in foto: Aaron Swartz, Bradely Manning (oggi Chelsea) e Julian Assange

Edward Snowden, Bradley Manning e Julian Assange, cosa hanno in comune questi tre personaggi? Secondo Paul Graham, investigatore nella Silicon Valley, i tratti caratteristici che fano di un individuo qualcuno di dotato per la programmazione sono anche quelli che li spingono a sfidare i rappresentanti della legge e le convenzioni sociali. Questi programmatori, che spesso preferiscono definirsi come hacker, sono maestri nell’arte di esaminare sistemi  complessi per trovare come migliorare il loro funzionamento. Ai loro occhi la società non è altro che un sistema complesso come altri, che necessita di miglioramenti e ciò li spinge spesso a trarre delle conclusioni agli antipodi della saggezza popolare.

È il caso di Jason Trigg, un programmatore di Wall Street giunto alla conclusione che la morale gli impone di fare dono del proprio salario ad opere di carità. Come il caso di Richard Stallman. Negli anni 80, questo programmatore del Massachusetts Institute of Tecnology (MIT), è arrivato alla conclusione che fosse immorale utilizzare e distribuire software di proprietà. Da questa idea nacque il grande movimento dei software liberi, molto attivi oggi, trent’anni dopo.

Informatico, imprenditore e militante, Aaron Swartz giunse alla conclusione che era immorale inglobare il sapere in base dati unicamente accessibili alle Università con i migliori finanziamenti. Il giovane rischiava 30 anni di carcere e si è tolto la vita lo scorso gennaio. Bradley Manning e Edward Snowden sono entrambi giunti alla conclusione che un obbligo morale li obbligava a rendere pubblici documenti che rivelavano i misfatti del loro governo. Julian Assange, quanto a lui, era convinto di dover divulgare al mondo le informazioni del giovane analista informatico Bradley Manning.

Foto: techgnotic.deviantart.comin foto: Foto: techgnotic.deviantart.com

Naturalmente la curiosità degli hackers e la loro tendenza all’anticonformismo possono scontrarsi con i rappresentanti della legge. Ma le imprese possono difficilmente ignorarli, la loro curiosità intellettuale e le loro capacità tecniche li rendono indispensabili. Gli hackers sono generalmente ardenti difensori della libertà civile. Dalle rivelazioni sul NSA, il sito hackers news non parla d’altro, e i suoi internauti sostengono Edward Snowden. “Una società nella quale gli individui possono fare e dire ciò che gli sembra buono è anche una società nella quale si impongono le soluzioni più efficaci”, insiste Paul Graham. In altri termini, se gli hackers sono sostenitori della libertà e perché sono sensibili ai problemi che sorgono quando i loro nemici giurati in cravatta prendono troppo potere.

Per meglio comprendere la dinamica che spinge gli hackers a rivelare informazioni segrete può essere d’aiuto capire la gravità delle informazioni di cui entrano in possesso. Se uomini con questi ideali e con questo coraggio nel perseguire le loro scelte rischiano tutto per garantire una maggiore trasparenza nel dominio della sicurezza nazionale, probabilmente non è una conseguenza. La verità può avere un prezzo altissimo ma conseguenze ottimali per lo sviluppo del miglioramento societario.