Il cinema è magia. Quando le luci in sala si spengono, si aprono gli occhi su un mondo diverso. Di colpo è come se fossimo proiettati là dentro, in quello schermo dove scorrono le vite dei personaggi, i loro sogni e le loro amarezze, le loro gioie e le loro disillusioni.

Il cinema è la proiezione della nostra fantasia, di quello che avremmo voluto e non è stato, di quello che mai desidereremmo e invece a volte accade. Il cinema è la realtà vissuta da altri noi stessi.

Il cinema è svago, ancora di più quando sei bambino e ragazzino, e la tua incontaminata fantasia ti permette di sognare, immedesimarti, sentirti davvero partecipe di ciò che vedi sulle schermo.

Il cinema è sogno, da sempre. Perchè ha fornito a milioni di spettatori divertimento ed evasione a basso costo, anche nei periodi della storia più oscuri, caratterizzati da guerre, povertà estesa e feroci dittature. Ha diffuso sogni e nuovi stili di vita anche in realtà dove si faticava a soddisfare i bisogni più elementari.

Ha allargato la nostra conoscenza del mondo, della vita e di noi stessi. Ha contribuito alla nostra educazione emotiva e sentimentale, ci ha fatto maturare come individui e come cittadini.

Il cinema ha cambiato la società, da sempre è stato una lente di ingrandimento analizzandone i processi e le fenomenologie più varie. Ne ha colto gli aspetti più nascosti. Ha evidenziato il ruolo sociale di un individuo, le differenze di classe, i vissuti di una città, il rapporto fra povertà e ricchezza, tra Dio e l’uomo.

Il cinema trasforma le nostre città, ne amplia gli orizzonti culturali. Da sette anni, la settima arte, in barba alle presunte crisi del settimo anno, approda e trasforma per una settimana un tranquillo comune della Costiera Sorrentina, Vico Equense. Lo fa invadendo di giovani le strade, proiettando film nella piazza principale, permettendo ai cittadini di incontrare i personaggi che animano le pellicole più amate.

Il Social World Film Festival, che amo seguire come una parentesi felice e intelligente nel mare magnum di appuntamenti che animano la Costiera durante tutto l'anno, si conferma evento vincente per il formidabile mix che lega proiezioni, progetti e contest per i più giovani, l'incontro con gli attori e registi: le loro storie le ascolti nel piccolo teatro cittadino, nel chiostro all'ombra di una bouganville, nella luminosa sala affrescata di un antico castello a ridosso del mare, con il Vesuvio e il Golfo a far da cornice.

Potrebbe risultare demodé pensare, nel 2017, al cinema di Fellini e Monicelli, di Totò e Mastroianni. Eppure per anni i loro volti in bianco e nero hanno campeggiato sulle locandine e brochure ufficiali. Perchè l'animo sociale di questo festival non può prescindere da chi la storia del cinema l'ha fatta davvero.

Poi si cresce, ma senza smettere di sognare. E se a Cannes, nel tempio europeo del cinema mondiale il giovanissimo Direttore Giuseppe Alessio Nuzzo annuncia che sarà il volto di Claudia Cardinale a campeggiare sul manifesto ufficiale della settima edizione, sognando – perchè no – di avere la diva, la cui «bellezza in pari tempo solare e notturna, delicata e incisiva, enigmatica e inquietante» è stata utilizzata e valorizzata dai maggiori autori dell'epoca d'oro del cinema italiano, allora tutto, ma proprio tutto è possibile.

E proprio la Cardinale arriva, con tutta la sua classe e tutta la sua storia, perchè lei il cinema lo ha abbracciato davvero, lavorando con Fellini e Visconti, Zeffirelli e Leone, a fianco di Delon e Totò, Mastroianni e Sordi, Gassman e Vitti. E l'Arena Loren – perchè a Vico Equense per una settimana la toponomastica si adatta al cinema in tutto e per tutto – si stringe attorno all'ultima diva, in un applauso smisurato che lascia l'attrice senza parole, regalando alla città un sorriso che dice tutto dei suoi sentimenti.

E poi su quello stesso red carpet arrivano i ragazzi de I Braccialetti Rossi,  la fiction che ha il merito di difendere la dignità della vita in qualunque modo si presenti – anche se di breve durata o contaminata dalla malattia – e in ogni suo stadio.

“Braccialetti Rossi” è una delle poche serie capaci di gridare in modo convincente quanto bella possa essere la vita, in ogni situazione… E la grinta, il coraggio, la tenacia, la tenerezza, l’unione dei protagonisti possono aiutare coloro che si trovano in condizioni simili alle loro, a dimostrazione che – tv o cinema poco importa – sullo schermo è forte il bisogno di umanità e socialità, di inquadrare il quotidiano, che non è solo fatto di sorrisi e avventure facili.

Il Social World Film Festival umanizza il mondo della produzione cinematografica, con i suoi personaggi e i loro racconti. E per fortuna che esiste Il Social World Film Festival. Perché, oltre ad analizzare la società, e ad esserne legato a doppio filo, funge da vero e proprio specchio della collettività. Sì, guardare un film, attraverso i giovani occhi dei giurati di questo festival, è come specchiarsi: il cinema, sempre, ci dirà anche chi siamo.

(foto tratta dalla pagina fb del SWFF)