in foto: Maria Teresa Trovato Mazza

A più di una settimana da quel terribile giorno poche e frammentarie sono le notizie che trapelano delle reali condizioni della Poliziotta Penitenziaria Maria Teresa Trovato Mazza (detta Sissy) che combatte ancora la sua battaglia fra la vita e la morte, ricoverata da martedì 1 novembre al reparto di rianimazione dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre dove era stata trasportata con un elicottero in seguito al suo rinvenimento in una pozza di sangue all’interno di uno degli ascensori dell’Ospedale Civile di Venezia.

Sissy è stata ritrovata al piano terra non lontana dall’uscita dove la stava attendendo l’unità navale della Polizia Penitenziaria che l’avrebbe riaccompagnata alla Giudecca dove avrebbe continuato il suo servizio. L’ha soccorsa per prima una pediatra poi nell’immediato, viste la evidente gravità delle sue condizioni, sono intervenuti i chirurghi che l’hanno intubata sul posto per stabilizzarla e permettere il suo trasporto a Mestre dove si trova attualmente. Colpita da un proiettile alla testa.

Questi gli unici dati certi sull’accaduto, per il resto solo notizie mai verificate, ipotesi più o meno suffragate da testimonianze o dati oggettivi, un’indagine di cui alcun dato trapela a differenza di molti casi di cronaca che quotidianamente ci vengono raccontati in tutte le loro sfaccettature dai mass media televisivi.

Di Sissy non si parla in tv, non viene fatto alcun plastico, eppure le considerazioni da fare sarebbero tante; una per prima: un’agente di Polizia Penitenziaria in un servizio di controllo sul territorio comandato dall’Autorità Amministrativa da cui dipende non ha fatto più rientro nella sua sede di servizio perché ferita da un colpo di arma da fuoco alla testa e si trova ricoverata in prognosi riservata, a rischio della sua stessa vita.

La stampa si è espressa finora in modo molto discordante e forse ciò è dipeso dalle fonti a cui le diverse testate hanno fatto riferimento. Da un lato alcuni hanno parlato immediatamente di un gesto autosoppressivo da parte della giovane poliziotto la quale, scrivono, stava passando un periodo difficile, di depressione, difficoltà che l’avrebbero oppressa a tal punto da farla optare per un gesto estremo ma non si analizzano con dati oggettivi i motivi che avrebbero potuto costituire uno stato di avvilimento tale da farle scegliere di uscirne nella maniera più estrema. Altra stampa ha invece cavalcato ipotesi di aggressione da parte di terzi che avrebbero teso una vera e propria trappola ai danni di Sissy che, sola in quel momento, si è difesa come ha potuto, con la forza d’animo e la tenacia che le è riconosciuta da tutti, lei, sportiva, grintosa, caparbia avrebbe tentato fino allo stremo di difendersi da un attacco.

La famiglia accorsa al capezzale della figlia non crede all’ipotesi del tentato suicidio, conosce il carattere forte della ragazza e sostiene che Sissy non fosse depressa; voci nell’ambiente penitenziario parlano invece di una situazione diversa, di una ragazza taciturna e si arriva ad ipotizzare una possibile delusione ma su che basi?

Appare chiaro che vi sia la necessità di indagare a 360 gradi sull’accaduto, dai primi istanti; le indagini devono partire dunque da quell’ascensore, dalle tracce rinvenute sul suo corpo, sul posto e nei luoghi immediatamente attigui, ai piani superiori di quel padiglione ospedaliero in prossimità dell’ascensore dove è stata trovata; le testimonianze delle persone che per ultime hanno visto la poliziotta negli istanti precedenti ed il controllo delle telecamere di sorveglianza.

Dati oggettivi che si ritiene le indagini in corso abbiano già raccolto ma di cui nulla è dato sapere. Accanto a questo però è necessario vedere oltre e, per dissipare ogni ragionevole dubbio, indagare sulla vita di Sissy personale e lavorativa, capire le dinamiche che hanno portato proprio lei, sola, ad effettuare quel servizio; verificare se davvero non stesse passando un momento difficile; per risolvere questi ed altri dubbi la famiglia e gli amici chiedono si parli della loro Sissy, vogliono sia fatta luce e che siano ascoltati quanti in grado di riferire anche un piccolo particolare che possa aiutare a capire, a dare loro delle risposte.

É stato creato un gruppo su facebook (Grupo pubblico SISSI… tutti qui per te! | Facebook) per dimostrare la vicinanza alla ragazza ed alla famiglia ricevendo in poche ore un riscontro ed una risposta insperati, infatti più di diecimila persone chiedono sia fatta luce sull’accaduto, e martedì 15 novembre uniranno le loro forze in una fiaccolata per Sissy, per chiedere alle Autorità Giudiziaria ma anche a quelle Amministrative di indagare a tutto tondo.

Da fonti vicine alla ragazza si è appreso che negli ultimi tempi l’agente Maria Teresa Trovato Mazza fosse stato raggiunta da diversi provvedimenti disciplinari e che avesse appena appreso del ritardo nel riconoscimento del grado di agente scelto; forse Sissy soffriva di questo e non ne parlava per pudore, per non deludere le persone a lei vicina? Del resto simili provvedimenti avrebbero causato in chiunque ami il proprio lavoro. In conclusione si evidenzia la assoluta necessità di un’indagine accuratissima delle dinamiche dell’incidente ma anche della realtà della condizione lavorativa che Sissy viveva ogni giorno al carcere della Giudecca.

I mass media televisivi e le maggiori testate giornalistiche nazionali hanno il dovere di informare i cittadini su quanto successo ed avviare, si crede, una loro inchiesta sul fatto. Il Ministero della Giustizia accanto alla Magistratura, verifichi le reali condizioni di lavoro all’interno della realtà del penitenziario veneziano e conduca un’accurata indagine ispettiva per chiarire ogni dubbio. Questo è il minimo che si possa pretendere, a tutela della poliziotta: indagare per capire, nella speranza che, un giorno non lontano, Sissy possa dare la sua versione.