libero di creare un’immagine di sé che gli è funzionale per esistere, ma il pericolo può presentarsi quando il controllo viene meno e la realtà tangibile sfugge di mano, dando per certa ed assoluta la verità virtuale. In un clima di profonda crisi dei valori, di un lento ma inarrestabile processo di globalizzazione dove anche i sistemi produttivi diventano accessibili on line, diventa facile farsi trasportare dall'abuso del mezzo. Siamo tutti interconnessi in una rete globale grazie ad un click ed il vantaggio è innegabile.

Le grosse trasformazioni socio-culturali prima di poter essere ascritte a determinate categorie necessitano di studi approfonditi che richiedono anni. Attualmente esistono diverse teorie che tendono a orientarsi in maniera dualistica nel considerare il probabile vantaggio o svantaggio dell’utilizzo massiccio delle nuove tecnologie. Siamo dell’idea che non possiamo demonizzare un uso moderato dei social network, ma di conseguenze negative già se ne parla abbastanza. Dipende dall'utente come e cosa voler comunicare sul suo profilo Facebook assumendosi la responsabilità delle sue azioni. Saper padroneggiare un social network non è roba da tutti, riuscire a padroneggiare una web reputation è qualcosa di altrettanto complesso.

Ci sono persone che si iscrivono sulle maggiori piattaforme della rete, senza avere la minima idea di ciò che accade intorno a loro, e spesso si ritrovano a fare danni inconsapevolmente o a subirne. Tanto meno non possiamo demonizzare questi mezzi o vietarne l’accesso, in quanto si tratta di un sistema di accesso democratico ad una risorsa globale. Il metodo cambia le prospettive e quindi tutto parte dal nostro modo di metterci in discussione, dalla nostra predisposizione ad accettare o meno delle regole, come ad esempio la netiquette, dal comportamento opportuno da usare in determinate situazioni. Purtroppo tutto questo non sempre accade, ciò a cui assistiamo frequentemente è la diffusione di messaggi dall'alto contenuto pregiudiziale, stereotipato, perché probabilmente è più semplice giudicare, piuttosto che comprendere.
I danni maggiori sono rappresentati dall'uso smodato che si fa delle nuove tecnologie, ed è proprio a partire da questo che possiamo introdurre il concetto di SNSs Addiction, ossia la dipendenza dai social network. La SNSs Addiction “ Social network Sites Addiction” va annoverata tra le dipendenze da internet (Internet Addiction Disorder, acronimo I.A.D.) più specificamente all’ addiction alle cyber relazioni, cioè una dipendenza da relazione online. La dipendenza patologica è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come

“Quella condizione psichica, e talvolta anche fisica, causata dall'interazione tra una persona e una sostanza tossica. Tale interazione determina un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione” (cit, in Pigatto, 2003).

Quest’ultimo fa riferimento a quei comportamenti messi in atto dall'individuo e mirati alla soddisfazione di un bisogno che è essenzialmente di natura emotiva, piuttosto che all'abuso di una sostanza.
Griffith in uno studio del 97’, affermava che le dipendenze da Internet hanno alcune caratteristiche in comune con le dipendenze da sostanze, tra cui :
Dominanza (salience): l’attività o la droga dominano i pensieri ed il comportamento del soggetto, assumendo un valore primario tra tutti i suoi interessi;
Alterazioni del tono dell’umore: l’inizio dell’attività o l’assunzione della sostanza provoca cambiamenti nel tono dell’umore, il soggetto può esperire un aumento dell’eccitazione o maggiore rilassatezza come diretta conseguenza dell’incontro con l’oggetto della dipendenza;
Tolleranza: bisogno di aumentare progressivamente la quantità di droga o l’attività per ottenere l’effetto desiderato;
Sintomi di astinenza: Malessere psichico e/o fisico che si manifesta quando si interrompe o si riduce il comportamento o l’uso della sostanza;
Conflitto: Conflitti interpersonali tra il soggetto e coloro che gli sono vicini, e conflitti interpersonali interni a sé stesso, a causa del suo comportamento dipendente;
Ricaduta: Tendenza a ricominciare l’attività o l’uso della droga dopo averla interrotta.
Come definito nella letteratura scientifica l’attrazione ai SNSs è ipoteticamente scaturita nella nostra cultura odierna individualista, infatti, questi siti sono basati sull’ egocentrismo. In effetti, l’egocentrismo è correlato alla Internet addiction (Li, L. 2010).
Si suppone quindi che la struttura egocentrica dei SNSs possa facilitare la comparsa di comportamenti dipendenti. Oltre a questo, gli studiosi hanno ipotizzato che i giovani vulnerabili alle tendenze narcisistiche sono particolarmente inclini a impegnarsi con SNSs in modo attivo.
Questo ha implicazioni significative per la pratica clinica, perché a differenza di altre dipendenze, l'obiettivo del trattamento della dipendenza da SNS non può essere una totale astinenza dall'utilizzo di Internet, poiché quest'ultimo è un integrale elemento della cultura professionale e del tempo libero di oggi. Invece l'ultimo obiettivo della terapia è un uso controllato di Internet e le rispettive funzioni, in particolare le applicazioni del social network, e la prevenzione della ricaduta utilizzando strategie sviluppate all'interno di terapie cognitivo-comportamentali.
Un uso più moderato e magari un maggiore buonsenso nell'uso dei siti social, potrebbe soltanto giovare noi e gli altri, magari creando pure meno complicazioni nelle nostre relazioni offline.

Si ringrazia lo psicologo Domenico Giacco per aver contribuito alla parte dell'articolo dedicata alla ricerca delle fonti e all'elaborazione tecnica dello studio.

Fonti:
Li, L. Exploration of adolescents’ Internet addiction. Psychol. Dev. Educ. 2010, 26;
La Barbera, D.; La Paglia, F.; Valsavoia, R. Social network and addiction. Cyberpsychol. Behav.
2009, 12, 628-629.
Griffiths, M. Does Internet and computer addiction exist? Some case study evidence. Paper presented at the 105th annual meeting of the American Psychological Association, August 15, 1997. Chicago, IL.